Dalle macerie del dopoguerra alla Opel diventata sovietica
Lo stabilimento di Mosca che darà vita alla Moskvitch nasce nel 1930 come fabbrica di assemblaggio su licenza Ford, ma è solo nel secondo dopoguerra che la sua storia automobilistica prende forma. L'Unione Sovietica trasferisce l'intera linea produttiva della Opel Kadett K38 dallo stabilimento tedesco di Rüsselsheim, e su quella base nasce nel 1946 il Moskvitch 400, seguito dal 401.
- Oltre 247.000 esemplari costruiti tra i due modelli
- Esportazioni verso Belgio, Germania Est e Norvegia
- Produzione gestita dallo stabilimento MZMA, la Fabbrica Moscovita delle Piccole Automobili
Motorizzazioni
Benzina 4 cilindri 1,2 - 2,0 litri, diesel su Aleko
Gli anni d'oro: 407, 408 e 412 conquistano l'Europa
La seconda generazione, con i modelli 402, 403 e 407, introduce sospensioni indipendenti e un abitacolo più curato. Il 407 diventa il primo vero successo sovietico in Occidente: quasi 360.000 esemplari costruiti, oltre 120.000 dei quali esportati, con buoni risultati anche nel Rally dei 1000 Laghi finlandese.
Il Moskvitch 408, arrivato nel 1964, viene ricordato come la berlina sovietica dal disegno più elegante ed è la prima vettura sovietica progettata pensando anche alla sicurezza passiva, con zone di assorbimento d'urto e cinture di sicurezza. Viene esportata in Scandinavia, Francia, Regno Unito e Germania, spesso con marchi locali diversi.
Il successivo 412 monta il nuovo motore UZAM-412 da 1.478 cc, capace di 75 CV nella versione di serie e fino a 100 CV nella variante 412-2V. Con questa meccanica la Moskvitch ottiene risultati di rilievo nei rally internazionali, tra cui una vittoria di classe al Safari Rally del 1973, e si impone nel campionato turismo britannico Group One.
Anni di produzione (era classica)
1946 - 2002
L'ultima stagione: dal 2140 alla svolta a trazione anteriore dell'Aleko
Tra il 1976 e il 1988 la gamma si rinnova con i modelli 2136, 2137 e 2140, un aggiornamento della piattaforma del 412 che introduce anche le varianti familiari, mantenendo però l'impostazione a trazione posteriore.
La svolta arriva nel 1986 con il Moskvitch 2141, noto anche come Aleko: è la prima Moskvitch a trazione anteriore, con carrozzeria a portellone di ispirazione derivata dalla piattaforma della Simca 1307, sospensioni anteriori McPherson e una gamma di motori benzina da 1,5 a 2,0 litri, affiancati da varianti diesel di origine Ford e Peugeot. La produzione prosegue, con successivi aggiornamenti, fino alla fine degli anni Novanta e ai primi anni Duemila.
Perché un Moskvitch è oggi un vero Oldtimer
Con il fallimento del 2002 si chiude la storia industriale classica del marchio. La rinascita del 2022, con veicoli di base cinese prodotti nello stesso stabilimento moscovita, riguarda un capitolo completamente diverso e non tocca il valore storico dei modelli originali.
Sul mercato del collezionismo i modelli più semplici, come 2136 e 2137, restano poco diffusi fuori dall'Europa dell'Est e hanno quotazioni piuttosto contenute, mentre i modelli più curati e con un passato sportivo, come 408 e 412, sono i più ricercati da chi vuole avvicinarsi al marchio. In tutti i casi resta la sfida della reperibilità dei ricambi, che rende la Moskvitch un Oldtimer per collezionisti pazienti più che per un uso quotidiano.
