Il progetto: una sportiva low-cost per sfidare la MG
Per contenere i costi di sviluppo, gli ingegneri Standard-Triumph assemblarono il prototipo attingendo al parco componenti già esistente in azienda, secondo una logica che oggi definiremmo di piattaforma condivisa.
- Motore da 1.991 cc derivato, con cilindrata ridotta tramite speciali camicie umide, da quello della berlina Standard Vanguard
- Sospensioni riprese dalla Triumph Mayflower
- Telaio accorciato ricavato dalla Standard Eight, a sua volta erede della pre-bellica Standard Flying Nine
La carrozzeria aperta a due posti fu disegnata per poter essere prodotta senza lavorazioni di lamiera complesse, con l'obiettivo dichiarato di offrire la vettura a un prezzo di listino molto competitivo per l'epoca.
Motore
4 cilindri Standard a canne umide, 1.991 cc
Il debutto al Salone di Londra e il giudizio impietoso di Ken Richardson
Il prototipo, siglato internamente 20TS, fu presentato nell'ottobre 1952 al Salone dell'Automobile di Londra, negli spazi di Earls Court. L'accoglienza del pubblico e della stampa fu tiepida: si criticarono soprattutto l'abitacolo troppo stretto e la quasi totale assenza di spazio per i bagagli.
A gettare un'ombra ancora più pesante sul progetto fu però il giudizio del collaudatore Ken Richardson, ingegnere di sviluppo della BRM chiamato in causa direttamente dal presidente Standard-Triumph Sir John Black. Richardson bocciò senza appello la vettura, definendola in sostanza pericolosa da guidare: tenuta di strada inaffidabile e una velocità massima di appena 129 km/h, lontana dai 145 km/h che Black si era prefissato come obiettivo.
Potenza
75 CV a 4.500 giri/min
Dalla 20TS alla TR2: la rinascita di un progetto quasi abbandonato
Invece di archiviare il progetto, John Black chiese allo stesso Richardson di collaborare alla sua revisione. Il lavoro di un anno portò a modifiche sostanziali: messa a punto del motore, freni maggiorati, geometria delle sospensioni anteriori rivista e telaio irrigidito per migliorare la rigidità torsionale, oltre a una carrozzeria allargata e allungata per guadagnare spazio interno e nel bagagliaio.
Il risultato, presentato al Salone di Ginevra del marzo 1953, fu la Triumph TR2: proprio a partire da questo lancio, il vecchio prototipo 20TS iniziò a essere chiamato informalmente TR1, come per indicare il capostipite non ufficiale di una dinastia che si sarebbe rivelata un grande successo, specialmente sul mercato nordamericano.
Velocità massima
129 km/h
Perché la TR1 non è mai stata un'auto vera e propria
È importante chiarire un equivoco diffuso tra gli appassionati: la sigla TR1 non comparve mai su un libretto di circolazione né su un depliant commerciale dell'epoca. Si tratta di un nome attribuito a posteriori, per pura comodità di classificazione, all'unico esemplare della 20TS costruito.
Non essendo mai entrata in produzione, della TR1 non esistono varianti, motorizzazioni alternative o serie speciali: la sua unica eredità concreta è aver dimostrato, con i suoi stessi difetti, cosa non funzionava e cosa andava corretto per dare vita a un roadster davvero vendibile.


