Dalla pista dei rally alla strada: la nascita della WRX
La sigla WRX compare per la prima volta sulla Impreza a metà degli anni Novanta, quando Subaru decide di trasformare l'esperienza maturata nel Campionato Mondiale Rally in un modello stradale ad alte prestazioni. Le prime Impreza da competizione, riconoscibili per la livrea blu con i numeri della sponsorizzazione 555, conquistano la prima vittoria iridata nel 1994 e il primo titolo mondiale l'anno successivo, aprendo una stagione di successi che porterà il marchio a sommare diversi titoli piloti e costruttori nel corso del decennio.
La versione stradale più radicale, la STI, arriva sul mercato giapponese nel gennaio 1994: monta un boxer turbo da due litri capace di erogare circa 250 CV, valore che nelle serie successive della prima generazione si stabilizza intorno ai 275 CV. Per celebrare i tre titoli costruttori consecutivi, nel 1998 Subaru realizza la 22B, un'edizione speciale in appena 424 esemplari mai importata ufficialmente in Italia.
Motore
Boxer 4 cilindri turbo, in versioni da 2.0 a 2.5 litri
Le generazioni della WRX: dall'Impreza al modello autonomo
- Prima generazione (1992-2000): nasce come variante sportiva della prima Impreza, con motore boxer turbo da 2.0 litri e potenze che nella STI raggiungono i 275 CV.
- Seconda generazione (2000-2007): la STI adotta ancora il quattro cilindri boxer turbo da 2.0 litri, con potenze intorno ai 265 CV e uno 0-100 km/h sotto i 6 secondi.
- Terza generazione (2007-2014): la Impreza abbandona la carrozzeria a tre volumi per l'assetto a due volumi con portellone; la WRX riceve il boxer 2.5 turbo, mentre la STI propone sia il 2.5 da 300 CV per l'export sia il 2.0 turbo da oltre 300 CV riservato al mercato giapponese.
- WRX come modello indipendente (2014-2021): la WRX si separa dalla gamma Impreza e diventa un modello a sé, disponibile solo in carrozzeria berlina con boxer 2.0 turbo da 268 CV, affiancato dalla STI con motore 2.5 da oltre 300 CV nelle versioni export.
- Nuova generazione (dal 2022): debutta un boxer turbo 2.4 litri da 271 CV, abbinato a cambio manuale o automatico CVT, mentre la produzione della STI viene sospesa nella maggior parte dei mercati.
Potenza
Da circa 227 CV a oltre 300 CV a seconda della versione
Motore boxer e trazione integrale: l'identità tecnica della WRX
Il cuore della WRX resta, generazione dopo generazione, il motore boxer a cilindri contrapposti, soluzione che Subaru adotta fin dal 1966 per garantire un baricentro basso e una distribuzione dei pesi equilibrata. Nelle versioni turbocompresse questa architettura si è tradotta in un'erogazione di coppia pronta e in una sonorità che ha contribuito non poco al fascino del modello presso gli appassionati.
Inseparabile dal boxer è la trazione integrale simmetrica, ereditata dalla tradizione Subaru avviata nel 1972 con la Leone: nella WRX questo sistema, spesso abbinato a differenziali a slittamento limitato e a centraline di gestione della coppia tra gli assi, è da sempre uno dei principali motivi per cui il modello viene scelto da chi cerca stabilità e trazione anche in condizioni di aderenza precaria.
Anni di produzione
Dal 1994 (come variante Impreza), modello autonomo dal 2014
Affidabilità, usato e presenza sul mercato italiano
La WRX non è mai stata un prodotto di grande diffusione in Italia: nella sua storia più recente non figura nel listino ufficiale Subaru Italia, e chi desidera possederne una deve rivolgersi al mercato dell'usato o a canali di importazione. Le quotazioni delle unità europee più curate restano tendenzialmente sostenute, complice lo status di modello di culto tra gli appassionati di guida sportiva a trazione integrale.
Dal punto di vista della meccanica, il motore boxer turbo della WRX viene generalmente considerato solido se sottoposto a manutenzione regolare; i problemi più frequenti riguardano esemplari trascurati o modificati con elaborazioni non gestite correttamente. Tra gli aspetti da valutare con attenzione in fase di acquisto ci sono i consumi, che restano elevati anche con uno stile di guida misurato, e la qualità percepita degli interni, storicamente considerata meno curata rispetto a quella delle principali concorrenti europee.









