Dalle armi alle automobili: la nascita del marchio
La storia di Steyr comincia lontano dalle automobili. La Österreichische Waffenfabriks-Gesellschaft, fondata nel 1864 nella cittadina alta austriaca di Steyr come produttore di armi, aveva già diversificato la propria attività verso le biciclette prima di aprire, nel 1915, una divisione dedicata ai veicoli a motore.
Il primo modello, il 12/40 PS, porta la firma dell'ingegnere Hans Ledwinka, che negli anni successivi sviluppa anche vetture economiche a quattro cilindri accanto a modelli di rappresentanza a sei cilindri. Nel 1926 la divisione auto diventa formalmente Steyr-Werke AG, un marchio autonomo destinato a lasciare un segno preciso nell'ingegneria automobilistica austriaca.
Anni di produzione automobili proprie
1915-1959
L'era Porsche e i modelli a sei e otto cilindri
Nel gennaio 1929 Ferdinand Porsche lascia la Mercedes per diventare direttore tecnico di Steyr-Werke. Nel suo breve periodo in azienda firma la Steyr Austria 37/100, una vettura di lusso con motore otto cilindri da 5,3 litri e 100 CV, presentata al Salone di Parigi ma rimasta limitata a tre soli esemplari prototipali per via delle tensioni con la rivale Austro-Daimler, controllata dallo stesso istituto finanziario. Porsche lascia l'azienda già nel 1930 per fondare a Stoccarda il proprio ufficio di progettazione.
Accanto a questi episodi di alta ingegneria, Steyr consolida una gamma più accessibile: il Tipo XII, un sei cilindri di 1,5 litri con sospensioni posteriori a ruote indipendenti, riceve consensi dalla stampa specializzata internazionale dell'epoca.
Gli anni Trenta: aerodinamica e i modelli 120, 220 e 50/55
Nella seconda metà degli anni Trenta, sotto l'insegna Steyr-Daimler-Puch, la gamma si rinnova con carrozzerie via via più filanti. Il Tipo 120 (1935-36) monta un sei cilindri di 1.990 cc da 50 CV e viene prodotto in circa 1.200 esemplari, seguito dal 125 Super (2.078 cc, 50 CV, circa 200 unità) e dal più prestigioso 220 (1937-41), un sei cilindri di 2.260 cc da 55 CV realizzato in circa 5.900 esemplari con carrozzerie firmate anche da Gläser-Karosserie di Dresda, disponibili in versione berlina e cabriolet.
- Steyr 120/125 Super: quattro cilindri in linea, porte «a suicidio» prive di montante centrale
- Steyr 220: ammiraglia del marchio, sei cilindri e quattro velocità
- Steyr 50/55 «Baby»: utilitaria aerodinamica di fascia economica, con circa 13.000 esemplari del Tipo 55 costruiti entro il 1940
La fine della produzione automobilistica e l'eredità Haflinger
Il 1959 segna la chiusura della produzione di automobili proprie a marchio Steyr: da quel momento la gamma passa a modelli derivati da licenze Fiat, come la Steyr-Fiat 1100 del dopoguerra e la Steyr 2000 basata sulla Fiat 1400. È lo stesso anno in cui debutta però un progetto destinato a fare storia sotto l'ombrello del gruppo: lo Steyr Puch Haflinger, un fuoristrada leggero con motore boxer bicilindrico raffreddato ad aria di 643 cc e 24 CV, prodotto fino al 1974 in circa 16.600 esemplari ed esportato in oltre 110 paesi, con la Svizzera come principale utilizzatore militare.
Capace di trainare fino a 1.500 kg nonostante il peso contenuto di circa 645 kg, l'Haflinger diventa il simbolo della capacità del gruppo Steyr-Daimler-Puch di reinventarsi oltre l'automobile tradizionale, gettando le basi per la successiva vocazione fuoristradistica del marchio Puch.
