Origini e legame con Shuanghuan
Il Martin Motors CEO altro non era che la rimarchiatura europea dello Shuanghuan CEO, SUV prodotto in Cina dalla Shijiazhuang Shuanghuan Automobile a partire dal 2005. Martin Motors, già attiva nella produzione di autobus e nell'importazione di altri modelli cinesi su licenza, scelse questo SUV come proprio prodotto di punta per affacciarsi al segmento dei fuoristrada, un settore fino ad allora appannaggio quasi esclusivo dei grandi marchi generalisti e premium.
La vettura utilizzava una costruzione a telaio separato, con trazione posteriore inseribile in modalità integrale, una soluzione tecnica più vicina ai fuoristrada tradizionali che ai crossover monoscocca che di lì a poco avrebbero dominato il mercato.
Anni di produzione in Italia
2007-2011 circa
Motorizzazioni e meccanica
La gamma motori del CEO comprendeva un 2.0 a benzina, un 2.4 a benzina di origine Mitsubishi proposto anche in versione bi-fuel benzina/GPL, e un 2.5 turbodiesel. Il cambio poteva essere manuale a 5 rapporti oppure automatico a 4 rapporti, abbinati a una trazione integrale inseribile 4x4/4x2.
La versione bi-fuel fu proposta come una delle prime vetture di origine cinese a ottenere l'omologazione europea Euro 4, un elemento che Martin Motors utilizzò nella propria comunicazione commerciale per rassicurare la clientela italiana sulla conformità normativa del prodotto.
Dotazioni e allestimenti
Nonostante il posizionamento di prezzo aggressivo, il CEO offriva di serie un equipaggiamento piuttosto ricco per l'epoca: sedili rivestiti in pelle, tettuccio apribile, climatizzatore, autoradio Hi-Fi con lettore CD e quattro altoparlanti, sensori di parcheggio e sistema antifurto satellitare.
- Sedili in pelle
- Tettuccio apribile
- Climatizzatore
- Impianto audio Hi-Fi con CD
- Sensori di parcheggio
- Antifurto satellitare
Mancavano invece dotazioni di sicurezza già diffuse sui concorrenti generalisti, come l'ESP e gli airbag laterali o a tendina.
La controversia con BMW e il destino commerciale
Il tratto più discusso del CEO fu il suo disegno, che riprendeva in modo evidente elementi stilistici della prima BMW X5, della Toyota Land Cruiser Prado e della BMW X3. Nel giugno 2008 il tribunale di Monaco di Baviera accolse il ricorso di BMW, stabilendo che il design del SUV cinese violava i diritti della casa bavarese e vietandone la vendita in Germania.
In Italia il CEO restò comunque in listino, ma con immatricolazioni molto contenute: circa 119 unità nel 2008, scese a 46 nel 2009 e ad appena una decina nei primi mesi del 2010, per un totale complessivo che in quattro anni di commercializzazione non arrivò a 240 esemplari.