Un muso pensato per la pista
Il tratto più riconoscibile della Superbird è il muso a cono, allungato di circa 48 cm rispetto alla Road Runner da cui deriva, con fari anteriori a scomparsa integrati nella carrozzeria. A completare il pacchetto aerodinamico c'è l'alettone posteriore molto rialzato, montato su due sostegni verticali, insieme a prese d'aria funzionali sui parafanghi anteriori pensate per ridurre le turbolenze attorno alle ruote. Si trattò di una delle prime vetture di serie sviluppate anche grazie a test in galleria del vento, un approccio all'epoca ancora poco diffuso nell'industria americana.
- Muso a cono con fari a scomparsa
- Alettone posteriore maggiorato
- Prese d'aria funzionali sui parafanghi anteriori
- Lunotto posteriore ridisegnato
Motorizzazione top
426 Hemi V8 7.0 litri, 425 CV
I motori disponibili
La gamma motori della Superbird comprendeva tre opzioni V8. Al vertice si trovava lo storico 426 Hemi da 7,0 litri, capace di 425 CV a 5.000 giri e 490 lb-ft di coppia a 4.000 giri, montato però solo su 135 esemplari per via del costo elevato dell'opzione. La maggior parte delle vetture uscite di fabbrica montava invece il più diffuso 440 Super Commando, disponibile nella versione Six Barrel da 390 CV con tre carburatori doppio corpo oppure in configurazione singola da 375 CV. Il cambio poteva essere un manuale a 4 rapporti oppure un automatico Torqueflite a 3 marce.
Anno di produzione
1970 (unico anno)
Il legame con la NASCAR e Richard Petty
La Superbird nacque per correre, non solo per essere venduta. Nella stagione NASCAR 1970 Richard Petty, tornato a guidare per Plymouth, ottenne diciotto vittorie al volante della vettura, contribuendo a consolidarne la fama sportiva. Proprio il legame indissolubile con le corse ne decretò però anche la fine: dal 1971 la federazione introdusse nuove regole che penalizzavano pesantemente le vetture aerodinamiche come la Superbird, imponendo limiti di cilindrata più severi o zavorre aggiuntive che ne compromettevano la competitività, rendendole di fatto fuori mercato.
Dal flop commerciale al mito del collezionismo
Al momento del lancio il design estremo della Superbird non convinse il grande pubblico: molti esemplari rimasero invenduti a lungo nei concessionari, tanto che alcuni furono riconvertiti in configurazione meno vistosa pur di trovare acquirenti. Il giudizio della storia è stato però ribaltato dal mercato del collezionismo: oggi la Superbird è una delle muscle car americane più ricercate, con quotazioni che secondo le fonti specializzate raggiungono regolarmente cifre comprese tra 200.000 e 450.000 dollari, in base a motorizzazione, allestimento e stato di conservazione.
