Scheda modello

Oldtimer Stephens

La Stephens Salient Six fu un'automobile di fascia medio-alta costruita dal 1916 al 1924 a Freeport, in Illinois, dalla Stephens Motor Car Company, erede della storica Moline Plow Company.

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Perché sì

  • Carrozzerie curate, frutto di decenni di esperienza nella costruzione artigianale di carrozze e buggy
  • Meccanica semplice e robusta, apprezzata per l'affidabilità nell'uso quotidiano dell'epoca
  • Prezzo sensibilmente inferiore a quello di marchi di lusso come Packard o Lincoln, a fronte di prestazioni comparabili
  • Adozione di un motore a valvole in testa già dal 1918, soluzione tecnicamente avanzata per il periodo
  • Buona economia di esercizio, con consumi dichiarati intorno alle 18-20 miglia per gallone

Da valutare

  • Impianto frenante limitato alle sole ruote posteriori, come consuetudine dell'epoca ma comunque un limite oggettivo
  • Vita commerciale molto breve, meno di un decennio, che non ha permesso investimenti su larga scala nello sviluppo
  • Marchio progressivamente schiacciato dalla concorrenza dei grandi produttori nazionali già consolidati negli anni Venti
  • Esemplari sopravvissuti e ricambi originali oggi estremamente rari, con restauri lunghi e complessi

In sintesi

Paese di origine
Stati Uniti
Sede produttiva
Freeport, Illinois
Anni di produzione
1916 - 1924
Motore
6 cilindri in linea
Cilindrata
3.670 cm³
Potenza
55 - 59 CV
Cambio
Manuale a 3 rapporti
Carrozzerie
Roadster, torpedo, coupé, berlina, coach
Produzione totale
Circa 19.146 unità (stime fino a 25.000-35.000)

Prima di diventare un costruttore di automobili, la famiglia Stephens era conosciuta nell'Illinois per la Moline Plow Company, azienda specializzata in aratri e carrozze a trazione animale. Fu proprio sfruttando questa esperienza artigianale nella costruzione di carrozzerie che, a partire dal 1915, nacque il ramo automobilistico Stephens Motor Branch, guidato da G. A. Stephens e affidato dal punto di vista tecnico all'ingegnere Edward T. Birdsall. La prima vettura completa uscì dallo stabilimento di Freeport nel maggio 1916, aprendo una stagione produttiva che sarebbe durata meno di un decennio ma che avrebbe lasciato un segno preciso nella storia dell'automobilismo americano di fascia media.

Dalla Moline Plow alla Stephens Motor Car Company

La Stephens nacque come costola della Moline Plow Company, storica azienda dell'Illinois attiva nella produzione di aratri e mezzi a trazione animale fin dall'Ottocento. Il nome deriva da George W. Stephens, figura di vertice della società, mentre la guida del nuovo ramo automobilistico fu affidata al figlio G. A. Stephens.

La transizione verso il motore a scoppio avvenne nel 1915, quando fu costruito il primo propulsore, e si concretizzò nel maggio 1916 con la consegna della prima vettura completa a un medico di Freeport. Da quel momento lo stabilimento della Stephenson County, ricavato negli impianti in precedenza occupati da un produttore di carrozze, divenne la sede di produzione per gli otto anni successivi.

Nel 1918 John North Willys, patron della Willys-Overland, rilevò la maggioranza della Moline Plow Company, ma scelse di mantenere il marchio Stephens come realtà distinta. Solo nel 1922 la divisione automobilistica si rese formalmente indipendente, assumendo il nome di Stephens Motor Car Company.

Potenza

55 - 59 CV

Il motore Salient Six: dalla Continental alla valvola in testa

Fin dal debutto la Stephens puntò su un unico schieramento motoristico: il sei cilindri in linea raffreddato ad acqua, con cilindrata di 224 pollici cubici, pari a circa 3.670 cm³.

  • 1916-1917: propulsore Continental modello 7-W, capace di circa 55 CV
  • Dal 1918: nuovo motore Root & Vandervoort con distribuzione a valvole in testa, portato a 57 CV
  • Dal 1922: potenza incrementata fino a 59 CV a 2.750 giri/min

La trasmissione era un cambio manuale a tre rapporti con retromarcia, abbinato a una frizione a disco secco. Il telaio era una tradizionale struttura a longheroni in acciaio stampato con cinque traverse, mentre le sospensioni utilizzavano assi rigidi su molle a balestra sia all'anteriore sia al posteriore.

Anni di produzione

1916 - 1924

Le serie prodotte e la loro evoluzione

Nel corso della sua breve vita commerciale, la gamma Stephens si articolò in diverse serie, ciascuna caratterizzata da miglioramenti meccanici e da un passo progressivamente allungato: dai circa 2.921 mm delle prime Series 60, fino ai 3.150 mm della Series 20 di fine produzione.

Le carrozzerie disponibili comprendevano roadster, torpedo (touring), coupé, berlina e coach, a testimonianza di un'offerta pensata per coprire diversi usi, dalla vettura sportiva a quella di rappresentanza familiare.

Il declino e la fine della produzione

Il 1920 fu l'anno di massima diffusione commerciale del marchio, ma la crescente pressione dei grandi produttori nazionali, in grado di offrire economie di scala e reti di vendita ben più estese, mise progressivamente in difficoltà una realtà di dimensioni ridotte come la Stephens.

La produzione si interruppe nel giugno 1924, dopo circa otto anni di attività. Le stime sul totale delle vetture costruite variano a seconda della fonte: il Standard Catalogue of American Cars indica una cifra di poco superiore alle 19.000 unità, mentre altre stime storiche parlano di un intervallo compreso tra 25.000 e 35.000 esemplari.

Perché oggi la Stephens è considerata un'Oldtimer da collezione

Con una produzione complessiva contenuta e una vita commerciale così breve, gli esemplari di Stephens Salient Six sopravvissuti fino a oggi sono rari, il che li rende oggetto di interesse per i collezionisti di auto d'epoca americane dei primi decenni del Novecento.

Trattandosi di vetture immatricolate quasi un secolo fa, ogni esemplare ancora in circolazione racconta non solo la storia di un piccolo costruttore dell'Illinois, ma anche l'epoca in cui l'industria automobilistica americana si stava consolidando attorno ai grandi marchi nazionali, a scapito di realtà regionali come la Stephens.

Le generazioni della Stephens

8anni di storia

1916—19171 anno

Six Series 60

Prima serie prodotta dal ramo automobilistico della Moline Plow Company, spinta dal motore Continental 7-W da 3.670 cm³ e circa 55 CV, su un passo di circa 2.921 mm. Segnò l'ingresso della Stephens nel mercato automobilistico dopo decenni di produzione di aratri e carrozze.

1918—19191 anno

Salient Six Series 70

Con questa serie debuttò il nuovo motore Root & Vandervoort a valvole in testa, che portò la potenza a 57 CV. Furono gli anni in cui John North Willys acquisì il controllo della Moline Plow Company, pur mantenendo il marchio Stephens distinto da Willys-Overland.

1920—19211 anno

Salient Six Series 80

Il passo crebbe fino a circa 3.099 mm e la gamma raggiunse il suo momento di maggiore diffusione commerciale, con il 1920 miglior anno di produzione nella storia del marchio.

1923—19241 anno

Six Series 10 e Series 20

Ultima evoluzione della gamma, con potenza portata a 59 CV a 2.750 giri/min e passo esteso fino a 3.150 mm sulla Series 20. La produzione si fermò nel giugno 1924, sotto la pressione della concorrenza dei grandi marchi nazionali.

Domande frequenti sulla Stephens

Che cos'è la Stephens Salient Six?

È l'automobile di fascia medio-alta prodotta dal 1916 al 1924 a Freeport, in Illinois, dalla Stephens Motor Car Company, azienda nata come divisione automobilistica della Moline Plow Company.

Quante Stephens Salient Six sono state prodotte?

Secondo il Standard Catalogue of American Cars la produzione totale fu di circa 19.146 unità tra il 1917 e il 1924, anche se alcune stime storiche indicano un intervallo più ampio, fino a 25.000-35.000 esemplari.

Perché il modello si chiamava 'Salient Six'?

'Salient' era un termine promozionale usato per indicare qualcosa che si fa notare immediatamente, riferito al motore a sei cilindri presentato come principale punto di forza della vettura.

Quando ha cessato l'attività la Stephens Motor Car Company?

La produzione si interruppe nel giugno 1924, dopo circa otto anni di attività nello stabilimento di Freeport, in Illinois, travolta dalla concorrenza dei grandi produttori nazionali.

Fonti

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