Da Land Rover a Suzuki: la storia di Santana Motor
Santana Motor nasce a Linares, in Andalusia, come costruttore spagnolo specializzato nell'assemblaggio su licenza di fuoristrada. Per decenni il legame è con Land Rover, di cui l'azienda produce i modelli Series destinati al mercato spagnolo, arrivando anche a sviluppare proprie varianti con motori e allestimenti differenti dagli originali britannici.
Quando il rapporto con la casa inglese si esaurisce, a metà degli anni Ottanta Suzuki entra nel capitale di Santana Motor, che diventa il centro produttivo europeo dei fuoristrada compatti giapponesi. I veicoli assemblati a Linares, contenendo una quota rilevante di componentistica europea, ottengono lo status di prodotto comunitario e possono così aggirare le quote allora imposte alle importazioni di automobili giapponesi in Europa.
Il controllo di Suzuki sulla società cresce nel corso degli anni Novanta, fino a quando, a metà del decennio, la casa giapponese cede la proprietà dello stabilimento alla Regione Andalusia, pur mantenendo per qualche tempo un accordo di licenza per continuare la produzione di alcuni modelli. Il legame tra i due marchi si esaurisce definitivamente nella seconda metà degli anni Duemila.
Dallo SJ410 alla Samurai: motori e meccanica
Il primo modello prodotto a Linares e commercializzato anche con il badge Santana è lo SJ410, un fuoristrada compatto a due porte con telaio a longheroni, sospensioni a balestra su entrambi gli assali e trazione integrale inseribile con riduttore, gestita tramite le modalità 2H, 4H e 4L. Il motore è un quattro cilindri benzina di circa 970-980 cc da 45 CV, abbinato a un cambio manuale a quattro marce.
Alla metà degli anni Ottanta si affianca, e poi sostituisce, il modello con motore 1.3 da 64 CV, meccanica rinforzata e cambio manuale a cinque marce, che dal 1990 assume a livello internazionale il nome Samurai. Nella parte finale della sua carriera commerciale la gamma si arricchisce di una versione a iniezione da 69 CV e di due motorizzazioni turbodiesel 1.9 litri, entrambe derivate da propulsori di altri costruttori europei, pensate per ampliare l'offerta verso il mercato continentale.
Le versioni assemblate a Linares si distinguono da quelle giapponesi per alcuni dettagli di carrozzeria, per la diversa configurazione delle balestre e per l'impiego di componenti di origine europea, oltre naturalmente alla targhetta Santana al posto o accanto al logo Suzuki.
Il restyling Santana 300/350: l'ultima evoluzione
Dopo la fine della produzione della Samurai, lo stabilimento di Linares continua per alcuni anni ad assemblare su licenza la Suzuki Vitara di prima generazione, anch'essa commercializzata anche come Santana. A metà degli anni Duemila il modello viene sottoposto a un profondo restyling stilistico realizzato direttamente da Santana Motor, che dà vita alle varianti Santana 300 (tre porte) e Santana 350 (cinque porte).
Il frontale viene ridisegnato con quattro fari rotondi e una griglia trapezoidale, mentre la parte centrale e posteriore della carrozzeria resta molto simile a quella della Vitara originale. Sotto il cofano trovano posto un motore benzina 1.6 da circa 96 CV e un turbodiesel da circa 87-90 CV, quest'ultimo aggiornato nel corso della produzione. Questa è di fatto l'ultima evoluzione dei fuoristrada Suzuki costruiti a Linares, prima della cessazione definitiva del rapporto tra i due marchi.
Usato: pregi, difetti e prezzi di mercato
Sul mercato dell'usato la Suzuki Santana, in tutte le sue varianti, è apprezzata soprattutto da appassionati di fuoristrada e collezionisti, attratti dalla semplicità meccanica e dalle doti off-road di un mezzo leggero e compatto. Tra i punti di forza spiccano la robustezza del telaio, la trazione integrale inseribile con riduttore e i costi di manutenzione relativamente contenuti, grazie anche alla facile reperibilità dei ricambi.
- I difetti principali riguardano il comfort di marcia, penalizzato dalle sospensioni a balestra, la rumorosità dell'abitacolo e la scarsa stabilità alle velocità sostenute.
- Le dotazioni di sicurezza e comfort sono ridotte all'essenziale, coerentemente con l'epoca di progettazione del modello.
- Un problema ricorrente segnalato su questi esemplari è la propensione alla ruggine, in particolare su sottoscocca e pannelli di carrozzeria, elemento a cui prestare particolare attenzione in fase di acquisto.
In fase di valutazione di un esemplare usato conviene verificare con attenzione eventuali modifiche estreme all'assetto, rumori anomali dalla trasmissione e segni di surriscaldamento del motore. Le quotazioni variano molto in base allo stato di conservazione: si parte da poche migliaia di euro per esemplari da restaurare fino a superare i 10.000 euro per unità perfettamente conservate o con iscrizione ai registri storici.









