Dalle corriere alle automobili: la nascita di Martin Motors
Prima di diventare un marchio automobilistico, Martin Motors si era fatta conoscere in Italia come produttrice di autobus. Negli anni Novanta l'azienda fondata da Giuseppe Martinelli sviluppò gli Allestimenti Linea e gli Allestimenti Turismo, pullman apprezzati soprattutto dalle agenzie di viaggio, a cui nel 1997 si affiancò il Pulmann Urbani pensato per il trasporto urbano.
La produzione di autobus, stimata in circa 30.000 unità l'anno, rappresentava la principale fonte di ricavi dell'azienda e pose le basi finanziarie per l'ingresso, a partire dal 2006, nel settore delle automobili.
Il debutto nelle automobili: Bubble e CEO
Il primo passo di Martin Motors nel mercato delle vetture avvenne nel 2006 con la Bubble, una city car di circa 326 cm derivata dalla Shuanghuan Noble prodotta in Cina, con linee che richiamavano la prima generazione della Smart. L'anno successivo arrivò la CEO, un SUV basato sulla Shuanghuan SCEO il cui frontale ricordava apertamente quello della BMW X5 di prima generazione, proposto con motorizzazioni a benzina da 2.0 e 2.5 litri e con un turbodiesel 2.5.
Entrambi i modelli venivano assemblati a partire da componenti e carrozzerie importate dalla Cina, secondo una formula che Martin Motors avrebbe replicato anche per le vetture successive.
L'ampliamento della gamma: MM520, MM620, CoolCar e Ideal 1000
Tra il 2009 e il 2012 la gamma si arricchì di diversi modelli. La berlina MM520, presentata nel 2009, era una versione su licenza della Lifan 520 destinata ai segmenti compatto e medio, mentre nel 2012 arrivò la MM620, basata sulla Lifan 620 e caratterizzata da uno stile che richiamava le berline europee del segmento.
- CoolCar: monovolume da otto posti lungo 3,85 metri, derivato dalla Changhe CoolCar e proposto con motori a benzina/GPL di origine Suzuki da 1.400 cc.
- Ideal 1000: microcar basata sulla Changhe Ideal, pensata per competere con city car come la Hyundai Atos e la Fiat Seicento.
La produzione in Tunisia e i veicoli commerciali
Gran parte del valore aggiunto europeo delle vetture Martin Motors si concentrava nell'assemblaggio, realizzato in uno stabilimento in Tunisia a partire da kit CKD spediti dalla Cina. Alcuni motori, come quelli montati sulla Bubble e sulla CoolCar, erano invece di origine Suzuki.
Al fianco delle automobili, l'azienda produceva anche veicoli commerciali leggeri della famiglia Freedom (Cab, Cargo e Tri), derivati dal Changhe Freedom e venduti esclusivamente in Italia, oltre a un'ampia gamma di motocicli con volumi dichiarati intorno alle 80.000 unità l'anno.
Il fallimento del 2015 e la fine del progetto
Nonostante una gamma ampia e prezzi competitivi, come i circa 9.960-11.400 euro richiesti per le diverse versioni della Bubble, il progetto industriale di Martin Motors non riuscì a consolidarsi sul mercato europeo. Il 15 gennaio 2015 l'azienda dichiarò fallimento, ponendo fine alla produzione di automobili, veicoli commerciali e autobus a marchio Martin Motors.
Oggi il marchio sopravvive solo nel mercato dell'usato e nella memoria degli appassionati, come esempio particolare di industria italiana basata sull'assemblaggio di modelli cinesi su licenza.