Scheda modello

Oldtimer RenT Bonnet

Un piccolo costruttore francese nato nel 1961 dalla rottura tra René Bonnet e Charles Deutsch, capace di firmare con la Djet la prima automobile stradale di serie a motore centrale-posteriore della storia.

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Perché sì

  • Prima vettura di serie al mondo con motore in posizione centrale-posteriore, soluzione fino ad allora riservata alle auto da corsa
  • Peso contenuto, circa 600 kg, grazie alla carrozzeria in vetroresina su telaio tubolare in acciaio
  • Freni a disco sulle quattro ruote, dotazione avanzata per la sua epoca
  • Risultati concreti in gara, comprese le 24 Ore di Le Mans, che ne hanno consolidato la reputazione tecnica
  • Rarità assoluta, con appena 198 esemplari prodotti sotto il marchio René Bonnet

Da valutare

  • Produzione numericamente minima, che rende oggi la ricerca di un esemplare originale molto complessa
  • Abitacolo ridotto e ergonomia di guida pensata più per la pista che per l'uso quotidiano
  • Componentistica meccanica derivata da modelli Renault di serie, meno pregiata rispetto a costruttori sportivi coevi
  • Reperibilità dei ricambi originali molto limitata, con conseguente difficoltà di restauro e manutenzione

In sintesi

Marchio
Automobiles René Bonnet
Segmento
Vettura sportiva compatta
Carrozzeria
Coupé 2 posti in vetroresina
Anni di produzione
1962-1964 (poi proseguita da Matra fino al 1968)
Motore
4 cilindri Renault, 1.108 cc (varianti da competizione 996 cc twin-cam)
Potenza
Da circa 65 a 95 CV nella versione Gordini
Peso
Circa 600 kg
Velocità massima
Circa 165 km/h
Telaio
Traliccio tubolare in acciaio con carrozzeria in vetroresina
Esemplari prodotti
198 unità con il marchio René Bonnet

Nel mondo degli Oldtimer, dove la storia tecnica conta quanto il fascino estetico, il marchio francese René Bonnet occupa un posto speciale: piccolo per dimensioni e produzione, ma decisivo per un'innovazione che avrebbe cambiato per sempre il modo di costruire le vetture sportive. Nato nel 1961 dalla separazione tra René Bonnet e il suo storico socio Charles Deutsch, con cui dal 1946 aveva dato vita alla Deutsch et Bonnet, il nuovo marchio scelse la strada dei motori Renault al posto dei propulsori Panhard, imboccando una direzione che in pochi mesi avrebbe portato alla nascita della Djet, la prima vettura stradale di serie con motore centrale mai realizzata.

La rottura con Deutsch e la nascita del marchio

La storia di René Bonnet come costruttore in proprio comincia da una separazione. Insieme a Charles Deutsch, Bonnet aveva fondato nel 1946 la Deutsch et Bonnet, sigla nota agli appassionati come DB, specializzata in vetture leggere basate su meccanica Panhard. Nel 1961 le strade dei due soci si dividono: Deutsch resta fedele ai motori Panhard e dà vita alla propria azienda, mentre Bonnet, con il sostegno finanziario di BP, apre a Romorantin una nuova fabbrica puntando su un partner motoristico diverso, la Renault.

La scelta si rivela decisiva. I quattro cilindri Renault, più moderni e diffusi, permettono a Bonnet di sviluppare rapidamente una gamma di vetture leggere e sportive che porta il suo nome, distinguendosi immediatamente per soluzioni tecniche fuori dagli schemi.

Motore

4 cilindri Renault, 1.108 cc (varianti da competizione 996 cc twin-cam)

La Djet: la prima stradale al mondo con motore centrale

Il modello che consegna René Bonnet alla storia dell'automobile è la Djet, presentata nei primi anni Sessanta e progettata da Jacques Hubert, già collaboratore delle vetture da competizione DB. Sotto una carrozzeria filante in vetroresina, con un coefficiente aerodinamico molto basso per l'epoca, nasconde una soluzione rivoluzionaria: il motore, un quattro cilindri Renault da 1.108 cc, è collocato in posizione centrale-posteriore, davanti all'asse delle ruote posteriori.

Si tratta della prima automobile di serie destinata alla strada a impiegare questa architettura, oggi diffusissima tra le supercar ma allora appannaggio esclusivo dei prototipi da corsa. Il telaio è un traliccio tubolare in acciaio, le sospensioni sono indipendenti su tutte e quattro le ruote e i freni a disco equipaggiano l'intera vettura: una dotazione tecnica di alto livello per una vettura compatta e leggera, che sfiora appena i 600 kg.

Potenza

Da circa 65 a 95 CV nella versione Gordini

Motori, versioni e vita in pista

La gamma René Bonnet comprende, accanto alla Djet, anche modelli come la Le Mans e la Missile, evoluzioni delle precedenti DB con carrozzerie decappottabili e la medesima base meccanica Renault, oltre alla rarissima Aérojet, versione da competizione realizzata in appena 9 esemplari tra il 1964 e il 1965.

La Djet, disponibile inizialmente con il quattro cilindri da 1.108 cc capace di circa 65-70 CV, riceve anche una preparazione Gordini in grado di superare i 90 CV, mentre le versioni da corsa adottano un bialbero 996 cc. Il debutto alla 24 Ore di Le Mans conferma le doti dinamiche della vettura, tanto che la maggior parte degli esemplari costruiti finisce impiegata più in pista che su strada, contribuendo a consolidare la fama tecnica del marchio.

Velocità massima

Circa 165 km/h

La cessione a Matra e la fine del marchio

Nonostante il valore tecnico dei suoi modelli, René Bonnet fatica a reggere i costi di sviluppo e produzione. Le difficoltà finanziarie portano, nell'ottobre 1964, alla cessione dell'azienda a Matra, gruppo industriale con interessi nella tecnologia della vetroresina che ne aveva progressivamente rilevato le quote. Nasce così la divisione automobilistica Matra Sports, che nell'aprile 1965 rimette in produzione la Djet con il nome Matra-Bonnet, mantenendo per un periodo anche il simbolo del capricorno caro a René Bonnet, prima di passare definitivamente al logo Matra.

Il marchio originario chiude così la propria storia dopo appena tre anni di attività autonoma, ma lascia un'eredità tecnica che la stessa Matra porterà avanti fino alla fine degli anni Sessanta, con oltre 1.400 Djet aggiuntive vendute con il proprio marchio.

Anni di produzione

1962-1964 (poi proseguita da Matra fino al 1968)

René Bonnet oggi tra gli Oldtimer

Con appena 198 esemplari realizzati sotto l'insegna originaria, la René Bonnet Djet è oggi una delle vetture francesi più rare e ricercate dal collezionismo specializzato, apprezzata non tanto per la potenza quanto per il primato storico di prima vettura di serie a motore centrale. Trovare un esemplare integro richiede pazienza e una rete di contatti nel mondo del collezionismo francese, mentre il restauro richiede spesso interventi su misura per la scarsità di ricambi originali.

È esattamente il tipo di vettura che la definizione di Oldtimer, nata in area tedesca, contribuisce a mettere in luce: un'auto che non si limita a invecchiare, ma che racconta un passaggio tecnico fondamentale nella storia dell'automobile.

Le generazioni della RenT Bonnet

6anni di storia

1962—19642 anni

René Bonnet Le Mans e Missile

Prime vetture del nuovo marchio, evoluzione diretta delle precedenti DB: carrozzeria decappottabile 2+2 per la Le Mans, biposto scoperta con muso rinnovato per la Missile, entrambe con meccanica Renault.

1962—19642 anni

René Bonnet Djet

Il modello simbolo del marchio: coupé compatto con motore Renault in posizione centrale-posteriore, telaio tubolare e carrozzeria in vetroresina. Prodotto in 198 esemplari, con varianti stradali e da competizione.

1964—19651 anno

René Bonnet Aérojet

Versione da competizione derivata dalla Djet, realizzata in appena 9 esemplari, pensata per impieghi agonistici più spinti.

1965—19683 anni

Matra-Bonnet / Matra Djet

Dopo la cessione del marchio a Matra nell'ottobre 1964, la Djet resta in produzione con il nuovo nome Matra-Bonnet e successivamente Matra Djet, con circa 1.491 unità aggiuntive vendute fino al 1968.

Domande frequenti sulla RenT Bonnet

Perché la René Bonnet Djet è considerata una vettura storica?

Perché è la prima automobile stradale prodotta in serie ad adottare il motore in posizione centrale-posteriore, una soluzione tecnica fino ad allora riservata alle vetture da competizione e oggi comune tra le supercar.

Quanti esemplari furono costruiti con il marchio René Bonnet?

Complessivamente 198 esemplari della Djet furono realizzati tra il 1962 e il 1964, ai quali si aggiunge la rarissima Aérojet da competizione, costruita in sole 9 unità.

Cosa è successo al marchio René Bonnet dopo il 1964?

Le difficoltà finanziarie portarono alla cessione dell'azienda a Matra nell'ottobre 1964. La Djet rimase in produzione con il nome Matra-Bonnet e poi Matra Djet fino al 1968, con oltre 1.400 esemplari aggiuntivi venduti.

Che motore montava la René Bonnet Djet?

Un quattro cilindri Renault da 1.108 cc, con potenza compresa tra circa 65 CV nella versione base e oltre 90 CV nelle preparazioni Gordini, affiancato da varianti da competizione con motore bialbero 996 cc.

Fonti

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