Dalle due alle quattro ruote
NSU affianca la produzione motociclistica con le prime automobili già a partire dal 1905, ma è negli anni Venti che l'attività a quattro ruote conosce una battuta d'arresto: nel 1929 lo stabilimento di Heilbronn dedicato alle vetture viene ceduto a Fiat, mentre la sede di Neckarsulm continua a concentrarsi sulle motociclette, arrivando a dominare il mercato mondiale a metà degli anni Cinquanta.
Il ritorno all'automobile avviene nel 1957 con il lancio della NSU Prinz, una piccola vettura a motore posteriore che segna la rinascita del marchio come costruttore di auto.
La Prinz e il successo di massa
La Prinz, disegnata da Claus Luthe con uno stile che richiama la Chevrolet Corvair, diventa un caso commerciale di rilievo: la versione Prinz 4 supera da sola le 570.000 unità prodotte, con l'Italia tra i mercati di esportazione più importanti. Accanto alla berlina compatta nasce anche la Sport Prinz, coupé due posti disegnata da Franco Scaglione e costruita inizialmente da Bertone a Torino, apprezzata per l'eleganza delle linee nonostante la meccanica derivata dalla piccola utilitaria.
- Prinz (1957): ritorno di NSU al mercato delle automobili
- Prinz 4: la versione di maggior successo commerciale
- Sport Prinz: coupé con carrozzeria firmata Bertone
La scommessa del motore Wankel
NSU è tra le prime aziende al mondo a credere nel motore rotativo sviluppato da Felix Wankel. Nel 1964 debutta la NSU Spider, prima vettura di serie al mondo equipaggiata con un motore Wankel monorotore, seguita nel 1967 dall'ammiraglia Ro80, con un bi-rotore da 995 cm³ e una carrozzeria dal coefficiente aerodinamico molto basso per l'epoca, che le vale il titolo di Auto dell'Anno nel 1968.
La tecnologia si rivela però prematura: i problemi di tenuta delle guarnizioni del rotore costringono NSU a costosi interventi in garanzia, un impegno finanziario che il marchio non riuscirà più a sostenere.
La confluenza in Audi
Nel 1969 il Gruppo Volkswagen acquisisce NSU e la fonde con Auto Union, dando vita ad Audi NSU Auto Union AG. La produzione della Ro80 prosegue fino al 1977, ultimo modello a portare il nome NSU, mentre la sigla scompare definitivamente dalla ragione sociale nel 1985, quando l'azienda assume il nome che conosciamo oggi: Audi.