Le origini: la risposta di Chrysler al duopolio Ford-Chevrolet
Quando Walter Chrysler lancia Plymouth nel 1928, il mercato americano delle vetture economiche è saldamente in mano a Ford e Chevrolet. La nuova marca del gruppo Chrysler entra in scena con la Model Q, proposta inizialmente con il doppio nome Chrysler-Plymouth, che viene abbandonato già l'anno successivo con l'arrivo della Model U.
Il vantaggio competitivo di Plymouth non è il prezzo più basso in assoluto, ma la ricchezza di contenuti tecnici: tra questi spiccano i freni idraulici a espansione interna, non ancora disponibili sulle concorrenti dirette. Nel 1931 arriva un'altra innovazione distintiva, il sistema di ancoraggio elastico del motore noto come Floating Power, pensato per ridurre vibrazioni e rumorosità a bordo.
Gli anni d'oro delle muscle car
Tra gli anni '60 e i primi anni '70, Plymouth vive la sua stagione più spettacolare grazie a una generazione di vetture sportive diventate leggendarie. Nel 1964, appena due settimane prima del debutto della Ford Mustang, arriva la Barracuda, una delle prime pony car della storia dell'automobile americana, costruita sulla piattaforma della compatta Valiant.
- La Road Runner, lanciata nel 1968, porta in strada una filosofia "no frills": tanta potenza, pochi fronzoli, prezzo contenuto.
- La GTX rappresenta invece l'anima più raffinata delle muscle car Plymouth, con motori big-block ad alte prestazioni.
- La Superbird del 1970, con l'inconfondibile muso allungato e l'alettone posteriore, nasce per dominare le corse NASCAR e resta oggi uno dei modelli più ricercati dai collezionisti.
Questo periodo consolida l'immagine di Plymouth come marchio capace di offrire prestazioni da vera sportiva a un pubblico più ampio rispetto ai marchi premium.
Il declino, l'alleanza con Dodge e la rinascita con i minivan
A partire dagli anni '60 inoltrati, Plymouth inizia a perdere terreno nei confronti della concorrenza. Il marchio riesce comunque a restare rilevante grazie a una stretta collaborazione con Dodge, che nella prima metà degli anni '70 permette a Plymouth di riconquistare il terzo posto nel mercato americano, trainato soprattutto dal successo di modelli compatti come Valiant e Duster.
Un nuovo capitolo importante si apre nel 1984 con il lancio del Voyager, protagonista insieme al gemello Dodge Caravan della nascita del segmento dei minivan moderni. Il Voyager diventa uno dei modelli di maggior successo commerciale nella storia recente del marchio, restando in produzione fino alla fine degli anni '90.
Gli ultimi anni e la chiusura del marchio
Negli anni '90 Plymouth prova a rilanciarsi con prodotti mirati a un pubblico più giovane: la compatta Neon, apprezzata per il rapporto qualità-prezzo, e la roadster Prowler, dal design retrò ispirato agli hot rod, ne sono gli esempi più rappresentativi.
La sovrapposizione crescente con la gamma Dodge e Chrysler, però, aveva ormai eroso l'identità distintiva del marchio. Con la nascita di DaimlerChrysler nel 1998, la nuova dirigenza decide di razionalizzare i marchi del gruppo: alla fine del 1999 viene annunciata la dismissione di Plymouth, che si concretizza il 28 giugno 2001 con l'uscita dalle linee di montaggio di Belvidere, Illinois, dell'ultima Neon a marchio Plymouth.

