Dalle due ruote alla prima vettura
Moretti nasce nel 1925 a Torino per iniziativa di Giovanni Moretti, originario di Reggio Emilia, che avvia l'attività costruendo motociclette, motocarri e motoleggere. Solo nella seconda metà degli anni Trenta affianca alle due ruote la sua prima automobile, la Moretti 500: una torpedo a tre posti con motore bicilindrico anteriore da 500 cm³ e trazione posteriore.
Durante la Seconda guerra mondiale la produzione si adatta alle esigenze del momento con l'Elettrocarro, un autocarro a propulsione elettrica con portata di 30 quintali, e con una vettura elettrica pensata per il trasporto pubblico.
Anni di attività
1925 - dicembre 1989
Il boom del dopoguerra: Cita, 600 e 750
Nel 1947 debutta la Cita, il cui nome in dialetto piemontese significa "piccola": due posti, motore bicilindrico raffreddato ad acqua da 350 cm³ e 14 CV, pensata come utilitaria economica per gli anni della ricostruzione. Il buon riscontro del modello spinge Moretti ad ampliare la gamma con la 600 e soprattutto con la 750, proposta in numerosissime varianti: berlina, cabriolet, barchetta, giardinetta, taxi e persino monoposto da competizione.
- Le versioni Sport e Gran Sport della 750 montavano un quattro cilindri bialbero da 747-748 cm³ progettato internamente, capace di erogare tra i 52 e oltre 70 CV a seconda dell'allestimento
- Peso contenuto attorno ai 637 kg e velocità massima dichiarata di 160 km/h per la Gran Sport Berlinetta disegnata da Michelotti nel 1953
- Nel raid Algeri-Città del Capo del 1952 due Moretti 750 conclusero prime nella propria classe dopo 17.000 km di prova
- L'equipaggio Piccoli-Albiero, su una 750 Giardinetta, percorse 120.000 km in tre anni attraverso cinque continenti, stabilendo un record mondiale di percorrenza
Produzione di picco
Circa 3.300 vetture nel 1973
Michelotti e la stagione delle carrozzerie speciali
L'arrivo sul mercato delle Fiat 500 e 600 rese antieconomica la produzione in proprio di microvetture Moretti, realizzate in piccola serie e quindi più costose. L'azienda torinese virò allora verso gli allestimenti speciali su meccanica altrui, grazie anche ai buoni rapporti tra Giovanni Moretti e Gianni Agnelli che permisero un accordo favorevole con Fiat.
Dal 1953 la collaborazione con il designer Giovanni Michelotti, che nel decennio successivo firmò per Moretti circa una trentina di modelli su base Fiat, Alfa Romeo e Maserati, portò l'azienda al suo momento di massima attività: nel 1964 contava 145 dipendenti e una produzione nell'ordine delle 1.500 vetture l'anno.
Dal picco produttivo alla chiusura
Gli anni '70 registrano un andamento altalenante: dalle 2.600 vetture del 1967 la produzione sale a circa 3.292 unità nel 1973, per poi crollare a sole 1.071 l'anno successivo. In questo periodo nascono le versioni speciali su base Fiat 126 (Minimaxi, 1970) e Fiat 127 (Midimaxi, 1971), oltre alla 128 Coupé e alla 128 Roadster presentata al Salone di Torino del 1969, costruita in modo semi-artigianale negli stabilimenti di via Monginevro in meno di cento esemplari.
Gli ultimi tentativi di rilancio, con la Uno Folk e la Panda Rock del 1983, non bastano a invertire la rotta: la produzione automobilistica Moretti si ferma definitivamente nel dicembre 1989.
Moretti oggi: un mito per il collezionismo Oldtimer
Proprio per i volumi ridottissimi e la natura in gran parte artigianale della produzione, le Moretti sopravvissute sono oggi rarissime e ambitissime nel mercato del collezionismo internazionale. Un esemplare di 750 Gran Sport del 1953 è stato battuto all'asta per oltre 200.000 dollari, mentre gli esemplari di preserie della 750 restaurati vengono quotati tra i 100.000 e i 110.000 euro.
Con più di trent'anni dalla loro immatricolazione e una storia che racconta un capitolo importante dell'industria automobilistica torinese, le Moretti rientrano a pieno titolo nella definizione di Oldtimer: testimonianze di cultura tecnica motoristica più che semplici auto da usare tutti i giorni.
