Le origini: dalla kei car Rex alla piccola integrale Subaru
La prima Justy debutta nel mercato giapponese nel 1984 come evoluzione della utilitaria Rex, di cui riprende porte e alcuni pannelli di carrozzeria pur crescendo in lunghezza e larghezza per uscire dalla categoria delle kei car. L'obiettivo dichiarato era competere con le piccole giapponesi a basso consumo dell'epoca, offrendo un'alternativa economica ma con un tocco tecnico distintivo.
Le versioni europea e americana arrivano nel 1987, seguite nel 1989 da un restyling che uniforma l'estetica anche sul mercato giapponese. La prima serie resta in listino fino alla metà degli anni Novanta ed è l'unica generazione sviluppata e prodotta interamente da Subaru, prima che il modello iniziasse il suo percorso fatto di alleanze industriali.
Motori
Benzina 3 cilindri da 1.0 a 1.5 litri; diesel 1.3 turbo sulla terza serie
Motori e trazione integrale: il tratto distintivo della Justy
Sulla prima serie la Justy monta motori tre cilindri di piccola cilindrata, un 997 cc e un 1189 cc, abbinabili a cambio manuale o, in una delle prime applicazioni di questo tipo su un'auto di serie, a un cambio CVT a variazione continua.
Con la seconda serie, basata sulla Suzuki Cultus/Swift dell'epoca, la cilindrata sale a 1,3 litri con potenze comprese tra 68 e 86 CV dopo l'aggiornamento del 2001. La terza serie, presentata da Subaru al Salone di Francoforte 2003 come G3X Justy e costruita da Suzuki nello stabilimento ungherese Magyar Suzuki, propone due motorizzazioni benzina da 1,3 e 1,5 litri abbinate alla trazione integrale e un diesel turbo 1,3 litri a trazione anteriore.
La svolta arriva con la quarta serie, presentata sempre a Francoforte nel 2007: costruita da Daihatsu sulla base della Boon/Sirion, abbandona la trazione integrale in favore della sola trazione anteriore e adotta un tre cilindri 1.0 da 51 kW, disponibile in Italia anche in versione bi-fuel benzina/GPL.
Anni di produzione
Dal 1984 in Giappone; in Europa dal 1987 al 2011; rilanciata in Giappone dal 2016
Le generazioni e i partner industriali
Nel corso di oltre trent'anni la Justy ha cambiato pelle più volte, diventando di fatto un contenitore di accordi OEM tra Subaru e altri costruttori giapponesi:
- Prima serie (1984-1994/1995): sviluppo e produzione interamente Subaru, derivata dalla Rex.
- Seconda serie (1995-2003): rebadge della Suzuki Cultus/Swift, prodotta in Ungheria.
- Terza serie G3X (2003/2004-2007): basata sulla Suzuki Ignis, costruita da Magyar Suzuki con motori benzina AWD e diesel a trazione anteriore.
- Quarta serie (2007-2011): rebadge della Daihatsu Boon/Sirion, ultima Justy venduta in Europa prima della sostituzione con la Subaru Trezia.
- Quinta serie (dal 2016, solo mercato giapponese): il nome viene rilanciato su un monovolume compatto gemello di Toyota Tank/Roomy e Daihatsu Thor, tuttora aggiornato con interventi periodici da parte di Subaru.
La Justy sul mercato dell'usato: pregi, difetti e affidabilità
Chi cerca una Justy usata trova un'auto apprezzata per l'agilità di guida, l'abitacolo pratico e la possibilità, sulle prime tre generazioni, di contare su una trazione integrale rara in questo segmento anche su fondi scivolosi. I consumi restano generalmente contenuti, con la seconda serie AWD 1.3 attestata intorno ai 5-6 litri per 100 km nel ciclo combinato.
Sul fronte dei difetti, le versioni basate sulla piattaforma Ignis (terza serie) possono soffrire di consumo d'olio sui motori 1.3 e 1.5, tenuta della guarnizione della testata sugli esemplari più percorsi e qualche anomalia elettrica su sensori e bobine. Sulla quarta serie, soprattutto nelle versioni GPL, si segnalano più frequentemente problemi legati al sistema d'accensione. In generale i materiali degli interni restano un punto debole rispetto ad altri modelli Subaru, mentre la meccanica conferma una robustezza di fondo in linea con la reputazione del marchio.
