Una risposta alla crisi energetica
Quando lo shock petrolifero dei primi anni Settanta mise in ginocchio le vendite della grande Interceptor V8, Jensen Motors cercò rapidamente un modello capace di intercettare una domanda diversa, orientata verso consumi più contenuti e un uso quotidiano più versatile. Il progetto venne sviluppato in tempi molto stretti, partendo dalla base tecnica della Jensen-Healey, la roadster della casa equipaggiata con il moderno motore Lotus.
La fretta con cui il modello fu portato in produzione, unita ai costi di sviluppo non previsti, pesò ulteriormente su un bilancio aziendale già fragile, tanto che il lancio del GT è considerato da molti storici dell'auto uno degli ultimi, sfortunati tentativi di rilancio prima della chiusura dello stabilimento.
Motore
Lotus 907, 4 cilindri in linea, DOHC 16 valvole, 1973 cc
Design: una shooting brake dal cuore sportivo
Il Jensen GT si distingueva per la carrozzeria a due volumi con portellone posteriore, una soluzione shooting brake che riprendeva le linee della coupé Jensen-Healey mantenendone persino il caratteristico rigonfiamento sopra il passaruota posteriore, un dettaglio che secondo gli appassionati contribuiva al fascino un po' eccentrico dell'auto.
All'interno, la vettura offriva una finitura curata secondo la tradizione britannica, con plancia in radica di noce, alzacristalli elettrici e, per il mercato statunitense, climatizzatore di serie; erano inoltre disponibili rivestimenti in pelle Connolly su richiesta. I sedili posteriori, tuttavia, restavano di dimensioni molto contenute, pensati più per bagagli o passeggeri occasionali che per un utilizzo regolare.
Potenza massima
140 CV
Meccanica: il motore Lotus 907
Il cuore del Jensen GT era il quattro cilindri Lotus 907, un'unità bialbero a 16 valvole interamente in alluminio da 1973 cc, capace di erogare 140 CV. Si trattava di un propulsore tecnicamente all'avanguardia per l'epoca, tra i primi motori bialbero a quattro valvole per cilindro prodotti in serie su larga scala.
La potenza veniva scaricata a terra tramite un cambio manuale Getrag a 5 rapporti e un ponte posteriore rigido di derivazione Vauxhall. Le prestazioni, leggermente inferiori rispetto alla Jensen-Healey roadster a causa del peso maggiore e dei dispositivi anti-inquinamento aggiuntivi richiesti dal mercato americano, si attestavano comunque su livelli interessanti per la categoria, con uno scatto da 0 a 96 km/h coperto in circa 8 secondi e una velocità massima di 185 km/h.
Velocità massima
185 km/h
Una produzione brevissima e un'eredità da collezionisti
- La produzione del Jensen GT durò appena da settembre 1975 a maggio 1976
- Furono realizzati complessivamente 511 esemplari, di cui circa 260 con guida a sinistra destinati al mercato statunitense
- La chiusura anticipata fu determinata dall'amministrazione controllata in cui Jensen Motors entrò nella primavera del 1976
- Il prezzo di listino, superiore di alcune migliaia di dollari rispetto a rivali come la Chevrolet Corvette, la Porsche 914 e la Datsun 260Z, non aiutò la vettura a trovare un pubblico ampio
Proprio a causa dei numeri così ridotti, oggi il Jensen GT è considerato una rarità assoluta tra le vetture britanniche degli anni Settanta, apprezzata dai collezionisti per la sua storia particolare e per essere, di fatto, l'ultima vettura interamente sviluppata da Jensen Motors prima della crisi definitiva del marchio.