Storia e sviluppo
Con lo scoppio della guerra, lo stabilimento voluto per costruire l'auto del popolo viene interamente riconvertito alla produzione bellica: accanto al Kübelwagen, la versione militare del Maggiolino, prende forma anche l'Anfibio, pensato per il trasporto rapido di truppe attraverso fiumi e terreni difficili.
- 1940: nasce il prototipo Tipo 128, basato sul pianale piatto della vettura civile
- 1941: debutta il Tipo 166, con scocca autoportante rinforzata e passo ridotto a 2,00 metri
- 1941-1944: produzione in serie a Fallersleben e negli stabilimenti Porsche di Stoccarda
Volkswagen riconosce oggi ufficialmente, nell'ambito del percorso di memoria storica del gruppo, che la produzione bellica dello stabilimento, compresa quella dell'Anfibio, fece ampio ricorso al lavoro forzato di migliaia di persone deportate dai territori occupati.
Motore
4 cilindri boxer raffreddato ad aria, 1.131 cc
Motore e meccanica
Il cuore dell'Anfibio è il quattro cilindri boxer raffreddato ad aria da 1.131 cc, la stessa unità impiegata sul Kübelwagen e derivata da quella del Maggiolino, capace di erogare 25 CV a 3.000 giri/min.
- Cambio manuale a 4 rapporti abbinato a riduttore a 2 velocità
- Trazione integrale inseribile, attiva solo in prima marcia e in retromarcia
- Differenziali autobloccanti ZF su entrambi gli assi
- Luce da terra di circa 26 cm, tra le più generose della sua epoca
Questa combinazione garantiva una mobilità fuoristrada superiore a quella di gran parte dei mezzi militari coevi, nonostante il peso contenuto in appena 910 kg.
Potenza
25 CV a 3.000 giri/min
Design e capacità anfibia
La sfida principale per Erwin Komenda fu progettare una scocca capace di galleggiare restando comunque robusta e leggera. Il risultato è uno scafo autoportante a tenuta stagna, privo del tradizionale telaio a longheroni delle altre Volkswagen dell'epoca.
- Elica posteriore retrattile collegata all'albero motore per la propulsione in acqua
- Ruote anteriori utilizzate come timone anche durante la navigazione
- Sospensioni indipendenti sulle quattro ruote per assorbire i terreni più difficili
- Carrozzeria aperta, senza blindature né armamento, per contenere peso e ingombri
Velocità massima
80 km/h su strada, 10 km/h in acqua
Eredità e collezionismo
Terminato il conflitto, molti esemplari superstiti furono riconvertiti a usi civili, dall'agricoltura alla protezione civile, prima di scomparire quasi del tutto dalle strade. Oggi se ne contano circa 160 esemplari noti, dei quali solo una manciata mai restaurati.
Questa rarità ha trasformato l'Anfibio in uno degli oggetti più ambiti tra i collezionisti di veicoli storici militari, con quotazioni che nelle aste internazionali possono superare le centinaia di migliaia di euro per gli esemplari meglio conservati o di prima produzione.









