Un'ammiraglia nata dalla Serie 200
La Volvo 264 nasce come variante di punta della Serie 200, la gamma che tra il 1974 e il 1993 ha rappresentato il cuore della produzione Volvo con oltre due milioni e mezzo di esemplari costruiti in tutte le sue declinazioni. Mentre la 244 portava avanti la tradizione dei quattro cilindri, la 264 raccoglieva l'eredità della 164 come berlina a sei cilindri di riferimento, rivolta a una clientela più esigente in termini di comfort e prestazioni. La carrozzeria, disegnata da Jan Wilsgaard, condivide l'impostazione squadrata e razionale del resto della gamma, con accorgimenti estetici pensati per differenziare visivamente la sei cilindri dalle sorelle minori.
Motore
V6 PRV benzina, 2.7 e 2.8 litri
Il motore V6 PRV: una scelta industriale condivisa
Il tratto distintivo della 264 è il motore V6 PRV, sviluppato in joint venture con Peugeot e Renault e realizzato interamente in alluminio: una soluzione che permetteva a Volvo di offrire un sei cilindri senza sostenerne da sola i costi di progettazione. Le prime versioni, sigla B27, avevano una cilindrata di 2.664 cc con potenze comprese tra 125 CV nelle versioni a carburatore e 140 CV in quelle a iniezione. Nel 1980 la cilindrata sale a 2.849 cc con la sigla B28, portando la potenza fino a 155-156 CV nelle versioni europee. Il motore, pur garantendo una marcia dolce, ha mostrato nel tempo alcune debolezze, in particolare problemi di lubrificazione della testa e usura prematura delle camme sulle unità B28.
- B27E a iniezione: 2.664 cc, 140 CV
- B27A a carburatore: 2.664 cc, 125 CV
- B28E/B28F: 2.849 cc, fino a 155-156 CV
Anni di produzione
1975-1982
La 264 TE: la limousine firmata Bertone
La versione più singolare della gamma è la 264 TE, una limousine a passo allungato realizzata in collaborazione con Bertone: le scocche grezze venivano inviate dalla Svezia allo stabilimento di Grugliasco, vicino Torino, dove venivano allungate, rinforzate strutturalmente e rifinite con interni in velluto, terza fila di sedili pieghevoli e vetri elettrici. Dal 1980 la produzione della carrozzeria passò al fornitore svedese Nilsson. La 264 TE ebbe una diffusione limitata a poche centinaia di esemplari e trovò impiego soprattutto come vettura di rappresentanza istituzionale, in particolare presso i funzionari della Germania Est, al punto che il quartiere berlinese dove risiedevano i più alti gradi del regime venne soprannominato informalmente "Volvograd". Per il segretario generale della DDR Erich Honecker furono realizzate anche due rarissime versioni Landaulet, con tetto posteriore apribile.
Sicurezza e affidabilità
Come tutta la Serie 200, anche la 264 beneficiò della grande attenzione Volvo per la sicurezza, ottenendo risultati di rilievo nei test di protezione degli occupanti condotti negli Stati Uniti, tanto da contribuire a orientare futuri standard regolamentari. Sul fronte ambientale, nel 1976 la Serie 200 fu tra le prime vetture di serie al mondo a montare una marmitta catalitica trivalente abbinata a sonda lambda, riducendo sensibilmente le emissioni inquinanti. Sul piano della affidabilità meccanica, il bilancio è più articolato: accanto alla solidità strutturale tipica del marchio, gli esemplari dei primi anni hanno sofferto di problemi di corrosione, poi attenuati da una nuova formulazione della vernice introdotta nel 1978, mentre il motore V6 ha richiesto attenzione soprattutto sul fronte della lubrificazione della testa.









