Dalle biciclette alle prime vetture
Prima di diventare un nome leggendario nel mondo dei motori, Triumph nasce come piccola realtà dedicata all'importazione e poi alla produzione di biciclette a Coventry, cuore pulsante dell'industria britannica dei trasporti. Da qui il passaggio alle motociclette fu naturale, e pose le basi tecniche e industriali per l'ingresso nel settore automobilistico.
La prima vettura risale al 1923, ma è con la Super 7 del 1927 che il marchio conquista un vero successo commerciale, tale da rendere possibile nel 1930 la nascita di una divisione automobilistica indipendente: la Triumph Motor Company.
Il mito delle TR: la stirpe delle roadster inglesi
Dal 1953 la sigla TR diventa sinonimo di roadster inglese. TR2 e TR3 costruiscono la reputazione sportiva del marchio, introducendo tra le prime vetture di serie i freni a disco anteriori. Con la TR4 del 1961 arriva una carrozzeria firmata da Giovanni Michelotti, mentre la TR4A del 1965 introduce le sospensioni posteriori indipendenti.
Dal 1967 la gamma adotta il sei cilindri da 2,5 litri, con la TR5 a iniezione Lucas per i mercati europei e la TR250 destinata agli Stati Uniti, principale sbocco commerciale della famiglia. L'ultima generazione, TR7 e TR8, abbandona il telaio separato per una scocca portante, chiudendo nel 1981 un percorso durato quasi trent'anni.
- TR2/TR3: le prime roadster, con freni a disco di serie
- TR4/TR4A: nuova linea Michelotti e sospensioni indipendenti
- TR5/TR6/TR250: il salto al motore sei cilindri
- TR7/TR8: scocca portante e motore Rover V8 sulla TR8
Herald, Spitfire, GT6 e Stag: il tocco di Michelotti
Buona parte dell'identità stilistica Triumph porta la firma di Giovanni Michelotti. La Herald del 1959 introduce un telaio separato con pannelli imbullonati, che permette di ricavare berlina, coupé, cabriolet e persino una piccola station wagon dalla stessa base meccanica, oltre a un raggio di sterzata tra i più stretti dell'epoca.
Dalla Herald derivano la Spitfire, spider compatta diventata una delle Triumph più vendute, e la GT6, sua versione coupé con motore sei cilindri. Nel 1970 arriva la Stag, gran turismo due più due con motore V8 pensata per competere con le berline sportive continentali, seguita due anni dopo dalla berlina Dolomite, che nella variante Sprint introduce una testata a quattro valvole per cilindro tra le prime al mondo su un'auto di serie.
Il declino e la fine del marchio
Gli anni Sessanta portano profondi cambiamenti societari: nel 1960 Standard-Triumph viene rilevata da Leyland Motors, confluita nel 1968 nel colosso British Leyland insieme ad Austin e Morris. Le difficoltà industriali e finanziarie del gruppo negli anni Settanta si riflettono anche sulla gamma Triumph, sempre più stretta tra la concorrenza interna e quella straniera.
L'ultima vettura a portare il nome è la Acclaim, berlina prodotta dal 1981 in accordo con Honda sulla base della Ballade giapponese. Nell'estate del 1984 la produzione si ferma e il marchio viene ritirato, sostituito dalla Rover 200. Da allora Triumph resta inattivo nel settore auto: i diritti sul nome sono passati a Rover Group e, dal 1994, a BMW.







