Dalle biciclette di Chemnitz alla prima automobile
La storia di Wanderer inizia lontano dai motori: nel 1885 Johann Baptist Winklhofer e Richard Adolf Jaenicke aprono a Chemnitz un'officina di riparazione biciclette che nel 1896 diventa una vera azienda, la Wanderer Fahrradwerke AG. Il salto verso i veicoli a motore arriva nel 1902 con la prima motocicletta, mentre i primi tentativi su un'automobile risalgono al 1905 con un prototipo sperimentale.
La produzione automobilistica in serie parte all'inizio degli anni Dieci con la Puppchen, una piccola vettura a quattro cilindri che nel corso delle sue varianti W1-W8 viene costruita in circa 9.000 esemplari fino al 1926. Nata con i sedili disposti in tandem, uno dietro l'altro, viene in seguito aggiornata con la disposizione affiancata più convenzionale.
Modello di punta
W25K Roadster, sei cilindri sovralimentato da 85 CV
La crescita negli anni Venti e i primi sei cilindri
Il successo della Puppchen apre la strada a una gamma più ampia. Con il Typ 10 del 1926 lo stabilimento di Chemnitz arriva a produrre circa 25 vetture al giorno, tanto da rendere necessario un nuovo impianto: nel 1927 entra in funzione la fabbrica di Siegmar, dove i componenti realizzati nello storico sito arrivano via ferrovia direttamente sulla linea di montaggio.
Nel 1928 debutta il primo motore a sei cilindri della casa. In questa fase inizia anche la collaborazione con l'ingegnere Ferdinand Porsche, che firma il quattro cilindri OHV da 1.692 cc montato sulla W17 e il sei cilindri da 1.950 cc della W22.
Anni di produzione automobili civili
1912-1941
L'ingresso in Auto Union e le vetture più significative
La crisi economica del 1929 costringe la proprietà, la Dresdner Bank, a cedere la divisione motociclistica a František Janeček, che ne farà il marchio Jawa. Il 29 giugno 1932 la divisione automobilistica di Wanderer si fonde invece con Audi, DKW e Horch dando vita ad Auto Union, il gruppo simboleggiato dai quattro anelli tuttora presenti nel logo Audi.
All'interno del nuovo gruppo, Wanderer occupa la fascia medio-alta della gamma con modelli come:
- la W21 (1933-1936), berlina a sei cilindri da 35 CV e circa 95 km/h;
- la W24 (1937-1940), la più diffusa della gamma con un quattro cilindri da 1,8 litri e 42 CV, costruita in oltre 22.000 unità;
- la W23 (1937-1941), cabriolet con sei cilindri da 2,6 litri e 62 CV;
- la W25K (1936-1938), roadster con sei cilindri sovralimentato da 2 litri e 85 CV, sviluppata anche grazie al contributo di Ferdinand Porsche per rivaleggiare con la BMW 328.
Nel 1936 lo stabilimento di Chemnitz-Siegmar festeggia la produzione della cinquantamillesima Wanderer, un traguardo che testimonia la solidità raggiunta dal marchio all'interno di Auto Union.
Gruppo di appartenenza
Auto Union (dal 1932, con Audi, DKW e Horch)
La fine della produzione e l'eredità da Oldtimer
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la produzione civile si interrompe: l'ultima Wanderer esce dalle linee nel 1941, mentre lo stabilimento continua a costruire mezzi militari fino al 1945. I bombardamenti alleati distruggono gran parte dell'impianto di Siegmar tra il 1944 e l'inizio del 1945, e la successiva nazionalizzazione in area sovietica chiude definitivamente il capitolo automobilistico del marchio.
Nel dopoguerra il nome Wanderer sopravvive lontano dalle quattro ruote, tra macchine per scrivere, ciclomotori e biciclette, senza mai tornare a costruire automobili. Proprio per questo, oggi ogni Wanderer superstite è a tutti gli effetti un Oldtimer nel senso più pieno del termine: una testimonianza tecnica e storica che il mercato del collezionismo tratta con grande rispetto, premiando in particolare gli esemplari sportivi come la W25K.
