Scheda modello

Jensen Mk II

La Jensen Mk II qui raccontata è la Jensen C-V8 Mk II, seconda serie della gran turismo a due porte costruita a West Bromwich tra il 1963 e il 1965. Si distingue per la carrozzeria in vetroresina, il possente V8 Chrysler da 6,3 litri e le sospensioni posteriori con ammortizzatori regolabili Selectaride.

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Perché sì

  • Motore V8 Chrysler potente e sonoro, con prestazioni all'altezza delle gran turismo più blasonate dei primi anni Sessanta
  • Carrozzeria in vetroresina che non arrugginisce, a differenza di molte rivali coeve in acciaio
  • Freni a disco su tutte e quattro le ruote, una rarità per l'epoca
  • Rarità produttiva che la rende un'auto da collezione esclusiva e riconoscibile

Da valutare

  • Sotto la vetroresina restano telaio, pianale e soglie in acciaio, soggetti a corrosione se non controllati con attenzione
  • Manutenzione e reperibilità dei ricambi complicate dalla produzione molto limitata
  • Design con i doppi fari anteriori sfalsati non apprezzato da tutti
  • Cambio automatico Torqueflite presente sulla quasi totalità degli esemplari, con la versione manuale relegata a pochissime unità

In sintesi

Segmento
Gran turismo di lusso
Carrozzeria
Coupé 2 porte, scocca in vetroresina con portiere in alluminio
Anni di produzione (Mk II)
1963/1964 - 1965
Motore
V8 Chrysler 6,3 litri (383 cu in)
Potenza
330 CV a 4.600 giri/min
Cambio
Automatico Torqueflite a 3 rapporti (rara variante manuale a 4 marce)
Velocità massima
Circa 219 km/h
Passo
2.667 mm

Quando Jensen decise di sostituire la 541 con una gran turismo più moderna, scelse ancora una volta di affidarsi a un motore V8 di origine americana, questa volta firmato Chrysler, dando vita alla C-V8 presentata nell'autunno del 1962. La versione Mk II, introdotta fra la fine del 1963 e l'inizio del 1964, portò il propulsore alla cilindrata maggiorata di 6,3 litri e affinò meccanica e dotazioni della vettura, restando in produzione fino alla metà del 1965, quando lasciò il posto alla Mk III. Con solo poche centinaia di esemplari realizzati in tutta la sua carriera, la C-V8 resta uno dei capitoli meno noti ma più originali della storia Jensen, capace di competere in prestazioni con gran turismo ben più blasonate del suo tempo.

Il cuore V8 e le prestazioni

La caratteristica che ha reso celebre la C-V8 fin dal debutto è il propulsore: un V8 di derivazione Chrysler, in perfetto stile Jensen, che rifiutava i piccoli sei cilindri britannici in favore della cubatura e della coppia tipiche dei motori americani.

  • Sulla Mk II la cilindrata sale a 6,3 litri, per una potenza dichiarata di circa 330 CV
  • L'abbinamento più diffuso era con il cambio automatico Torqueflite a tre rapporti
  • Le prestazioni, con una velocità massima intorno ai 219 km/h, erano paragonabili a quelle di gran turismo europee ben più costose

Un motore così generoso rendeva la C-V8 Mk II una vettura capace di percorrenze autostradali rilassate e allunghi decisi, pur mantenendo un'impostazione da granturismo più che da sportiva pura.

Motore

V8 Chrysler 6,3 litri (383 cu in)

Carrozzeria in vetroresina e telaio

Come la 541 che l'aveva preceduta, anche la C-V8 utilizzava una scocca in vetroresina, con le sole portiere realizzate in alluminio. Questa scelta, insolita per una vettura britannica dell'epoca, aveva il vantaggio di non arrugginire e di contenere i costi degli stampi rispetto alla lavorazione dell'acciaio.

La struttura portante era però affidata a un telaio tubolare a doppia trave, con i longheroni spostati verso l'interno della carrozzeria rispetto alla soluzione più tradizionale: una scelta che ha contribuito a una discreta percentuale di sopravvivenza degli esemplari fino ai giorni nostri.

Sul fronte dinamico, la Mk II introdusse ammortizzatori posteriori regolabili elettricamente Armstrong Selectaride, mentre l'impianto frenante contava su dischi su tutte e quattro le ruote, soluzione ancora poco diffusa a metà degli anni Sessanta.

Potenza

330 CV a 4.600 giri/min

Guida all'acquisto: cosa sapere prima di comprarla

Chi si avvicina oggi a una C-V8 Mk II deve tenere presente che, nonostante la vetroresina non arrugginisca, la vettura nasconde comunque componenti in acciaio soggette a corrosione: il pianale, le soglie sotto i pannelli in fibra e la parte anteriore del vano motore vanno ispezionati con cura, alla ricerca di crepe, stuccature o riparazioni poco professionali sulla carrozzeria.

Il robusto V8 Chrysler regge generalmente bene il tempo, ma le revisioni possono essere onerose: vanno controllati eventuali fumi di scarico, rumori sospetti dal basamento e dalle testate, tendenza al surriscaldamento e perdite dal termostato o dai collettori di scarico. Il cambio automatico Torqueflite dovrebbe innestare le marce senza scossoni evidenti.

Trattandosi di una vettura prodotta in poche centinaia di esemplari complessivi, la disponibilità di ricambi originali è limitata e la verifica della corrispondenza dei numeri di telaio con la documentazione storica è fortemente consigliata prima dell'acquisto.

Le generazioni della Mk II

4anni di storia

1962—19631 anno

C-V8 Mk I

Prima serie con motore Chrysler da 5,9 litri, fari anteriori coperti e le prime finiture cromate della gamma C-V8.

1965—19661 anno

C-V8 Mk III

Ultima evoluzione della gamma, con carrozzeria leggermente accorciata, parabrezza più avvolgente, fari senza cornici cromate, interni rivisti e impianto frenante a doppio circuito.

Domande frequenti sulla Mk II

A quale modello Jensen corrisponde la sigla "Mk II"?

Nella gamma Jensen degli anni Sessanta la denominazione ufficiale Mk I, Mk II e Mk III era usata per la C-V8, la gran turismo con carrozzeria in vetroresina prodotta tra il 1962 e il 1966: la Mk II qui descritta è la sua seconda serie, realizzata tra il 1963/1964 e il 1965.

Che motore monta la Jensen C-V8 Mk II?

Un V8 Chrysler da 6,3 litri con circa 330 CV, abbinato nella grande maggioranza dei casi a un cambio automatico Torqueflite a tre rapporti.

Quanti esemplari di C-V8 Mk II sono stati prodotti?

La produzione complessiva della C-V8, in tutte le sue serie, si ferma a circa 500 unità: la maggior parte degli esemplari appartiene proprio alla serie Mk II, mentre solo una decina furono realizzati con guida a sinistra.

Qual è la differenza tra la C-V8 e la successiva Interceptor?

A differenza della C-V8, con carrozzeria in vetroresina, la Interceptor che le succedette dal 1966 adottò una scocca in acciaio disegnata dalla Carrozzeria Touring, pur mantenendo l'impostazione con motore V8 Chrysler.

Fonti

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