Le origini: un pick-up nato dall'alleanza con Isuzu
L'Opel Campo non è un progetto sviluppato da zero a Rüsselsheim, ma il frutto dell'accordo industriale che legava General Motors a Isuzu fin dagli anni Settanta. Il modello altro non è che la versione europea dell'Isuzu Faster di terza generazione, commercializzata in parallelo con il marchio Opel e con quello Isuzu, con il nome di Isuzu Campo.
Nel Regno Unito la storia del veicolo è ancora più stratificata: il pick-up debutta nel 1988 come Bedford Brava e, dopo la chiusura del marchio Bedford, viene rinominato Vauxhall Brava nel 1990. In Italia, invece, l'Opel Campo arriva ufficialmente nel maggio 1992 con la versione Sportscab, seguita a settembre dello stesso anno dalla Crewcab a quattro porte.
Potenza
76-109 CV
Motori e trasmissioni: benzina e turbodiesel a confronto
La gamma motori dell'Opel Campo punta soprattutto sul gasolio. Il propulsore diesel 2.5 a iniezione diretta apre i listini con 76 CV, per poi salire fino a 100 CV dopo il restyling del 1997; nella serie speciale Limited Edition del 2001 la stessa base viene proposta anche in versione turbodiesel con intercooler. In cima alla gamma si colloca il diesel 3.1 turbo, capace di erogare 109 CV. Per chi preferiva l'alimentazione a benzina, restava disponibile un 2.3 da 94-98 CV.
- Cambio: manuale a 5 marce, con automatico a 4 rapporti offerto su alcune configurazioni
- Consumi dichiarati: dagli 8,2 l/100 km del 2.5 turbodiesel da 76 CV ai 10,8 l/100 km della versione 3.1 turbodiesel 4x4 in configurazione Crewcab
Anni di produzione
1991-2001 (in Italia dal 1992)
Sportscab e Crewcab: due carrozzerie per due missioni
L'Opel Campo veniva proposto in due configurazioni principali. La Sportscab, a due porte, offriva un abitacolo con due sedili principali e due posti di fortuna, privilegiando lo spazio sul cassone posteriore. La Crewcab, a quattro porte, sacrificava invece 34 centimetri di cassone per ricavare una vera panca posteriore e ospitare fino a cinque persone.
L'abitacolo, per gli standard dell'epoca, era curato: rivestimenti di buona qualità, tonalità neutre, sedili anatomici con schienale reclinabile e poggiatesta, volante a tre razze e orologio digitale, con il climatizzatore disponibile come optional.
Trazione integrale e attitudine al fuoristrada
Pensato per un uso professionale ma anche per il tempo libero, l'Opel Campo offriva la trazione integrale inseribile con riduttore e mozzi a ruota libera manuali o automatici, oltre a un differenziale posteriore autobloccante su alcune versioni. Le sospensioni anteriori indipendenti a barre di torsione e il retrotreno a ponte rigido con balestre semiellittiche erano tarati per garantire stabilità sia a vuoto sia a pieno carico. Lo sterzo a circolazione di sfere era servoassistito per agevolare sia la guida fuoristrada sia le manovre in città, mentre l'impianto frenante abbinava dischi autoventilati anteriori a tamburi al retrotreno.
La fine di un'era: dal restyling al ritiro dal mercato
Nel maggio 1997 l'Opel Campo riceve un restyling che ne aggiorna lo stile e potenzia la gamma diesel; nello stesso periodo il pick-up viene introdotto anche in Australia con il nome Holden Campo. Poco prima della fine della carriera commerciale, nel marzo 2001, Opel lancia la serie speciale Limited Edition, riconoscibile dalla livrea bicolore e da una dotazione di comfort più ricca, con alzacristalli elettrici e climatizzatore. La produzione europea si chiude nel dicembre 2001, quando il testimone passa al più moderno Isuzu D-Max.









