Dalle origini aeronautiche alla rinascita del marchio
La eredità che la Spyker moderna rivendica affonda le radici nell'azienda fondata nel 1880 dai fratelli Spijker, attiva sia nella costruzione di carrozze e automobili sia, dal 1914, nella produzione aeronautica in seguito alla fusione con la Dutch Aircraft Factory. Proprio da questo periodo deriva il motto "Nulla tenaci invia est via", ovvero "per il tenace nessuna strada è impraticabile", e il logo con l'elica sovrapposta alla ruota a raggi.
Dopo il fallimento dell'azienda originaria nel 1926, il nome è rimasto silente per oltre settant'anni fino alla fondazione, nel 1999, della moderna Spyker Cars a opera di Victor Muller e Maarten de Bruijn. La nuova società, con sede a Zeewolde, ha scelto di ereditare simboli e valori del passato per costruire un'identità di lusso artigianale ispirata al mondo dell'aviazione.
La gamma: C8, C12 e D12
Il primo modello della Spyker rinata è stata la C8 Spyder, presentata al salone di Birmingham nel 2000 con motore Audi V8 4.2 da 400 CV. Da questa base sono derivate diverse varianti, tra cui la coupé Laviolette e, nel 2008-2009, la seconda generazione C8 Aileron, con carrozzeria più lunga e larga e cambio automatico ZF opzionale. L'ultima evoluzione, la C8 Preliator presentata a Ginevra nel 2016, monta un V8 Audi 4.2 sovralimentato da 525 CV, con scatto da 0 a 100 km/h in 3,7 secondi e velocità massima di 322 km/h.
- C12 La Turbie (2006): prototipo con motore V12 da 500 CV, realizzato in esemplare unico.
- C12 Zagato (2007): variante disegnata in collaborazione con la Zagato, riconoscibile per il tetto a doppia gobba.
- D12 Peking-to-Paris (2006): concept di SUV ad alte prestazioni con motore W12 6.0 da 500 CV, mai entrato in produzione.
L'avventura in Formula 1 e il capitolo Saab
Nel 2006 Spyker ha rilevato il team di Formula 1 Midland per circa 106,6 milioni di dollari, correndo nella stagione 2007 come Spyker F1 prima di cedere la scuderia a Vijay Mallya, che l'avrebbe poi ribattezzata Force India.
Ben più impegnativa è stata l'acquisizione, nel gennaio 2010, di Saab Automobile da General Motors per circa 394 milioni di dollari: un'operazione che ha messo a dura prova le finanze del gruppo e che non è bastata a evitare il fallimento della casa svedese pochi anni dopo. Le difficoltà si sono riflesse anche sulla stessa Spyker Cars, dichiarata fallita alla fine del 2014 e rimessa in attività pochi mesi più tardi grazie a un accordo con i creditori.
Un percorso travagliato verso il rilancio
Nel gennaio 2021 Spyker Cars ha affrontato un secondo fallimento, seguito dall'annuncio di un possibile rilancio grazie al sostegno di nuovi investitori. Il marchio è quindi passato attraverso una fase di amministrazione controllata, culminata nella cessione dei diritti sul nome da parte del curatore fallimentare.
Il capitolo più recente vede l'ingresso del gruppo W Group, guidato da Volodymyr Nosov, che ha avviato una nuova fase per il costruttore olandese, presentata come l'ennesimo tentativo di far rivivere un marchio che, in oltre un secolo di storia alterna, ha sempre fatto della tenacia il proprio tratto distintivo.