Dalla sigla di progetto al nome Swift
La sigla SA310 nasce come semplice codice di progetto usato da Suzuki per i primi esemplari destinati ai mercati esteri della nuova Cultus, presentata in Giappone nell'ottobre 1983. Solo in un secondo momento, e non contemporaneamente in tutti i mercati, la casa giapponese affianca e poi sostituisce questa denominazione tecnica con il nome commerciale Swift, destinato a diventare uno dei più longevi della gamma Suzuki.
Proprio per questa origine, la stessa vettura ha viaggiato nel mondo sotto un numero insolitamente alto di marchi e denominazioni, frutto anche degli accordi industriali tra Suzuki e General Motors: tra questi Suzuki Forsa, Chevrolet Sprint, Pontiac Firefly e Holden Barina, oltre alla già citata Cultus per il mercato interno giapponese.
Motorizzazioni
Benzina, 3 e 4 cilindri, 993-1324 cc
Motori e meccanica
La gamma motori della SA310 si basa su propulsori benzina di piccola cilindrata, coerenti con la vocazione di auto economica ed efficiente. Alla base si trova un tre cilindri da 993 cc, capace inizialmente di circa 50 CV, affiancato nel tempo da varianti di cilindrata simile ma potenza leggermente superiore e da un'unità turbo dedicata ai mercati che la richiedevano.
- Tre cilindri 993 cc aspirato, per le versioni d'ingresso
- Tre cilindri 993 cc turbo, per le varianti più brillanti
- Quattro cilindri 1.324 cc, per i mercati che richiedevano più cavalli
- Quattro cilindri 1.298 cc a doppio albero a camme e 16 valvole, riservato alla versione sportiva di vertice
Le trasmissioni disponibili comprendevano cambi manuali a 4 o 5 rapporti e un automatico a 3 rapporti, mentre la trazione era sempre anteriore.
Anni di produzione
1983 - 1988
Il restyling del 1986 e la versione sportiva
A metà del proprio ciclo di vita, nel 1986, la vettura riceve un aggiornamento che ne modifica in modo sensibile l'assetto e l'estetica: le sospensioni posteriori a balestra vengono sostituite da un più moderno schema a molle elicoidali, mentre il frontale viene ridisegnato con una nuova mascherina e gruppi ottici differenti.
Sempre nel 1986 debutta la variante sportiva di vertice, equipaggiata con il quattro cilindri 1.298 cc a doppio albero a camme e 16 valvole, riconoscibile per lo spoiler posteriore, le minigonne laterali e i fendinebbia, oltre a un abitacolo con finiture più curate rispetto alle versioni di base.
Guida, affidabilità e mercato dell'usato
Al volante, la SA310 privilegia la leggerezza e l'economia di esercizio rispetto alle prestazioni pure: le versioni di base non brillano in accelerazione, ma restituiscono consumi molto contenuti e una guida priva di pretese, apprezzata negli anni anche per il comfort superiore alle aspettative per una utilitaria del suo segmento. Il punto debole più citato riguarda l'impianto frenante, con tamburi posteriori non sempre all'altezza del traffico moderno, e una tenuta di strada che ad andature sostenute può risultare meno prevedibile.
Sul fronte dell'affidabilità, la meccanica semplice e robusta ha permesso a diversi esemplari di percorrere distanze molto elevate con manutenzione ordinaria, un tratto che ha contribuito a costruire la fama di solidità tipica delle vetture giapponesi di quegli anni e che oggi rende gli esemplari sopravvissuti oggetto di interesse da parte di collezionisti e appassionati di auto d'epoca giapponesi.









