Un design radicale per una nuova generazione di TR
La linea della TR7 nasce dalla matita di Harris Mann, designer già noto in casa British Leyland, che disegna una carrozzeria a cuneo con una marcata linea di cintura che sale dal posteriore fino al cofano, fari a scomparsa e una coda tronca molto diversa dalle forme morbide delle TR precedenti. Lo slogan usato per il lancio, "the shape of things to come", racconta bene l'ambizione di presentare la TR7 come un'auto proiettata nel futuro.
Anche gli interni abbandonano le finiture in legno tipiche delle Triumph sportive precedenti, a favore di plastiche e componenti più in linea con la produzione di grande serie del gruppo British Leyland. Si tratta di un design che al debutto divide il pubblico: alcuni lo trovano audace e originale, altri lo giudicano poco armonioso rispetto alla tradizione del marchio.
Motore
4 cilindri 2.0 litri; V8 Rover 3.5 litri sulla TR8
Motori: dal quattro cilindri al V8 della TR8
La TR7 monta di serie un quattro cilindri in linea da 2.0 litri, capace di circa 105 CV in Europa (la potenza scende negli Stati Uniti per adeguarsi alle normative sulle emissioni), abbinato a un cambio manuale a 4 marce; dal 1976 si aggiungono in gamma una quinta marcia opzionale e un cambio automatico a 3 rapporti.
Per dare più carattere alla gamma arriva la TR8, equipaggiata con il V8 Rover da 3,5 litri e circa 135 CV, abbinato a un cambio manuale a 5 marce. Pensata soprattutto per il mercato statunitense e per l'impiego sportivo, la TR8 viene prodotta in numeri molto più contenuti rispetto alla TR7 di base.
Potenza massima
105 CV (TR7); 135 CV (TR8 V8)
Dalla coupé alla spider
Al debutto la TR7 viene proposta solo come coupé a tetto fisso: la scelta iniziale nasce anche dal timore, poi rivelatosi infondato, che negli Stati Uniti sarebbero state introdotte normative tali da rendere impossibile la vendita di cabriolet. Superato quel timore, nel 1979 arriva negli USA la versione convertibile, seguita a inizio 1980 dal lancio anche sul mercato europeo, che restituisce alla gamma TR l'anima scoperta che aveva sempre contraddistinto il modello fin dalla TR2 del 1953.
Anni di produzione
1974/1975 - 1981
Una produzione travagliata tra tre stabilimenti
La storia industriale della TR7 è segnata da forti difficoltà. La produzione parte nello stabilimento di Speke, vicino Liverpool, dove tensioni sindacali, scioperi frequenti e un controllo qualità non sempre adeguato compromettono la reputazione dei primi esemplari. Dopo la chiusura di Speke, la produzione si sposta a Canley, a Coventry, dove vengono introdotti oltre duecento miglioramenti tecnici e costruttivi, per poi trasferirsi infine a Solihull nel 1980.
Il miglioramento qualitativo ottenuto negli ultimi anni di produzione arriva però troppo tardi per cambiare la percezione del pubblico, già condizionata dai problemi dei primi esemplari. A pesare sulle vendite contribuisce anche una sterlina forte verso la fine del decennio, che rende la TR7 meno competitiva sui mercati di esportazione, primo fra tutti quello statunitense.
L'impiego sportivo nei rally
Nonostante le difficoltà commerciali, la TR7 si ritaglia un ruolo nell'attività rallystica di fine anni Settanta, prima con il motore sperimentale a 16 valvole derivato dalla Dolomite Sprint e poi, soprattutto, nella variante V8 TR7/TR8. Il pilota britannico Tony Pond ottiene risultati di rilievo in Europa, mentre negli Stati Uniti John Buffum domina il campionato SCCA PRO Rally per più stagioni consecutive al volante della TR7 V8. La TR8 coglie inoltre vittorie di classe al Rally di Ypres.


