Un'utilitaria nata da un'alleanza anglo-indiana
La CityRover debuttò nell'autunno del 2003 come risposta di MG Rover alla mancanza di un'utilitaria compatta in gamma, ruolo rimasto vacante dopo l'uscita di produzione della Rover Serie 100 nel 1998. Anziché sviluppare un modello interamente nuovo, la casa inglese scelse di stringere un accordo con Tata Motors, riprendendo la piattaforma della Tata Indica e adattandola al gusto e agli standard europei.
Il progetto, identificato internamente con la sigla RD110, previde interventi su paraurti, calandra con lo scudetto Rover, cerchi da 14 pollici e nuove tarature delle sospensioni, oltre a un abbassamento dell'assetto rispetto alla base indiana. La vettura veniva assemblata interamente nello stabilimento Tata di Pune, in India, per poi essere importata ed equipaggiata secondo gli standard richiesti dai mercati europei.
Potenza
85 CV
Motore e meccanica
La CityRover fu proposta con un'unica motorizzazione: un quattro cilindri di origine Peugeot da 1.405 cc, otto valvole, capace di erogare 85 CV e 119 Nm di coppia massima, abbinato a un cambio manuale a cinque rapporti. Le prestazioni dichiarate parlavano di uno 0-100 km/h in poco meno di 12 secondi e una velocità massima di circa 160 km/h.
Rispetto alla Tata Indica di partenza, gli ingegneri britannici intervennero sull'assetto con molle ribassate di circa 20 mm e uno sterzo più diretto, nel tentativo di rendere la guida più vicina agli standard richiesti dal pubblico europeo. Il motore, pur non brillando per raffinatezza, fu generalmente apprezzato per la vivacità di risposta e per la solidità meccanica.
Anni di produzione
2003 - 2005
Allestimenti e dotazioni
La gamma CityRover si articolava su quattro livelli di allestimento, dal più semplice al più ricco: Solo, Sprite, Select e Style.
- Solo: versione di accesso, con dotazioni essenziali.
- Sprite: aggiungeva cerchi in lega, volante e pomello del cambio rivestiti in pelle, fendinebbia anteriori e spoiler posteriore.
- Select: introduceva alzacristalli elettrici anteriori e posteriori e climatizzatore di serie.
- Style: il vertice della gamma, con ABS e airbag passeggero di serie, non sempre presenti sulle versioni inferiori.
Al lancio nel Regno Unito i prezzi partivano da circa 6.495 sterline per la Solo fino a circa 8.895 sterline per la Style, cifre che il mercato giudicò presto poco competitive rispetto alle rivali europee di pari livello.
Un flop commerciale e la fine anticipata
Le vendite della CityRover restarono ben al di sotto delle attese: a fronte di un obiettivo dichiarato di circa 40.000 unità l'anno, la produzione complessiva del modello si fermò a circa 15.000 esemplari in poco meno di due anni di commercializzazione. Il prezzo elevato rispetto alla concorrenza, unito ai giudizi poco lusinghieri della stampa specializzata su qualità percepita e tenuta di strada, compromise fin da subito il successo del progetto.
Nel dicembre 2004 MG Rover tentò di correggere la rotta tagliando i prezzi fino a 900 sterline e introducendo un aggiornamento di gamma con dotazioni riviste per l'anno modello 2005, ma il tentativo arrivò troppo tardi: la produzione si interruppe definitivamente nell'aprile 2005, in coincidenza con il crollo finanziario e l'amministrazione controllata dell'intero gruppo MG Rover. Dell'ultima serie di aggiornamento furono realizzate solo circa 1.200 unità.
La CityRover usata oggi: cosa sapere
Sul mercato dell'usato la CityRover viene generalmente considerata un acquisto interessante solo a prezzi molto contenuti, proprio perché sconta la scarsa reputazione costruita al debutto. Il motore 1.4 di origine Peugeot si è dimostrato nel tempo relativamente robusto e semplice da mantenere, con pochi guasti meccanici di rilievo segnalati dai proprietari.
Le criticità più ricorrenti riguardano invece la qualità delle plastiche interne, un odore chimico dell'abitacolo lamentato da diversi utenti e occasionali malfunzionamenti dell'impianto elettrico. Per chi valuta un esemplare superstite è quindi consigliabile verificare con attenzione lo stato della componentistica elettrica e la regolarità della manutenzione nel corso degli anni, dato anche il numero oggi molto ridotto di unità ancora circolanti.






