Un cabriolet nato da due Golf diverse
La Passo prende forma dall'incontro di due modelli Volkswagen molto distanti tra loro per vocazione. Dalla Golf Cabriolet di prima generazione arriva la scocca scoperta, con il tetto in tela e l'impostazione da vettura scoperta da strada; dalla Golf Country di seconda serie, invece, proviene l'intero apparato meccanico a quattro ruote motrici, compreso il sistema di trazione integrale con giunto viscoso capace di ripartire la coppia sull'asse posteriore in caso di slittamento delle ruote anteriori.
Per far convivere le due anime, Biagini progettò un telaio ausiliario dedicato, necessario ad alloggiare la meccanica Syncro sotto una carrozzeria che non era mai stata pensata per la trazione integrale. Il risultato fu un fuoristrada scoperto, rialzato da terra, con parafanghi allargati in plastica e un frontale protetto da un bull bar.
Potenza
da 88 a 98 CV a seconda della versione
Meccanica e prestazioni
Il cuore della Passo è il quattro cilindri Volkswagen della famiglia EA827, in versione 1.8 litri a carburatore o iniezione, con potenze che a seconda dell'allestimento variavano indicativamente tra 88 e 98 CV. La trasmissione era un manuale a cinque rapporti, abbinato appunto alla trazione integrale ripartita elettronicamente tramite giunto viscoso, la stessa soluzione tecnica sviluppata da Steyr-Daimler-Puch per la Golf Country.
Le prestazioni erano quelle tipiche di una vettura compatta di inizio anni Novanta appesantita da meccanica e carrozzeria rinforzata: velocità massima nell'ordine dei 150 km/h e consumi non contenuti, coerenti con un'auto pensata più per il carattere fuoristradistico che per l'efficienza.
Anni di produzione
1990 - 1993
Un mosaico di componenti d'epoca
Coerentemente con la logica di un piccolo costruttore che assemblava parti disponibili sul mercato dei fornitori, la Passo mette insieme elementi di provenienza sorprendentemente eterogenea. I fari anteriori e le frecce derivano dalla Fiat Panda di prima serie, gli indicatori laterali dalla Fiat Ritmo, mentre i gruppi ottici posteriori provengono dalla Opel Kadett D. Gli interni, per contro, puntavano su un tocco più sportivo grazie al volante Nardi e ai sedili Recaro disponibili come allestimento.
Le versioni prodotte
Nel corso dei circa tre anni di commercializzazione, la gamma Passo si è articolata in diverse sigle di allestimento, tutte basate sullo stesso propulsore 1.8 ma con differenze di potenza e dotazione: dalla 1.8i L d'esordio alla più ricca LX, fino agli aggiornamenti successivi al 1991 che introdussero, tra le altre cose, la versione con marmitta catalizzata per adeguarsi alle normative ambientali del tempo.
Rarità, ruggine e mercato del collezionismo
La produzione della Passo restò sempre molto limitata, con stime che oscillano tra poche decine e qualche centinaio di esemplari complessivi: un numero comunque esiguo che ne fa oggi un'auto rarissima da incontrare. A complicare ulteriormente la sopravvivenza degli esemplari originali ha contribuito una protezione anticorrosione non all'altezza, che nel tempo ha condannato molte vetture alla rottamazione per problemi di ruggine alla scocca.
- Gli esemplari sopravvissuti sono oggi ricercati da collezionisti e appassionati di curiosità automobilistiche italiane.
- La combinazione di rarità, meccanica Volkswagen e concetto pionieristico ne fa un caso studio più che un'auto d'uso quotidiano.