Dalle carrozzerie di West Bromwich alla nascita di Jensen Motors
L'attività che diede origine a Jensen nacque come impresa di carrozzeria, la W J Smith & Sons, rilevata nel 1934 dai fratelli Alan e Richard Jensen, che le imposero il proprio nome. Prima di produrre vetture proprie, l'azienda realizzò carrozzerie speciali per marchi come Austin e Wolseley, guadagnandosi visibilità anche grazie a una vettura su base Ford V8 costruita per l'attore Clark Gable.
Dopo la Seconda guerra mondiale la produzione di automobili riprese con il modello PW e con la prima Interceptor, in vendita tra il 1950 e il 1957. Il vero salto tecnico arrivò nel 1955 con la 541, una granturismo che adottava una carrozzeria in fibra di vetro, materiale allora rivoluzionario per un'auto di serie. Il percorso proseguì nel 1962 con la C-V8, ancora in fibra di vetro ma spinta da un possente V8 Chrysler, prodotta fino al 1966 in circa 500 esemplari.
Interceptor e FF: l'epoca d'oro delle gran turismo anglo-italo-americane
Nel 1966 debuttò la vettura più celebre del marchio, la nuova Interceptor: la carrozzeria fu disegnata dalla Carrozzeria Touring di Milano e le prime scocche furono realizzate in Italia da Vignale, prima che Jensen ne internalizzasse la produzione a West Bromwich. Il motore era sempre un V8 Chrysler, prima da 6,3 litri e poi, dal 1971, da 7,2 litri. Nella sua carriera, durata fino al 1976, l'Interceptor fu proposta nelle serie Mark I, Mark II e Mark III, oltre alle varianti convertibile e coupé introdotte a metà degli anni Settanta e alla rara SP con motore maggiorato "six pack", la più potente mai realizzata dal marchio.
- Circa 6.400 esemplari di Interceptor costruiti complessivamente tra il 1966 e il 1976
- Design della carrozzeria firmato dalla Carrozzeria Touring Superleggera
- Motori V8 Chrysler da 6,3 e 7,2 litri
Sulla stessa base tecnica nacque nel 1966 la Jensen FF, sigla che sta per Ferguson Formula: fu una delle prime vetture di serie al mondo dotata di trazione integrale permanente, abbinata al sistema antibloccaggio meccanico Dunlop Maxaret, altra assoluta novità per un'auto stradale. Ne furono prodotti circa 320 esemplari fino al 1971.
Jensen-Healey e GT: la parentesi sportiva con Donald Healey
All'inizio degli anni Settanta, con l'ingresso dell'imprenditore Kjell Qvale come azionista di maggioranza e la nomina di Donald Healey alla presidenza, Jensen affiancò alle sue granturismo un modello più piccolo e sportivo: la Jensen-Healey, una roadster a due posti mossa dal moderno motore Lotus 907 a doppio albero a camme. La Mark I fu prodotta dal 1972 al 1973, seguita dalla Mark II fino al 1975, per un totale di oltre 10.000 esemplari tra le due serie.
Nel 1975 arrivò anche la variante GT, una versione a due volumi con portellone posteriore, prodotta in circa 500 unità nell'ultimo anno di vita dell'azienda. La crisi petrolifera del 1973 e le difficoltà commerciali della gamma sportiva contribuirono al tracollo finanziario che portò Jensen Motors alla chiusura nel 1976.
Rinascite e futuro: da S-V8 a Interceptor GTX
Dopo la chiusura del 1976, il marchio sopravvisse per anni solo attraverso attività di ricambi e assistenza. Un primo tentativo di rilancio industriale arrivò nel 1998 a Liverpool, con un nuovo stabilimento a Speke e il modello S-V8, una roadster venduta a circa 40.000 sterline: le difficoltà produttive limitarono l'operazione a poche decine di esemplari e l'attività cessò definitivamente nel 2002, con la società dissolta legalmente nel 2011.
Dal 2010 il nome Jensen è tornato attivo grazie a Jensen International Automotive, realtà britannica specializzata nel restauro e nell'aggiornamento delle Interceptor storiche. Nel 2026 l'azienda ha annunciato un progetto ancora più ambizioso, la nuova Interceptor GTX, un modello inedito con motore V8 pensato per omaggiare, a distanza di sessant'anni, l'Interceptor originale del 1966.