Tre generazioni, tre filosofie diverse
La storia della Gran Fury si può leggere come una progressiva riduzione di dimensioni, imposta dai cambiamenti del mercato americano tra gli anni Settanta e Ottanta.
- Prima generazione (1975-1977): costruita sulla piattaforma C-body, è la più grande delle tre, con carrozzerie berlina, coupé, hardtop e station wagon.
- Seconda generazione (1979-1981): passa alla piattaforma R-body, ridimensionata, ed è offerta solo come berlina quattro porte, pensata soprattutto per gli ordini di flotte, taxi e polizia.
- Terza generazione (1981-1988): adotta la piattaforma M-body, condivisa con la Dodge Diplomat e la Chrysler Fifth Avenue, con dimensioni ulteriormente ridotte e un impianto meccanico più moderno ma comunque tradizionale.
Motori
Sei cilindri in linea 3.7 litri e V8 da 5.2 a 7.2 litri
Motori: dal V8 di punta al sei cilindri per i consumi
Nella prima generazione la gamma motori spaziava dal V8 318 fino ai grandi V8 400 e 440, questi ultimi pensati per chi cercava più potenza a scapito dei consumi. Con il passaggio alla piattaforma R-body arriva anche un sei cilindri in linea da 3.7 litri, proposto come alternativa più parsimoniosa ai V8 da 5.2 e 5.9 litri. Nella terza generazione, la gamma si semplifica ulteriormente attorno al sei cilindri 3.7 litri e al V8 318 da 5.2 litri, quest'ultimo disponibile anche in versione più potente per gli allestimenti destinati alla polizia.
Anni di produzione
1975-1977, 1979-1981, 1981-1988
La vocazione da auto di servizio
Se oggi la Gran Fury è ricordata soprattutto dagli appassionati di auto d'epoca americane, il suo successo commerciale reale si è costruito lontano dai concessionari privati: taxi, enti pubblici e soprattutto dipartimenti di polizia negli Stati Uniti la scelsero in grande numero, in particolare nella versione M-body degli anni '80. Il pacchetto polizia, allestito insieme al gemello Dodge Diplomat, poteva contare su un V8 318 apprezzato per la sua affidabilità e, fino al 1984, sull'opzione del più potente V8 360 per i compiti di inseguimento.
Il declino e la fine della produzione
Con l'avanzare degli anni Ottanta, l'impostazione meccanica della Gran Fury, ancora legata al carburatore e alla trazione posteriore, iniziò a mostrare il peso degli anni rispetto alle nuove generazioni di berline a trazione anteriore. La produzione terminò nel dicembre 1988, chiudendo un capitolo importante: la Gran Fury fu infatti l'ultima vettura Plymouth con motore V8 e trazione posteriore, un'impostazione che il marchio avrebbe rivisto solo anni dopo con la Prowler.
