Dalle biciclette alle prime Rover
La storia di Rover comincia lontano dalle automobili: nel 1878 John Kemp Starley e William Sutton fondano a Coventry un'azienda di biciclette e tricicli. Nel 1885 Starley mette a punto la Rover Safety Bicycle, considerata da molti storici la capostipite della bicicletta moderna. Dalle due ruote pedalate si passa presto ai motori: prima le motociclette, poi, dal 1904, le prime vetture a marchio Rover.
Il simbolo scelto per il nuovo marchio è un drakkar vichingo, richiamo scherzoso al significato della parola "rover" (vagabondo, viaggiatore per mare). L'emblema, più volte ridisegnato nel corso dei decenni, accompagnerà ogni vettura Rover fino alla chiusura del marchio.
Nel secondo dopoguerra l'azienda costruisce la propria reputazione su berline eleganti e ben costruite come la P4 del 1949 e soprattutto la P6, lanciata nel 1963 e premiata come Auto dell'Anno in Europa nel 1964: struttura a pannelli avvitati su telaio, freni a disco su tutte le ruote e un'attenzione alla sicurezza rara per l'epoca.
L'era British Leyland e il Rover Group
Nel 1967 Rover perde l'indipendenza confluendo nella Leyland Motor Corporation, che l'anno seguente dà vita alla British Leyland. Il marchio resta comunque centrale nella gamma: nel 1970 nasce la Range Rover, mentre nel 1976 debutta la SD1, berlina a due volumi dal disegno ispirato alle gran turismo italiane, che vince il titolo di Auto dell'Anno 1977.
Negli anni Ottanta il nome Rover viene esteso all'intero gruppo (Rover Group) e trainato dall'alleanza industriale con Honda: nascono così la serie 800 del 1986, gemella della Honda Legend, insieme alle medie 200 e 400 e alla piccola Metro, aggiornamento dell'Austin Metro con i nuovi motori K-series.
Il 1994 segna una svolta radicale: British Aerospace cede l'80% del Rover Group a BMW per 800 milioni di sterline. Sotto la guida tedesca arrivano le serie 600, 25 e 45, oltre all'ammiraglia 75, ma la partnership si rivela costosa e nel 2000 BMW smembra il gruppo, cedendo Land Rover a Ford e il resto delle attività al consorzio britannico Phoenix, che dà vita a MG Rover.
Il tramonto: MG Rover e la fine della produzione
La neonata MG Rover eredita lo stabilimento di Longbridge e una gamma composta principalmente dalla 75, ammiraglia lanciata nel 1998 con finiture ricercate e motori dal 1,8 al 2,5 litri, affiancata da modelli più economici come la Streetwise, versione rialzata della 25, e la CityRover, una Tata Indica indiana ribadgeizzata e commercializzata dal 2003.
- La 75 punta su lusso british, legno e pelle, senza però invertire il calo delle vendite del gruppo.
- La CityRover, venduta a un prezzo giudicato eccessivo per la sua origine, delude le aspettative commerciali.
- La Streetwise ottiene risultati migliori ma non basta a risollevare i conti dell'azienda.
Nonostante i tentativi di trovare un partner industriale, tra cui i contatti con la cinese SAIC, MG Rover non riesce a risolvere i propri problemi finanziari. Il 15 aprile 2005 l'azienda dichiara l'amministrazione controllata e ferma la produzione, lasciando a casa oltre 6.000 dipendenti: è la fine di oltre un secolo di storia automobilistica Rover.
Cosa resta oggi del marchio Rover
Dopo il fallimento, gli asset di MG Rover vengono divisi tra più soggetti. La cinese Nanjing Automobile acquista gli impianti e le attrezzature per 53 milioni di sterline, mentre SAIC si aggiudica per 67 milioni di sterline la proprietà intellettuale della 75, che userà come base per il proprio marchio Roewe, nato per il mercato cinese.
Il marchio Rover in senso stretto segue invece un'altra strada: nel 2006 Ford ne acquista i diritti da BMW per circa 6 milioni di sterline, per poi trasferirli nel 2008 a Tata Motors insieme a Jaguar e Land Rover. Oggi il nome Rover è di proprietà di Jaguar Land Rover, che lo mantiene come marchio dormiente: nessuna vettura viene più prodotta con il drakkar vichingo sul cofano, ma l'eredità tecnica e stilistica di Rover resta un capitolo di riferimento nella storia dell'automobile britannica.








