La genesi: una risposta all'E-Type con il cuore americano
Alla fine degli anni Cinquanta Jensen produceva la 541S, una gran turismo elegante ma ormai superata dai tempi. Il debutto della Jaguar E-Type spinse l'azienda di West Bromwich ad accelerare lo sviluppo di un nuovo modello, affidato al designer Eric Neale.
La scelta più significativa riguardò la meccanica: anziché sviluppare un motore proprio, Jensen decise di affidarsi ai grandi V8 Chrysler, già affidabili e potenti di serie, riducendo tempi e costi di sviluppo e garantendo prestazioni fuori dal comune per una vettura a quattro posti.
Potenza massima
330 CV (383 cu in, dal 1964)
Motore e meccanica: un V8 americano in abito britannico
La C-V8 montò inizialmente il Chrysler Golden Commando da 361 pollici cubici (5,9 litri), sostituito dal 1964 dal più grande 383 pollici cubici (6,3 litri) da 330 CV. La trasmissione più diffusa era il cambio automatico Torqueflite a tre rapporti, ma alcuni esemplari MkII e MkIII vennero realizzati con cambio manuale a quattro marce.
- Il motore era arretrato rispetto all'asse anteriore, in una configurazione front-mid-engine che migliorava la distribuzione dei pesi.
- La C-V8 fu la prima vettura britannica di serie a montare un alternatore al posto della tradizionale dinamo.
- Sterzo a cremagliera e freni a disco su tutte e quattro le ruote completavano una meccanica avanzata per l'epoca.
Le prestazioni erano di assoluto rilievo: la MkII toccava i 219 km/h, scattava da 0 a 100 km/h in circa 6,7 secondi e copriva il quarto di miglio in 14,6 secondi, valori da vera protagonista tra le gran turismo dei primi anni Sessanta.
Velocità massima
Fino a 219 km/h (MkII)
Un prototipo che ha fatto scuola: la C-V8 FF
Su base C-V8 Jensen sviluppò anche un prototipo a trazione integrale dotato di un sistema antibloccaggio dei freni, esperienza che pose le basi per la successiva Jensen FF, la prima vettura di serie non fuoristradistica al mondo equipaggiata con la trazione integrale.
Anni di produzione
1962-1966
Mercato del collezionismo oggi
Con una produzione totale limitata a circa 500 unità suddivise tra le tre serie MkI, MkII e MkIII, la C-V8 resta oggi un'auto per collezionisti attenti: la parte meccanica, di origine Chrysler, è relativamente semplice da reperire e mantenere, mentre i pannelli di carrozzeria e gli elementi di telaio specifici Jensen possono risultare più difficili da trovare in caso di restauro.
Il fascino della C-V8 resta legato al suo essere una via di mezzo più aggressiva e meno costosa rispetto alle contemporanee gran turismo continentali, pur mantenendo prestazioni all'altezza di rivali ben più blasonate.