Dalla Jeffery a Nash Motors
La storia del marchio comincia con l'acquisizione della Thomas B. Jeffery Company, azienda che produceva vetture con il nome Rambler fin dai primi anni del Novecento. Charles Nash, dopo aver lasciato la presidenza della General Motors, rileva la società e nel 1917 lancia il primo modello a proprio nome, il Model 671. La crescita è rapida: la produzione passa da poco più di diecimila esemplari nel 1918 a oltre ventisettemila l'anno successivo, un segnale della solidità industriale della nuova azienda.
- 1916: fondazione di Nash Motors a Kenosha
- 1917: debutto del primo modello Nash
- 1925: introduzione del marchio entry-level Ajax
Anno di fondazione
1916
L'unione con Kelvinator e le innovazioni tecniche
Nel 1937 avviene un passaggio decisivo: la fusione con Kelvinator Corporation, leader nella produzione di elettrodomestici da refrigerazione, dà vita a Nash-Kelvinator. L'incontro tra due settori industriali distanti si rivela fertile: già nel 1938 debutta il sistema di riscaldamento e ventilazione Weather Eye, tra i primi impianti a immettere aria esterna riscaldata nell'abitacolo, considerato un antenato dei moderni sistemi di climatizzazione.
Nel 1941 arriva un'altra innovazione di rilievo con il Nash 600, la prima vettura di produzione di massa negli Stati Uniti dotata di scocca portante (unibody) anziché di telaio separato. Nel 1949, con l'Airflyte, il marchio introduce inoltre le cinture di sicurezza come optional di fabbrica, sebbene la richiesta dei clienti dell'epoca resti marginale.
Anno di cessazione
1957
La svolta compact: la Nash Rambler
Nel 1950 Nash anticipa una tendenza che i grandi produttori statunitensi avevano accantonato nel dopoguerra: il lancio di un'automobile compatta pensata per un pubblico attento ai consumi ma non disposto a rinunciare alla dotazione. Nasce così la Rambler, costruita su un passo di 2.540 mm e mossa da un sei cilindri a valvole laterali di 2,8 litri da 82 CV, disponibile in berlina, station wagon e cabriolet a montanti fissi. È generalmente riconosciuta come la prima vettura compatta di successo del mercato americano del dopoguerra.
Erede societario
American Motors Corporation (AMC), dal 1954
Nash-Healey: l'incontro con l'Europa
Tra il 1950 e il 1954 Nash porta il proprio nome anche nelle competizioni con la Nash-Healey, frutto della collaborazione con il costruttore inglese Donald Healey. Le prime vetture, assemblate a Warwick, montano il sei cilindri Ambassador da 3,8 litri; dal 1952 la carrozzeria viene ridisegnata dalla Pininfarina di Torino, che introduce fari incassati e nuove linee di carrozzeria, mentre la meccanica adotta il sei cilindri Le Mans da 4,1 litri e 140 CV. La vettura si fa notare anche in pista, chiudendo terza assoluta alla 24 Ore di Le Mans del 1952. In totale ne vengono realizzati 506 esemplari.
La fusione con Hudson e la nascita di AMC
Nel gennaio 1954 Nash-Kelvinator si fonde con la Hudson Motor Car Company, dando origine all'American Motors Corporation. La mossa nasce dalla difficoltà crescente, per i piccoli costruttori indipendenti, di reggere il confronto industriale con i grandi gruppi di Detroit. Il marchio Nash sopravvive ancora per qualche anno all'interno del nuovo gruppo, portando in dote anche la piccola Metropolitan, prodotta in Inghilterra negli stabilimenti Austin e pensata come city car per un secondo utilizzo familiare: nel 1959 diventa la seconda vettura importata più venduta negli Stati Uniti dopo il Maggiolino Volkswagen. Il 25 giugno 1957 il marchio Nash viene definitivamente ritirato, insieme a Hudson, e AMC concentra la propria offerta sui marchi Rambler e Metropolitan.
