Un'idea semplice: tanta potenza, pochi fronzoli
Il concetto alla base della Road Runner era tanto semplice quanto efficace: prendere la struttura della Belvedere nel suo allestimento più economico e infilarci sotto il cofano i motori più muscolosi disponibili nel catalogo Chrysler. Niente cromature superflue, niente optional costosi di serie: solo un abitacolo essenziale e una meccanica pensata per il quarto di miglio.
- Motore di base: V8 383 cu in (6,3 litri) da 335 CV
- Motore intermedio: V8 440 cu in (7,2 litri) da 390 CV nella versione Six Barrel, disponibile dal 1969
- Motore top di gamma: V8 426 Hemi (7,0 litri) da 425 CV, proposto come opzione a pagamento
Il listino di lancio del 1968 partiva da 3.034 dollari, una cifra che permetteva a un pubblico molto più ampio rispetto ai concorrenti diretti, come la Pontiac GTO, di accedere a un'auto dalle prestazioni elevate.
Motore di lancio
V8 383 cu in (6,3 litri), 335 CV
Le generazioni della Road Runner
Nel corso della sua storia la Road Runner ha attraversato tre generazioni principali, riflettendo i cambiamenti del mercato e delle normative statunitensi.
- Prima generazione (1968-1970): debutto come coupé a montanti fissi, poi hardtop; dal 1969 arriva anche la versione cabriolet e il sistema di aspirazione forzata Air Grabber; nel 1970 restyling di muso e coda.
- Seconda generazione (1971-1975): linea più tondeggiante in stile fuselage, cancellazione della cabriolet e progressiva riduzione delle prestazioni per adeguarsi alle nuove normative sulle emissioni.
- Terza fase (1976-1980): il nome Road Runner sopravvive solo come pacchetto estetico sulla compatta Plymouth Volaré, perdendo ogni velleità da vera muscle car fino alla cancellazione definitiva nel 1980.
Motore top di gamma
V8 426 Hemi (7,0 litri), 425 CV
Il clacson beep beep e il legame con il cartone animato
Uno degli elementi più celebri della Road Runner non riguarda la meccanica, ma il marketing. Plymouth versò 50.000 dollari alla Warner Bros per utilizzare nome e immagine del personaggio dei cartoni animati Road Runner, investendo ulteriori fondi per sviluppare un clacson che riproducesse fedelmente il celebre verso "beep beep". Questo dettaglio, insieme al logo dell'uccellino stampato su portiere e volante, contribuì a rendere l'auto immediatamente riconoscibile e a costruirne un'identità distintiva rispetto alle rivali.
Anni di produzione
1968-1980
La Superbird e il declino negli anni Settanta
Il capitolo più estremo della storia della Road Runner porta il nome di Superbird: costruita nel solo 1970 in circa 1.935 esemplari, nacque per l'omologazione nelle competizioni NASCAR e per riportare il pilota Richard Petty sotto le insegne Plymouth. Riconoscibile per il lungo muso aerodinamico, che allungava la vettura di 19 pollici, e per l'alettone posteriore montato su supporti verticali, la Superbird poteva contare sullo stesso ventaglio di motori della Road Runner, incluso il 426 Hemi capace di 0-100 km/h in circa 5,5 secondi.
Dal 1971 in poi, però, l'inasprimento delle normative sulle emissioni e l'aumento dei costi assicurativi per le auto ad alte prestazioni misero in crisi l'intero segmento delle muscle car. I rapporti di compressione furono abbassati, le potenze dichiarate calarono progressivamente e le vendite si ridussero di conseguenza, fino ad arrivare a circa 7.183 unità nel 1975, ultimo anno della Road Runner come modello indipendente su base B-body.
