Sviluppo e debutto di un progetto anglo-americano
Il progetto Jensen-Healey nasce come joint venture fra Donald Healey, il figlio Geoffrey e i vertici di Jensen Motors, con il sostegno determinante di Kjell Qvale, principale concessionario Austin-Healey negli Stati Uniti e in seguito primo azionista della casa inglese. L'obiettivo è chiaro: sostituire la Austin-Healey 3000, uscita di produzione, con una due posti scoperta capace di conquistare soprattutto il pubblico americano.
Lo stile iniziale porta la firma di Hugo Poole, poi rivisto da William Towns per adattare la linea al profilo basso del nuovo motore e ai paraurti richiesti dalle normative di sicurezza statunitensi. La struttura della scocca, curata da Barry Bilbie, adotta pannelli imbullonati pensati per contenere i costi di riparazione e i premi assicurativi. La vettura debutta al Salone di Ginevra nel marzo 1972.
Potenza
Circa 144 CV
Il motore Lotus 907: cuore bialbero della Mk.1
Il tratto distintivo della Mk.1 è il quattro cilindri Lotus 907 da 1.973 cm³, dotato di doppio albero a camme in testa e sedici valvole: una soluzione tecnica avanzata per l'epoca, tra le prime ad arrivare in produzione di serie su un'automobile stradale. La potenza dichiarata si attesta intorno ai 144 CV, sufficiente a spingere la roadster inglese da 0 a 96 km/h in circa 7,8 secondi e fino a una velocità massima di 192 km/h.
Il cambio abbinato al motore sulla Mk.1 è un manuale a quattro rapporti di origine Chrysler, lo stesso impiegato sulla Sunbeam Rapier. Solo con la successiva Mk.2 arriverà il più apprezzato cambio Getrag a cinque marce.
Velocità massima
192 km/h
Difetti di gioventù e affidabilità
La fretta con cui la Jensen-Healey viene messa in produzione si paga a caro prezzo sui primi esemplari. Il motore Lotus, acquistato da Jensen senza garanzia del fornitore, manifesta perdite d'olio, cali di pressione e problemi alla pompa dell'acqua, mentre la cinghia di distribuzione richiede controlli frequenti. Anche capote e finiture di carrozzeria non sono sempre a tenuta, e il cambio Chrysler a quattro marce tende a saltare fuori innesto.
- Perdite d'olio e bassa pressione sul motore Lotus 907
- Cinghia di distribuzione da controllare con regolarità
- Cambio a quattro marce Chrysler poco preciso
- Ruggine su pedane, bagagliaio e passaruota, il vero nemico delle Jensen-Healey giunte fino a oggi
Le difficoltà tecniche, unite alla crisi petrolifera del 1973 e a un mercato meno ricettivo del previsto, incidono pesantemente sui conti di Jensen Motors, che nel giro di pochi anni porteranno l'azienda alla chiusura, avvenuta nel 1976.
Anni di produzione (Mk.1)
1972-1973
Un'auto rara tra i collezionisti
Nonostante i problemi iniziali, la Mk.1 ha conquistato un posto nella storia dello sport britannico: nel suo primo anno di gare, il 1973, la Jensen-Healey si è aggiudicata il titolo SCCA nella classe D Production, risultato raro per una vettura al debutto assoluto.
Gli esemplari della prima serie, costruiti tra il 1972 e il 1973, sono relativamente pochi, circa 3.350 su un totale complessivo di oltre 10.000 Jensen-Healey realizzate fino al 1976 tra Mk.1, Mk.2 e la variante coupé Jensen GT. Questa rarità, unita al fascino del motore bialbero Lotus, ne ha fatto negli ultimi anni un'auto sempre più ricercata dal collezionismo britannico.