Una city car pensata per il popolo
La Oka nasce con un obiettivo preciso: offrire un'auto ancora più piccola ed economica delle Lada Zhiguli, capace di motorizzare le fasce di popolazione sovietica con minore disponibilità economica. Non a caso, nell'ambito del sistema di welfare dell'URSS, l'auto veniva assegnata gratuitamente ad alcune categorie di invalidi di guerra. La linea a due volumi, compatta e squadrata, nasconde una meccanica moderna per gli standard sovietici dell'epoca, con motore anteriore trasversale e trazione sulle ruote anteriori.
Motori
Benzina 2 e 3 cilindri, 644-993 cc
Motorizzazioni: dal bicilindrico al tricilindrico cinese
Il primo motore montato sulla Oka è un bicilindrico benzina raffreddato ad acqua da 649 cc, capace di circa 33-34 CV, abbinato a un cambio manuale a 4 rapporti. Nel corso degli anni Novanta viene introdotta una versione con cilindrata portata a 749 cc e potenza di 49 CV. Il restyling del 1998 segna il cambio più significativo: la cilindrata sale a 993 cc con potenza di circa 53 CV, mentre negli ultimi anni di produzione SeAZ adotta propulsori tricilindrici di origine cinese Tianjin FAW, conformi alla normativa Euro 2 e dotati di iniezione elettronica e cambio a 5 marce. Esiste anche una variante commerciale, la Astro, equipaggiata con un quattro cilindri MeMZ da 1.091 cc.
Potenza
Da 33 a 53 CV
Le versioni speciali: elettrica e il progetto Oka-2
- VAZ-111E: versione elettrica presentata al Salone di Mosca del 1989, con batterie da 120 Volt alloggiate nel vano motore, sotto i sedili e nel vano bagagli, per un'autonomia dichiarata di circa 100 km; è rimasta un progetto a produzione limitata fino al 1998.
- Oka-2 (VAZ-1121): prototipo di seconda generazione presentato al Salone di Mosca del 2003, pensato per rinnovare il modello, ma abbandonato nel 2006 per gli elevati costi di sviluppo, superiori ai 70 milioni di dollari, a fronte di una domanda di mercato ormai debole.
Anni di produzione
1987-2009
Affidabilità e mercato dell'usato
Le testimonianze dei proprietari raccolte nel tempo dipingono un quadro contrastante: da un lato si apprezzano la semplicità meccanica, i consumi contenuti e la facilità di manutenzione e parcheggio; dall'altro emergono critiche ricorrenti su un impianto elettrico non sempre affidabile, una qualità costruttiva discontinua a seconda dei lotti produttivi e una tenuta modesta di guarnizioni e insonorizzazione. Sul piano della sicurezza passiva, i test dell'epoca hanno mostrato risultati migliori rispetto alle più ingombranti Lada Zhiguli, ma il peso ridotto e il muso corto, con la ruota di scorta alloggiata sotto il cofano, restano fattori penalizzanti in caso di urto frontale severo.