Dai buggy da spiaggia alla prima Puma
La storia della Puma nasce dalla passione di Adriano Gatto per i dune buggy californiani, un fenomeno che a fine anni '60 conquista anche l'Italia. Il primo modello di successo, la Gatto Spider Spiaggia, è un buggy in vetroresina costruito sulla meccanica del Maggiolino Volkswagen, con motore raffreddato ad aria.
Il successo di questi primi esemplari spinge Gatto a strutturare l'attività in una vera azienda, con sede lungo la via Tiburtina a Roma e con il tecnico Domenico Lombardi come responsabile dello sviluppo di tutti i modelli successivi.
- Base meccanica: pianale e motore Volkswagen Maggiolino
- Carrozzeria: vetroresina, leggera e lavorabile artigianalmente
- Vendita: auto completa oppure in kit di montaggio da assemblare in proprio
Motore Boxer 90
Alfa Romeo 1490 cc boxer, 105 CV
La Puma GTV: la coupé con il tetto che si apre
Per superare la crisi commerciale dei buggy negli anni '70, nel 1979 Gatto lancia il modello che renderà la Puma davvero celebre: la GTV. Si tratta della versione italiana, prodotta su licenza della britannica Nova Cars, di un progetto disegnato dal giovane Richard Oakes.
La GTV è una coupé bassissima e larga, appena 1,10 metri di altezza per 1,80 di larghezza, con una caratteristica unica: l'intero padiglione, tetto e parabrezza compresi, si solleva e ruota in avanti per permettere l'accesso all'abitacolo, un accesso non sempre agevole ma di sicuro effetto scenico.
Meccanicamente la GTV resta fedele alla filosofia Puma: motore Volkswagen 1200 cc, disponibile anche in versione maggiorata a 1385 cc. Le prestazioni, però, restano quelle di un Maggiolino travestito da sportiva: l'aspetto muscoloso non si traduce in un reale guadagno di velocità o di tenuta di strada.
Anni di produzione
1968-1993
I motori boxer Alfa Romeo e l'ultima evoluzione
Nel corso degli anni '80 la gamma GTV si rinnova nella meccanica: al posto del quattro cilindri Volkswagen arriva un boxer Alfa Romeo Alfasud raffreddato ad acqua, da 1186 cc, montato sulla GTV-033 e sulla successiva GTV-033.S, quest'ultima riconoscibile per il muso allungato e i fari rettangolari.
L'evoluzione finale della gamma arriva nel 1991 con la Boxer 90, che monta il quattro cilindri boxer da 1490 cc dell'Alfa Romeo 33, capace di 105 CV. Con un peso contenuto, la Boxer 90 scatta da 0 a 100 km/h in 7,5 secondi, la prestazione più convincente mai raggiunta da una Puma.
Modello più noto
Puma GTV (dal 1979)
La fine della produzione e l'eredità di un mito artigianale
Nel 1993 un incendio distrugge lo stabilimento e il prototipo dell'ultimo progetto di Gatto, la Puma 248, pensata con un nuovo telaio e interni più curati. L'episodio, unito all'inasprimento della normativa italiana sull'omologazione delle kit car, convince Gatto a non ricostruire l'attività, nonostante il mercato non fosse affatto in calo.
Della GTV vennero realizzati circa 100 esemplari, di cui una cinquantina risultano ancora circolanti: numeri che oggi rendono la Puma un oggetto raro e ricercato tra i collezionisti di auto artigianali italiane, apprezzata più per l'originalità del progetto e per il valore storico che per le sue doti dinamiche.
