Il contesto: dalla Metro alla Serie 100
La Rover 111 nasce all'interno di un'operazione di rilancio più ampia, quella della Serie 100, pensata per allungare la vita commerciale della Metro senza i costi di un modello interamente nuovo. Il pianale resta quello originale del 1980, ma la scocca viene rivista, il frontale ridisegnato e la meccanica sostanzialmente rinnovata. In Italia e negli altri mercati continentali il nome Metro viene abbandonato fin da subito a favore delle sigle numeriche: 111 per la versione 1.1 litri, 114 per la 1.4.
Motore
4 cilindri K-Series, 1119 cc, 60 CV
Motore e meccanica
Il cuore della 111 è il quattro cilindri della famiglia K-Series, un'unità in lega d'alluminio da 1119 cc capace di 60 CV, apprezzata per la fluidità di funzionamento più che per il temperamento sportivo. La trasmissione è un manuale a 5 rapporti sviluppato in collaborazione con PSA. A rendere particolare l'assetto della vettura sono le sospensioni Hydragas, un sistema idropneumatico ereditato dalla Metro ma qui interconnesso tra asse anteriore e posteriore, con l'obiettivo di ridurre il beccheggio e migliorare il comfort su strada.
Anni di produzione
1990-1997
Allestimenti e versioni
- Prima serie (1990-1994): allestimenti C, L, S, SL, oltre alle varianti di gamma superiore GS e GTa riservate alla 114
- Seconda serie (1995-1997): nomenclatura rivista con le sigle i, Si, SLi
- Edizioni speciali a tiratura limitata come Caribbean, Tahiti, Kensington e Ellesse per il mercato italiano
- Versione cabriolet, introdotta nell'estate 1994 e riproposta nel 1995, con capote realizzata dalla American Sunroof Company
Affidabilità e mercato dell'usato
Chi oggi cerca una Rover 111 come auto d'epoca o primo approccio al collezionismo europeo deve mettere in conto due criticità ricorrenti: la corrosione degli archi passaruota posteriori, tipica delle vetture britanniche di questo periodo, e la possibile rottura della guarnizione di testa sui motori K-Series, un difetto piuttosto diffuso su tutta la gamma Rover che monta questo propulsore. A fronte di questo, la meccanica semplice e la buona reperibilità di alcuni ricambi tra gli appassionati rendono la manutenzione ordinaria relativamente accessibile.






