Scheda modello

Oldtimer Stutz

Stutz è il marchio automobilistico di Indianapolis nato nel 1911, celebre per la roadster sportiva Bearcat e per le lussuose Vertical Eight degli anni Trenta, poi rinato negli anni Settanta con le coupé neoclassiche Blackhawk costruite in Italia.

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Perché sì

  • Design ed esecuzione fuori dal comune, spesso realizzati a mano da carrozzieri italiani
  • Rarità e prestigio, con numeri di produzione molto contenuti in ogni epoca del marchio
  • Soluzioni tecniche avanzate per il proprio tempo, come lo chassis ribassato Safety Stutz e i freni idraulici sulle quattro ruote
  • Palmarès sportivo di rilievo, con vittorie di categoria e piazzamenti importanti a Le Mans negli anni Venti

Da valutare

  • Consumi molto elevati sulle versioni con grandi V8 americani della fase di rilancio
  • Reperibilità di ricambi e assistenza complicata, vista la produzione artigianale e la doppia interruzione di attività del marchio
  • Prezzi di listino proibitivi già all'epoca, che ne hanno sempre limitato la diffusione a una clientela ristrettissima
  • Continuità aziendale instabile, con due chiusure (1939 e anni Novanta) che hanno frammentato la storia del marchio

In sintesi

Paese di origine
Stati Uniti
Città
Indianapolis, Indiana
Fondazione
1911 (come Ideal Motor Car Company)
Fondatore
Harry C. Stutz
Segmento
Auto sportive e di lusso, poi coupé neoclassiche
Prima attività
1911-1939
Rilancio
1968-anni Novanta (Stutz Motor Car of America)
Modello più noto
Stutz Bearcat

Tutto comincia nel 1911, quando l'ingegnere Harry C. Stutz fonda a Indianapolis la Ideal Motor Car Company per costruire una vettura da gara capace di competere fin da subito ai massimi livelli. L'anno seguente il marchio prende il nome dello stesso fondatore, Stutz Motor Car Company, e si ritaglia rapidamente una fama solida grazie ai successi in pista e a una gamma di modelli sportivi e di lusso che, per quasi trent'anni, rappresenta uno dei vertici della meccanica americana. Dopo il fallimento della fine degli anni Trenta, il nome Stutz torna a comparire negli anni Settanta grazie a un imprenditore newyorkese che ne rilancia il mito con coupé artigianali dal gusto neoclassico, apprezzate da un pubblico ristretto di celebrità e collezionisti.

Dalla pista di Indianapolis alla Stutz Motor Car Company

La storia di Stutz nasce da un'ambizione precisa: presentarsi alla prima edizione della Indianapolis 500 con una vettura progettata e costruita in appena cinque settimane. Il risultato, un undicesimo posto al debutto assoluto, basta a convincere Harry Stutz a trasformare quel prototipo in un'automobile di serie. Nel 1913 la società, fino a quel momento nota come Ideal Motor Car Company, si fonde con la Stutz Auto Parts Company e assume il nome che diventerà celebre in tutto il mondo: Stutz Motor Car Company.

Nel giro di pochi anni la squadra corse del marchio, soprannominata White Squadron, conquista i titoli nazionali del 1913 e del 1915, costruendo una reputazione fondata sulla velocità e sull'affidabilità meccanica che accompagnerà l'azienda per tutta la sua storia.

Fondazione

1911 (come Ideal Motor Car Company)

Il mito Bearcat

Il modello che rende Stutz un nome familiare anche fuori dagli ambienti sportivi è la Bearcat, lanciata nel 1912 come versione stradale della vettura da corsa. Essenziale nelle forme, con il caratteristico cofano a botte, i sedili a pozzetto e il piccolo parabrezza monocolo davanti al posto di guida, la Bearcat monta inizialmente un quattro cilindri in linea da 6,39 litri capace di circa 60 cavalli, abbinato a un passo più corto rispetto alla vettura di serie da cui deriva.

  • Nel 1912 le Bearcat vincono 25 delle 30 gare a cui partecipano
  • Nel 1915 un esemplare di serie, guidato da Erwin "Cannonball" Baker, percorre la tratta New York-San Diego in poco più di undici giorni, stabilendo un record che ispirerà decenni dopo le sfide su strada del Cannonball Run
  • Il prezzo, attorno ai 2.000 dollari nel 1914, la colloca su un piano nettamente superiore rispetto alle utilitarie dell'epoca come la Ford Model T

La Bearcat resta in produzione, con diversi aggiornamenti meccanici e di carrozzeria, fino alla metà degli anni Venti.

Prima attività

1911-1939

La Safety Stutz e il Vertical Eight

Dal 1926 il marchio cambia strategia e punta sul lusso tecnico con la gamma Vertical Eight, conosciuta anche come Safety Stutz per lo chassis ribassato che ne migliora tenuta di strada e sicurezza passiva. Le prime serie AA e BB montano un otto cilindri monoalbero da 4,7 litri, con potenze comprese tra 92 e 115 cavalli, sufficienti a superare i 100 mph nelle versioni Black Hawk Speedster più spinte.

Il vertice tecnico arriva nel 1931 con il motore DV-32, un otto cilindri bialbero a 32 valvole da 156-161 cavalli, capace di superare i 106 mph: uno dei propulsori più sofisticati mai montati su un'automobile di serie americana prima della Seconda guerra mondiale. Nel 1928 una Stutz coglie inoltre un secondo posto assoluto alla 24 Ore di Le Mans, risultato che consolida la fama sportiva del marchio anche in Europa. Nonostante il prestigio tecnico, la crisi economica degli anni Trenta è fatale: la società fallisce nel 1937 e viene liquidata nel 1939, dopo aver costruito complessivamente circa 39.000 automobili.

Rilancio

1968-anni Novanta (Stutz Motor Car of America)

Il rilancio neoclassico: Blackhawk e Bearcat II

Il nome Stutz torna sul mercato nel 1968, quando il banchiere newyorkese James O'Donnell fonda la Stutz Motor Car of America insieme al designer Virgil Exner. La nuova Blackhawk, presentata nel 1970, è una coupé dal disegno neoclassico costruita artigianalmente in Italia, prima presso Officine Padane a Modena e poi presso la Carrozzeria Saturn vicino a Torino, con oltre 1.500 ore di lavorazione per ogni esemplare e verniciature a lacca rifinite a mano in sei settimane.

Sotto la carrozzeria si trovano meccaniche di grandi V8 americani, tra cui il Pontiac 455 da 7,5 litri capace di circa 425 cavalli nelle prime serie, con prestazioni brillanti ma consumi molto elevati. Il primo esemplare viene acquistato da Elvis Presley nell'ottobre 1970, e negli anni successivi il marchio conquista altri clienti celebri del mondo dello spettacolo. Tra le varianti prodotte figurano anche la cabriolet D'Italia e, dalla fine degli anni Ottanta, la Bearcat II con meccanica Corvette, di cui vengono realizzati solo una dozzina di esemplari prima della cessazione definitiva dell'attività negli anni Novanta.

Le generazioni della Stutz

23anni di storia

1912—192513 anni

Stutz Bearcat

La roadster sportiva che ha lanciato il marchio, derivata direttamente dalla vettura da competizione della prima Indianapolis 500. Essenziale nelle forme e aggiornata più volte nella meccanica, resta il modello simbolo della Stutz delle origini.

1926—19359 anni

Vertical Eight / Safety Stutz, serie AA-BB-M-SV16-DV32

Gamma di vetture di lusso con motore otto cilindri in linea e telaio ribassato Safety Stutz, culminata nel motore DOHC a 32 valvole DV-32, tra i più avanzati dell'epoca sul mercato americano.

Domande frequenti sulla Stutz

Chi ha fondato Stutz e quando?

Il marchio nasce nel 1911 a Indianapolis come Ideal Motor Car Company per iniziativa di Harry C. Stutz, e assume il nome Stutz Motor Car Company nel 1913 dopo la fusione con la Stutz Auto Parts Company.

Cosa significa Safety Stutz?

È il nome con cui viene indicata la gamma Vertical Eight degli anni 1926-1935, caratterizzata da uno chassis ribassato che migliorava la tenuta di strada e la sicurezza rispetto alle vetture concorrenti dell'epoca.

La Stutz Bearcat degli anni Settanta è la stessa auto delle origini?

No, è un modello diverso realizzato dalla Stutz Motor Car of America a fine anni Ottanta, una coupé neoclassica con meccanica Corvette che riprende solo il nome storico della roadster del 1912.

Perché la Stutz Blackhawk è associata a Elvis Presley?

Perché Elvis Presley acquistò il primissimo esemplare di produzione della Blackhawk nell'ottobre 1970, contribuendo a rendere il modello un'icona tra le celebrità dell'epoca.

Fonti

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