Dal concept di Tokyo alla produzione
La Subaru SVX debutta come concept al Salone dell'Auto di Tokyo nel 1989, pensata per dimostrare le capacità tecniche e stilistiche del marchio al di fuori dei modelli di volume abituali. La versione di serie arriva sul mercato giapponese nel 1991 con il nome Alcyone SVX, mentre nel resto del mondo viene commercializzata semplicemente come SVX.
Il progetto nasce dalla collaborazione con Giorgetto Giugiaro e il suo studio ItalDesign, già autori di altre vetture dalle linee filanti dell'epoca. La carrozzeria della SVX raggiunge un coefficiente di resistenza aerodinamica molto basso per la categoria, un dato che riflette l'attenzione riposta nello sviluppo della vettura.
Motore
Boxer 6 cilindri 3.3 litri EG33
Il motore boxer sei cilindri e la trazione integrale
Il cuore della SVX è il motore EG33, un boxer a sei cilindri di 3,3 litri con doppio albero a camme in testa e quattro valvole per cilindro: si tratta del primo propulsore a sei cilindri contrapposti mai realizzato da Subaru. Eroga 231 CV a 5.400 giri/min e 309 Nm di coppia massima a 4.400 giri/min, abbinato esclusivamente a un cambio automatico a quattro rapporti, senza mai offrire un'alternativa manuale.
- Trazione integrale permanente di serie su gran parte dei mercati
- Variante a trazione anteriore proposta tra il 1994 e il 1995 per contenere i costi
- Alcuni modelli giapponesi di prima serie erano dotati anche di sterzo alle quattro ruote
Potenza massima
231 CV a 5.400 giri/min
Il design: i finestrini a doppia sezione
L'elemento più riconoscibile della SVX è la vetratura laterale a doppia sezione, ispirata al mondo aeronautico: ogni finestrino è diviso in due parti, con solo la sezione inferiore che si abbassa, mentre quella superiore resta fissa e prosegue idealmente la linea del parabrezza. Questa soluzione, insieme alla linea a cuneo firmata Giugiaro, distingue immediatamente la SVX da qualsiasi altra coupé giapponese del periodo.
Velocità massima
Circa 240 km/h (limitata a circa 230 km/h dal 1994)
Un progetto ambizioso penalizzato dal mercato
Nonostante l'ambizione tecnica e stilistica, la SVX non raggiunse mai gli obiettivi di vendita fissati da Subaru. La produzione complessiva si fermò a 24.379 esemplari nell'arco di cinque anni, suddivisi tra Stati Uniti, Europa, Giappone e altri mercati minori. Il prezzo elevato rispetto alla concorrenza, l'assenza di un cambio manuale e la crisi economica giapponese dei primi anni Novanta contribuirono a un insuccesso commerciale che portò alla fine della produzione nel 1996, senza un vero e proprio erede diretto nella gamma Subaru.
Anni di produzione
1991 - 1996
La SVX oggi: rarità e mercato dell'usato
A distanza di decenni, la scarsità di esemplari e la storia produttiva travagliata hanno trasformato la SVX in un'auto ricercata dagli appassionati di vetture giapponesi degli anni Novanta. Chi valuta l'acquisto di un esemplare usato deve tenere conto della reperibilità non semplice dei ricambi, in particolare per i meccanismi dei finestrini a doppia sezione, e della necessità di una manutenzione accurata del motore boxer e degli organi della trazione integrale.









