Scheda modello

Panther Westwinds Kallista

Roadster artigianale a due posti dallo stile retrò anni '30, costruita in Inghilterra su telaio in acciaio e carrozzeria in alluminio, con meccanica Ford a benzina.

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Perché sì

  • Estetica retrò anni '30 abbinata a una meccanica Ford moderna e diffusa
  • Costruzione artigianale con rifiniture curate, come plancia in legno verniciato e pelle Connolly
  • Meccanica Ford affidabile e con ricambi relativamente reperibili
  • Prestazioni brillanti per l'epoca grazie alle versioni con motore V6
  • Rarità e appeal da club di appassionati, soprattutto in UK e Germania

Da valutare

  • Componenti di carrozzeria e dettagli specifici Panther difficili da reperire, vista la produzione limitata
  • Carrozzeria in alluminio o vetroresina sensibile agli agenti atmosferici se non ben mantenuta
  • Mercato dell'usato di nicchia, con quotazioni molto variabili in base a stato e provenienza
  • Finiture da piccola serie artigianale, che richiedono attenzione nella scelta dell'esemplare

In sintesi

Segmento
Roadster artigianale
Carrozzeria
Roadster 2 porte, 2 posti
Anni di produzione
1982-1990 (Panther Westwinds), 1990-1993 (SsangYong)
Designer
Robert Jankel
Motori
Ford 1.6 CVH, 2.0 N9A, 2.8 e 2.9 Cologne V6
Trazione
Posteriore
Cambio
Manuale a 5 marce o automatico a 3 rapporti
Peso
Circa 965 kg
Passo
2.550 mm
Stabilimenti
Byfleet/Brooklands, poi Harlow (Essex)

La Kallista nasce nel 1982 come erede della Lima, nel periodo in cui Panther Westwinds era già passata nelle mani dell'imprenditore sudcoreano Young Chull Kim tramite la Jindo Corporation, dopo il collasso finanziario dell'azienda fondata da Robert Jankel avvenuto nel 1980. Disegnata dallo stesso Jankel, la vettura abbandona i componenti Vauxhall della Lima per adottare meccanica Ford, ritenuta più affidabile e facile da reperire. La produzione in piccola serie parte nel febbraio 1983 nello stabilimento di Byfleet, vicino al circuito di Brooklands, per poi trasferirsi verso la fine degli anni '80 a Harlow, nell'Essex.

Nascita di un'erede: dalla Lima alla Kallista

Quando Panther Westwinds si trova a dover rilanciare la propria gamma dopo il passaggio di proprietà alla Jindo Corporation, la scelta cade su un nuovo modello capace di sostituire la Lima. La Kallista mantiene l'impostazione da roadster inglese in stile classico, con richiami alle Allard e alle Morgan dell'epoca, ma abbandona la base meccanica Vauxhall in favore dei componenti Ford, più diffusi e facili da assistere.

La struttura è composta da un telaio tubolare in acciaio saldato, rivestito da una carrozzeria in alluminio: una soluzione che privilegia leggerezza e rigidità, coerente con l'approccio artigianale voluto da Robert Jankel fin dalla fondazione del marchio.

Anni di produzione

1982-1990 (Panther Westwinds), 1990-1993 (SsangYong)

Motori e meccanica di derivazione Ford

  • 1.6 CVH: 4 cilindri in linea, 1.597 cm³, circa 82 CV a 6.000 giri
  • 2.0 N9A: 4 cilindri in linea con distribuzione bialbero
  • 2.8 Cologne: V6, 2.792 cm³
  • 2.9 Cologne: V6, 2.933 cm³

Le versioni con motore V6 erano le più prestazionali della gamma, capaci di scattare da 0 a 97 km/h in meno di 8 secondi, mentre la 1.6 di accesso raggiungeva una velocità massima dichiarata di circa 152 km/h. Il cambio poteva essere manuale a 5 rapporti oppure automatico a 3 rapporti, con trazione posteriore in entrambi i casi.

Abitacolo artigianale e allestimenti

Coerente con la filosofia Panther, l'abitacolo della Kallista puntava su materiali pregiati e lavorazioni curate: plancia rivestita in legno verniciato, sedili e finiture in pelle Connolly, oltre a dotazioni non scontate per una vettura di nicchia come servosterzo, autoradio e climatizzazione disponibili su richiesta.

Il passaggio a SsangYong e la fine della produzione

Nel luglio 1987 la Jindo Corporation cede le proprie quote a SsangYong, che eredita così anche la produzione della Kallista. Nella primavera del 1990 il nuovo proprietario annuncia la fine della produzione con il marchio Panther, ma la vettura non scompare del tutto: SsangYong ne realizza infatti una versione con marchio proprio, prodotta fino al 1993 in un numero molto ridotto di esemplari.

Questa variante, più larga di circa 10 cm rispetto agli originali Panther, adottava di serie una carrozzeria in vetroresina, con l'alluminio relegato a opzione. Con l'assorbimento della divisione automobilistica SsangYong da parte di Daewoo, nel 1999, si chiude definitivamente il capitolo Kallista.

Le generazioni della Kallista

11anni di storia

1982—19908 anni

Panther Westwinds Kallista

Versione originale prodotta a Byfleet, vicino Brooklands, e successivamente a Harlow. Disponibile con motori Ford da 1.6 a 2.9 litri, telaio tubolare in acciaio e carrozzeria in alluminio.

1990—19933 anni

SsangYong Kallista

Versione con marchio SsangYong, prodotta in numero molto limitato dopo la cessione delle quote Jindo. Carrozzeria in vetroresina di serie (alluminio optional) e scocca allargata di circa 10 cm rispetto all'originale.

Domande frequenti sulla Kallista

In che periodo è stata prodotta la Panther Kallista?

Con il marchio Panther Westwinds dal 1982-1983 al 1990; successivamente, sotto la proprietà SsangYong, ne è stata realizzata una versione con marchio proprio fino al 1993.

Che motori montava la Kallista?

Unità Ford a benzina: il 4 cilindri 1.6 CVH, il 2.0 N9A e i V6 Cologne da 2.8 e 2.9 litri, abbinati a cambio manuale a 5 marce o automatico a 3 rapporti.

Che differenza c'è tra la Kallista Panther e quella SsangYong?

La versione SsangYong, prodotta in pochissimi esemplari fino al 1993, era più larga di circa 10 cm e montava di serie una carrozzeria in vetroresina anziché in alluminio.

La Panther Kallista è affidabile?

La meccanica di origine Ford è generalmente affidabile e relativamente facile da assistere; l'attenzione maggiore va posta sulla carrozzeria in alluminio o vetroresina, da proteggere dagli agenti atmosferici per evitare opacizzazioni o screpolature.

Chi ha disegnato la Panther Kallista?

Il progetto porta la firma di Robert Jankel, fondatore di Panther Westwinds, che ne curò sia le linee retrò sia l'impostazione tecnica del telaio.

Fonti

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