Un'ammiraglia nata da due gruppi diversi
La Tagora rappresenta un caso più unico che raro nella storia dell'automobile: un progetto avviato da un costruttore, Chrysler Europe, e portato a termine e commercializzato da un altro, PSA Peugeot Citroën, sotto un marchio, Talbot, appena rilanciato dopo anni di inattività. Questa genesi travagliata ha lasciato il segno sul prodotto finale, che porta componenti e soluzioni tecniche ereditate sia dal mondo Simca-Chrysler sia dalla gamma Peugeot.
- Sviluppo avviato nel 1976 con il nome in codice C9
- Stile firmato dal centro design Chrysler nel Regno Unito
- Ingegneria completata da PSA dopo l'acquisizione di Chrysler Europe nel 1979
- Debutto commerciale nel 1981
Anni di produzione
1980-1983
Motorizzazioni e meccanica
La gamma motori della Tagora comprendeva tre propulsori, pensati per coprire sia il pubblico più tradizionalista sia chi cercava prestazioni superiori.
- 2.2 benzina (derivato Simca Type 180): circa 115 CV, alimentazione a carburatore
- V6 PRV 2.7 (commercializzato come 2.6): circa 166 CV, con doppio carburatore triplo corpo, condiviso con la Peugeot 604
- 2.3 turbodiesel (famiglia Peugeot Indenor con turbina Garrett): circa 80 CV
Le trasmissioni disponibili erano manuali a 4 o 5 rapporti, con cambio automatico a 3 rapporti offerto in opzione sulle versioni a benzina più semplici.
Dimensioni e allestimenti
Con una lunghezza di circa 4,83 metri, una larghezza di 1,81 metri e un passo di 2,81 metri, la Tagora si collocava tra le berline di maggiori dimensioni del proprio segmento, con un peso compreso tra 1.255 e 1.345 kg a seconda della motorizzazione.
La gamma comprendeva gli allestimenti GL e GLS con il motore 2.2, la versione DT con il turbodiesel, e la SX, riservata esclusivamente al V6, oltre a una rara concept car di lusso denominata Présidence con interni rivestiti in pelle Connolly.
Perché la Tagora non ha convinto il mercato
Nonostante una meccanica solida, la Tagora si è rivelata un insuccesso commerciale. La crisi energetica di fine anni '70 aveva già ridotto fortemente la domanda di berline di grandi dimensioni, e il marchio Talbot, appena rilanciato, non godeva della stessa reputazione di rivali affermati come Ford Granada o Peugeot 604. A questo si aggiunse uno stile esterno giudicato anonimo dalla stampa specializzata dell'epoca e finiture interne considerate poco all'altezza del segmento. Il risultato fu un volume di vendite molto inferiore alle proiezioni, con un netto calo già nel secondo anno di commercializzazione, fino alla cancellazione del modello nel 1983.