Scheda modello

Triumph TR2

La Triumph TR2 è la roadster due posti che nel 1953 rilanciò il marchio inglese sul mercato sportivo internazionale, unendo un motore robusto da 2 litri a un prezzo accessibile e prestazioni da vera sportiva.

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Perché sì

  • Motore 2.0 litri robusto e semplice, facile da mantenere e riparare ancora oggi
  • Prestazioni brillanti per l'epoca, con velocità massima superiore ai 170 km/h a un prezzo accessibile
  • Solido palmares sportivo, con partecipazioni a Mille Miglia, Le Mans e ai principali rally europei
  • Rete internazionale di ricambisti specializzati che rende la manutenzione tutt'altro che proibitiva
  • Guida coinvolgente grazie al peso contenuto e all'assetto reattivo, specie nelle prime versioni 'long door'

Da valutare

  • Freni a tamburo che richiedono regolazioni frequenti e attenzione nella manutenzione
  • Sospensioni a balestra posteriori soggette a usura sugli esemplari non restaurati
  • Le differenze costruttive tra le versioni 'long door' e 'short door' richiedono attenzione nella verifica dell'autenticità in fase d'acquisto
  • Protezione dagli agenti atmosferici limitata, tipica delle roadster spartane degli anni Cinquanta
  • Carrozzeria e sottoscocca da ispezionare con cura per la corrosione, vista l'età dei pochi esemplari sopravvissuti

In sintesi

Segmento
Roadster sportiva due posti
Anni di produzione
1953-1955
Unità prodotte
Circa 8.636
Motore
4 cilindri in linea, 1.991 cc, doppio carburatore SU
Potenza
90 CV
Cambio
Manuale a 4 marce, overdrive opzionale
Trazione
Posteriore
Velocità massima
Circa 172 km/h
Peso
953 kg
Successore
Triumph TR3 (1955)

Alla fine degli anni Quaranta la gamma sportiva Triumph si era fatta obsoleta e la dirigenza, guidata da Sir John Black, cercava un modello capace di competere con le rivali MG sul mercato interno e, soprattutto, su quello nordamericano. Il primo tentativo, il prototipo 20TS presentato al salone di Londra del 1952, si rivelò però tutt'altro che pronto: il collaudatore Ken Richardson lo giudicò poco sicuro alle alte velocità, spingendo Triumph a rimetterci mano in tempi strettissimi. Nacque così la TR2, presentata nel 1953 con un telaio più rigido, una carrozzeria allungata e una meccanica rivista, capace di conquistare subito pubblico e critica per il rapporto tra prestazioni, aspetto e prezzo.

Il motore e la meccanica

Cuore della TR2 è un quattro cilindri in linea di 1.991 cm³ derivato dal propulsore della berlina Vanguard, con cilindri a camicia bagnata e alimentazione affidata a due carburatori SU tipo H4. Nella configurazione sportiva l'unità arriva a erogare 90 CV, sufficienti per garantire alla vettura prestazioni all'epoca sorprendenti in rapporto al prezzo di listino.

  • Cambio manuale a quattro marce, con overdrive elettrico disponibile come optional
  • Telaio separato a longheroni, di impostazione semplice e robusta
  • Sospensione anteriore indipendente a molle elicoidali, retrotreno ad assale rigido su balestre
  • Freni a tamburo Lockheed su tutte e quattro le ruote

Il risultato è un'auto leggera, agile e diretta nella risposta, qualità che le valsero il titolo, riconosciuto all'epoca dalla stampa specializzata, di vettura britannica più economica capace di superare le 100 miglia orarie.

Motore

4 cilindri in linea, 1.991 cc, doppio carburatore SU

Il record di Jabbeke e il lancio

Prima ancora di arrivare nelle concessionarie, la TR2 si guadagnò una pubblicità enorme grazie a un episodio avvenuto nel maggio 1953 sul rettilineo autostradale di Jabbeke, in Belgio: una versione carenata della vettura toccò circa 124,9 miglia orarie, un riferimento di rilievo per un'auto di due litri destinata alla produzione di serie. L'exploit contribuì in modo decisivo al rilancio dell'immagine sportiva del marchio, dando slancio commerciale a un modello che di lì a poco sarebbe diventato il capostipite dell'intera dinastia TR, proseguita fino alla TR6 e oltre.

Potenza

90 CV

Le versioni 'long door' e 'short door'

Nel corso della breve carriera produttiva la TR2 conobbe un'evoluzione tecnica non irrilevante per i collezionisti. I primi circa 4.000 esemplari, costruiti fino all'autunno del 1954, montavano portiere 'lunghe', prive di soglia sottostante e disegnate fino al bordo inferiore della fiancata: una soluzione elegante ma poco pratica, perché sui marciapiedi più alti, frequenti soprattutto nel mercato statunitense a cui la vettura era in buona parte destinata, la portiera non poteva aprirsi completamente. Triumph corse ai ripari introducendo le portiere 'corte', più alte rispetto al bordo inferiore e abbinate a soglie strutturali rinforzate, soluzione poi mantenuta anche sulla successiva TR3.

Velocità massima

Circa 172 km/h

Il palmares sportivo

La TR2 non fu soltanto un'auto stradale di successo, ma anche una protagonista delle competizioni della metà degli anni Cinquanta. Prese parte, tra le altre, a Mille Miglia, Alpine Rally, Rally di Monte Carlo, RAC Rally e Ulster TT, raccogliendo piazzamenti e premi di categoria che ne consolidarono la reputazione di sportiva autentica e non solo di immagine. Nel 1955 tre esemplari furono inoltre schierati alla 24 Ore di Le Mans, chiudendo la gara rispettivamente al 14°, 15° e 19° posto assoluto, un risultato che testimonia la solidità meccanica della base di partenza.

Anni di produzione

1953-1955

La TR2 oggi: mercato e collezionismo

Settant'anni dopo il debutto, la Triumph TR2 resta uno dei classici inglesi più abbordabili tra le roadster con un vero pedigree corsaiolo. La semplicità costruttiva e l'ampia disponibilità di ricambi, sostenuta da un circuito internazionale di specialisti e club di marca, ne facilitano il restauro e la manutenzione anche a distanza di decenni. Per chi valuta un acquisto, i punti da verificare con attenzione restano lo stato della carrozzeria e del sottoscocca, l'autenticità della variante 'long door' o 'short door' dichiarata dal venditore e le condizioni dell'impianto frenante e delle sospensioni, spesso il primo indicatore della cura ricevuta dall'auto nel tempo.

Le generazioni della TR2

2anni di storia

1953—19541 anno

TR2 'Long Door'

Prima serie, riconoscibile dalle portiere prive di soglia disegnate fino al bordo inferiore della fiancata; circa 4.000 esemplari costruiti fino all'autunno 1954, i più leggeri e agili della gamma.

1954—19551 anno

TR2 'Short Door'

Serie successiva con portiere più alte e soglie strutturali rinforzate, introdotta per risolvere i problemi di apertura sui marciapiedi alti riscontrati soprattutto nel mercato americano.

1954—19551 anno

TR2 Francorchamps Coupé

Rara variante coupé realizzata dalla belga Impéria Automobiles su base TR2, con tetto in Perspex trasparente e finestrini a comando elettrico; ne furono costruiti soltanto 22 esemplari.

Domande frequenti sulla TR2

Quanti esemplari di Triumph TR2 furono prodotti?

Tra il 1953 e il 1955 furono costruiti circa 8.636 esemplari a Coventry, prima che la produzione lasciasse spazio alla Triumph TR3.

Qual è la differenza tra le TR2 'long door' e 'short door'?

Le prime circa 4.000 TR2, prodotte fino all'autunno 1954, avevano portiere lunghe senza soglia sottostante; le versioni successive adottarono portiere più corte e soglie rinforzate per risolvere i problemi di apertura sui marciapiedi alti, frequenti nel mercato statunitense.

Che prestazioni aveva la Triumph TR2?

Con il motore 1.991 cc da 90 CV la TR2 raggiungeva una velocità massima di circa 172 km/h e scattava da 0 a 60 miglia orarie in circa 12 secondi con il cambio dotato di overdrive, risultando la vettura britannica più economica capace di superare i 100 mph.

La Triumph TR2 ha corso in competizioni ufficiali?

Sì: prese parte a Mille Miglia, Alpine Rally, Rally di Monte Carlo, RAC Rally e Ulster TT, e nel 1955 tre esemplari furono schierati alla 24 Ore di Le Mans, classificandosi al 14°, 15° e 19° posto assoluto.

La Triumph TR2 è facile da mantenere oggi?

La meccanica semplice e robusta e la disponibilità di ricambi attraverso club e specialisti internazionali rendono la TR2 relativamente gestibile per un'auto di oltre settant'anni, a patto di controllare con cura carrozzeria, sottoscocca, freni a tamburo e sospensioni a balestra.

Fonti

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