La nascita della serie Star
Alla fine degli anni Ottanta il Transporter T3 aveva ormai un decennio di carriera alle spalle, ma Volkswagen non aveva intenzione di lasciarlo scivolare in un anonimo tramonto commerciale. Nel 1987 il Multivan Magnum introdusse un frontale completamente rivisto, con doppi proiettori rettangolari e paraurti in tinta carrozzeria, che dava al van un'aria decisamente più sportiva rispetto ai modelli con calandra tonda.
Forte del successo di quell'operazione estetica, il marchio decise di declinarla in una coppia di serie speciali destinate al Multivan: la Blue Star, presentata in primavera 1989, e la White Star, sua gemella cromatica lanciata in autunno dello stesso anno. Entrambe vennero costruite nello stabilimento di Hannover e proposte come le versioni più complete e raffinate del Multivan, tanto da essere presentate come i modelli di punta tra i grandi van dell'epoca.
Motorizzazioni disponibili
1.6 Turbodiesel 70 CV; 2.1 benzina catalizzato 92-95 CV
Design ed equipaggiamento
Il tratto distintivo della White Star era, come suggerisce il nome, la carrozzeria in bianco pastello, abbinata al frontale con doppi fari e paraurti ripreso dal Magnum. A completare il look sportivo contribuivano l'assetto ribassato e i cerchi in lega con pneumatici a sezione maggiorata rispetto al Multivan di serie.
- Frontale con doppi proiettori rettangolari derivato dal Magnum
- Paraurti in tinta carrozzeria
- Assetto sportivo
- Cerchi in lega con pneumatici maggiorati
- Allestimento interno più curato rispetto al Multivan standard
Il pacchetto estetico e tecnico era pensato per rendere la White Star immediatamente riconoscibile rispetto agli altri T3 in circolazione, giustificandone così la collocazione ai vertici della gamma Multivan.
Periodo di commercializzazione
Autunno 1989 - 1990
Motori e meccanica
La White Star ereditava l'architettura meccanica del T3 di fine anni Ottanta, con motore posteriore e trazione sulle ruote posteriori. Le motorizzazioni proposte per questa serie speciale comprendevano il turbodiesel 1.6 da 70 CV, apprezzato per la sua semplicità, e il boxer a benzina 2.1 litri con catalizzatore, capace di 92 CV con cambio manuale o 95 CV nella versione con cambio automatico.
Si tratta della fase in cui il T3 aveva ormai abbandonato i vecchi propulsori boxer raffreddati ad aria in favore dei più moderni Wasserboxer raffreddati a liquido, un'evoluzione che migliorò le prestazioni ma introdusse anche una maggiore sensibilità alla manutenzione dell'impianto di raffreddamento.
Il mercato dell'usato oggi
Essendo una serie speciale costruita in numero limitato, la T3 White Star è oggi un esemplare ricercato dagli appassionati del Bulli, tanto da poter ottenere in Germania la targa storica riservata ai veicoli d'epoca. Chi valuta l'acquisto di un esemplare usato deve però tenere in considerazione i punti deboli tipici del T3 di questa età: la ruggine sulla scocca, se il veicolo non è stato conservato con cura, e la delicatezza dei motori Wasserboxer, che se trascurati nella manutenzione dell'impianto di raffreddamento possono soffrire di problemi alla guarnizione della testata.
Proprio per la sua rarità, trovare una White Star con equipaggiamenti e dettagli originali intatti non è semplice, e questo si riflette in quotazioni superiori rispetto a un comune Multivan T3 dello stesso periodo.









