Scheda modello

Suzuki SA 310

La Suzuki SA 310 è la denominazione con cui, dal 1983, la casa di Hamamatsu esportò la sua nuova utilitaria compatta, nota in Giappone come Cultus e destinata a diventare celebre nel mondo con il nome Swift.

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Perché sì

  • Consumi di carburante molto contenuti grazie a motori piccoli e vettura leggera
  • Affidabilità meccanica elevata, con esemplari noti per aver percorso distanze molto lunghe senza guasti importanti
  • Buona abitabilità interna nonostante le dimensioni esterne compatte
  • Comfort di marcia sorprendente per una utilitaria della sua epoca
  • Ampia gamma di declinazioni internazionali, segno di una piattaforma robusta e versatile

Da valutare

  • Impianto frenante con tamburi posteriori poco adeguato ai ritmi del traffico moderno
  • Motorizzazioni base poco brillanti, con potenze contenute e accelerazioni non entusiasmanti
  • Tenuta di strada non sempre prevedibile alle andature sostenute, tra sottosterzo e sovrasterzo a seconda delle condizioni
  • Dotazione di sicurezza e comfort essenziale, coerente con gli standard degli anni '80

In sintesi

Segmento
Utilitaria compatta
Carrozzeria
Hatchback 3 e 5 porte
Anni di produzione
1983 - 1988
Motorizzazioni
Benzina, 3 e 4 cilindri, 993-1324 cc
Trazione
Anteriore
Nomi commerciali equivalenti
Suzuki Cultus, Suzuki Swift, Suzuki Forsa, Chevrolet Sprint

Nell'ottobre 1983 Suzuki presenta al Salone di Tokyo una nuova utilitaria pensata per superare i confini della categoria kei-car: in patria viene chiamata Cultus, mentre i primi esemplari destinati all'esportazione vengono identificati semplicemente con la sigla di progetto SA310, prima che il marchio adottasse in molti mercati il nome Swift. La vettura debutta fuori dal Giappone già nella parte finale del 1983, con una presentazione europea nel sud della Spagna, e viene proposta con carrozzeria hatchback a 3 e 5 porte. Grazie agli accordi industriali stretti da Suzuki con General Motors, la stessa base meccanica viene declinata in numerosi mercati con marchi diversi, dando alla SA310 una diffusione internazionale molto più ampia di quanto la sola sigla lasci intuire.

Dalla sigla di progetto al nome Swift

La sigla SA310 nasce come semplice codice di progetto usato da Suzuki per i primi esemplari destinati ai mercati esteri della nuova Cultus, presentata in Giappone nell'ottobre 1983. Solo in un secondo momento, e non contemporaneamente in tutti i mercati, la casa giapponese affianca e poi sostituisce questa denominazione tecnica con il nome commerciale Swift, destinato a diventare uno dei più longevi della gamma Suzuki.

Proprio per questa origine, la stessa vettura ha viaggiato nel mondo sotto un numero insolitamente alto di marchi e denominazioni, frutto anche degli accordi industriali tra Suzuki e General Motors: tra questi Suzuki Forsa, Chevrolet Sprint, Pontiac Firefly e Holden Barina, oltre alla già citata Cultus per il mercato interno giapponese.

Motorizzazioni

Benzina, 3 e 4 cilindri, 993-1324 cc

Motori e meccanica

La gamma motori della SA310 si basa su propulsori benzina di piccola cilindrata, coerenti con la vocazione di auto economica ed efficiente. Alla base si trova un tre cilindri da 993 cc, capace inizialmente di circa 50 CV, affiancato nel tempo da varianti di cilindrata simile ma potenza leggermente superiore e da un'unità turbo dedicata ai mercati che la richiedevano.

  • Tre cilindri 993 cc aspirato, per le versioni d'ingresso
  • Tre cilindri 993 cc turbo, per le varianti più brillanti
  • Quattro cilindri 1.324 cc, per i mercati che richiedevano più cavalli
  • Quattro cilindri 1.298 cc a doppio albero a camme e 16 valvole, riservato alla versione sportiva di vertice

Le trasmissioni disponibili comprendevano cambi manuali a 4 o 5 rapporti e un automatico a 3 rapporti, mentre la trazione era sempre anteriore.

Anni di produzione

1983 - 1988

Il restyling del 1986 e la versione sportiva

A metà del proprio ciclo di vita, nel 1986, la vettura riceve un aggiornamento che ne modifica in modo sensibile l'assetto e l'estetica: le sospensioni posteriori a balestra vengono sostituite da un più moderno schema a molle elicoidali, mentre il frontale viene ridisegnato con una nuova mascherina e gruppi ottici differenti.

Sempre nel 1986 debutta la variante sportiva di vertice, equipaggiata con il quattro cilindri 1.298 cc a doppio albero a camme e 16 valvole, riconoscibile per lo spoiler posteriore, le minigonne laterali e i fendinebbia, oltre a un abitacolo con finiture più curate rispetto alle versioni di base.

Guida, affidabilità e mercato dell'usato

Al volante, la SA310 privilegia la leggerezza e l'economia di esercizio rispetto alle prestazioni pure: le versioni di base non brillano in accelerazione, ma restituiscono consumi molto contenuti e una guida priva di pretese, apprezzata negli anni anche per il comfort superiore alle aspettative per una utilitaria del suo segmento. Il punto debole più citato riguarda l'impianto frenante, con tamburi posteriori non sempre all'altezza del traffico moderno, e una tenuta di strada che ad andature sostenute può risultare meno prevedibile.

Sul fronte dell'affidabilità, la meccanica semplice e robusta ha permesso a diversi esemplari di percorrere distanze molto elevate con manutenzione ordinaria, un tratto che ha contribuito a costruire la fama di solidità tipica delle vetture giapponesi di quegli anni e che oggi rende gli esemplari sopravvissuti oggetto di interesse da parte di collezionisti e appassionati di auto d'epoca giapponesi.

Le generazioni della SA 310

  • 1983 - 1986: modello originale — Versione di lancio con sospensioni posteriori a balestra, disponibile con carrozzeria a 3 o 5 porte e motorizzazioni a tre e quattro cilindri di cilindrata compresa tra 993 e 1.324 cc.
  • 1986 - 1988: restyling — Aggiornamento con sospensioni posteriori a molle elicoidali, frontale ridisegnato e introduzione della variante sportiva di vertice con motore 1.298 cc a doppio albero a camme e 16 valvole.

Domande frequenti sulla SA 310

Perché questa Suzuki si chiama SA310 e non Swift?

SA310 era in origine il codice di progetto assegnato da Suzuki ai primi esemplari destinati ai mercati esteri, introdotto nel 1983 prima che il marchio adottasse in modo diffuso il nome commerciale Swift, usato invece fin da subito in altri mercati insieme al nome Cultus riservato al Giappone.

Che motore montava la Suzuki SA310?

La gamma comprendeva principalmente un tre cilindri benzina da 993 cc, disponibile anche in versione turbo, un quattro cilindri da 1.324 cc e, per la versione sportiva di vertice introdotta nel 1986, un quattro cilindri 1.298 cc a doppio albero a camme e 16 valvole.

La Suzuki SA310 era una vettura affidabile?

Sì, la meccanica semplice e robusta ha permesso a molti esemplari di percorrere chilometraggi molto elevati con una manutenzione ordinaria, contribuendo alla reputazione di solidità delle utilitarie giapponesi di quella generazione.

Qual è la differenza principale tra il modello iniziale e la versione restyling del 1986?

Il restyling del 1986 ha introdotto sospensioni posteriori a molle elicoidali al posto delle balestre, un frontale ridisegnato e la nuova variante sportiva di vertice con motore a doppio albero a camme e 16 valvole.

Fonti

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