Dalle origini industriali alla nascita di ACM
La storia di ACM affonda le radici in una serie di aziende abruzzesi che, tra ristrutturazioni societarie e cambi di denominazione, portarono infine alla sigla Ali Ciemme SpA. Da questa realtà nacque nel 1981 il marchio ACM, con sede ad Atessa, in provincia di Chieti, sotto la guida dell'imprenditore Livio Biagini, già attivo nel settore motociclistico e nell'importazione di veicoli esteri.
Anziché sviluppare un progetto interamente originale, ACM scelse una strada pragmatica: assemblare in Italia il fuoristrada rumeno ARO 10, sfruttandone la struttura semplice e robusta per proporre un prodotto a basso costo destinato al mercato locale.
La gamma: dai fuoristrada di derivazione ARO al 4WD
Il primo capitolo della gamma ACM ruota attorno alla licenza del fuoristrada rumeno ARO 10, proposto sul mercato italiano con nomi come Aro Super Ischia e, successivamente, Aro/ACM Enduro x4. Le versioni italiane si distinguevano soprattutto per le motorizzazioni, diverse rispetto all'originale rumeno.
- Motore 1.4 a benzina di origine Renault, costruito su licenza da Dacia
- Motori Volkswagen 1.6 a benzina e turbodiesel, introdotti a partire dalla fine degli anni Ottanta
- Variante ACM 4WD, pensata per valorizzare la trazione integrale del progetto ARO
Le vendite dei modelli assemblati in Italia rimasero contenute ma non trascurabili per una piccola realtà industriale, con alcune migliaia di esemplari immatricolati nella seconda metà degli anni Ottanta.
Biagini Passo: l'esperimento crossover-cabrio
Il progetto più originale legato al mondo ACM è la Biagini Passo, realizzata tra il 1990 e il 1993 attraverso la controllata Automobili Biagini. Si trattava di una piccola cabriolet a trazione integrale, costruita a partire dalla scocca della Volkswagen Golf Cabriolet di prima serie e abbinata al treno di trasmissione Syncro della Golf Country.
Il risultato fu un fuoristrada scoperto compatto, motorizzato con il quattro cilindri Volkswagen 1.8 da circa 97 CV abbinato al cambio manuale a cinque marce. La produzione fu molto limitata, stimata tra poche decine e circa 300 unità complessive, realizzate nello stabilimento di Atessa.
Il declino e l'eredità del marchio
Nonostante la creatività di alcune soluzioni tecniche, ACM non riuscì a consolidarsi in un mercato dominato dai grandi costruttori. La produzione automobilistica a marchio ACM si interruppe nel 1990, e negli anni successivi lo stesso stabilimento di Atessa cambiò destinazione industriale.
Oggi ACM e la sua costola Biagini sono ricordate soprattutto dagli appassionati di auto d'epoca come un raro esempio di ingegneria italiana artigianale, capace di anticipare concetti come il crossover cabriolet a trazione integrale ben prima che i grandi marchi li rendessero popolari.