Dalla Moline Plow alla Stephens Motor Car Company
La Stephens nacque come costola della Moline Plow Company, storica azienda dell'Illinois attiva nella produzione di aratri e mezzi a trazione animale fin dall'Ottocento. Il nome deriva da George W. Stephens, figura di vertice della società, mentre la guida del nuovo ramo automobilistico fu affidata al figlio G. A. Stephens.
La transizione verso il motore a scoppio avvenne nel 1915, quando fu costruito il primo propulsore, e si concretizzò nel maggio 1916 con la consegna della prima vettura completa a un medico di Freeport. Da quel momento lo stabilimento della Stephenson County, ricavato negli impianti in precedenza occupati da un produttore di carrozze, divenne la sede di produzione per gli otto anni successivi.
Nel 1918 John North Willys, patron della Willys-Overland, rilevò la maggioranza della Moline Plow Company, ma scelse di mantenere il marchio Stephens come realtà distinta. Solo nel 1922 la divisione automobilistica si rese formalmente indipendente, assumendo il nome di Stephens Motor Car Company.
Potenza
55 - 59 CV
Il motore Salient Six: dalla Continental alla valvola in testa
Fin dal debutto la Stephens puntò su un unico schieramento motoristico: il sei cilindri in linea raffreddato ad acqua, con cilindrata di 224 pollici cubici, pari a circa 3.670 cm³.
- 1916-1917: propulsore Continental modello 7-W, capace di circa 55 CV
- Dal 1918: nuovo motore Root & Vandervoort con distribuzione a valvole in testa, portato a 57 CV
- Dal 1922: potenza incrementata fino a 59 CV a 2.750 giri/min
La trasmissione era un cambio manuale a tre rapporti con retromarcia, abbinato a una frizione a disco secco. Il telaio era una tradizionale struttura a longheroni in acciaio stampato con cinque traverse, mentre le sospensioni utilizzavano assi rigidi su molle a balestra sia all'anteriore sia al posteriore.
Anni di produzione
1916 - 1924
Le serie prodotte e la loro evoluzione
Nel corso della sua breve vita commerciale, la gamma Stephens si articolò in diverse serie, ciascuna caratterizzata da miglioramenti meccanici e da un passo progressivamente allungato: dai circa 2.921 mm delle prime Series 60, fino ai 3.150 mm della Series 20 di fine produzione.
Le carrozzerie disponibili comprendevano roadster, torpedo (touring), coupé, berlina e coach, a testimonianza di un'offerta pensata per coprire diversi usi, dalla vettura sportiva a quella di rappresentanza familiare.
Il declino e la fine della produzione
Il 1920 fu l'anno di massima diffusione commerciale del marchio, ma la crescente pressione dei grandi produttori nazionali, in grado di offrire economie di scala e reti di vendita ben più estese, mise progressivamente in difficoltà una realtà di dimensioni ridotte come la Stephens.
La produzione si interruppe nel giugno 1924, dopo circa otto anni di attività. Le stime sul totale delle vetture costruite variano a seconda della fonte: il Standard Catalogue of American Cars indica una cifra di poco superiore alle 19.000 unità, mentre altre stime storiche parlano di un intervallo compreso tra 25.000 e 35.000 esemplari.
Perché oggi la Stephens è considerata un'Oldtimer da collezione
Con una produzione complessiva contenuta e una vita commerciale così breve, gli esemplari di Stephens Salient Six sopravvissuti fino a oggi sono rari, il che li rende oggetto di interesse per i collezionisti di auto d'epoca americane dei primi decenni del Novecento.
Trattandosi di vetture immatricolate quasi un secolo fa, ogni esemplare ancora in circolazione racconta non solo la storia di un piccolo costruttore dell'Illinois, ma anche l'epoca in cui l'industria automobilistica americana si stava consolidando attorno ai grandi marchi nazionali, a scapito di realtà regionali come la Stephens.
