Dalle corse alla produzione in serie limitata
Peter Monteverdi costruì la sua prima vettura già nel 1952, riadattando i resti di una Fiat incidentata: quel prototipo, oggi conservato al Museo dei trasporti svizzero di Lucerna, segnò l'inizio di una passione che lo portò prima a correre e costruire monoposto di Formula 1 con il marchio MBM nel 1961, poi a diventare importatore svizzero di Ferrari, Rolls-Royce e Bentley. Fu proprio questa esperienza nel mondo dell'auto di lusso a convincerlo, nel 1967, a lanciare un proprio marchio di gran turismo ad altissimo contenuto artigianale.
Motorizzazioni
V8 Chrysler da 5,2 a 7,2 litri
La stagione delle 375: Frua e Fissore
Il primo modello, la High Speed 375S, debuttò al Salone di Francoforte del 1967: una coupé due posti con carrozzeria in alluminio disegnata da Pietro Frua e un poderoso V8 Chrysler da 7,2 litri capace di 375 cavalli, da cui il nome della serie. Ne furono realizzati solo una decina di esemplari prima che la collaborazione con Frua terminasse nel 1969.
- La produzione passò quindi alla Carrozzeria Fissore, che sviluppò la 375L 2+2, la rara cabriolet 375C, di cui furono costruiti appena due esemplari, e la berlina a quattro porte 375/4.
- Le vetture montavano cambi automatici TorqueFlite a tre rapporti o manuali a quattro marce, con il possente V8 Hemi 426 disponibile come opzione.
- Nel test dell'epoca la 375 da 7,2 litri scattava da 0 a 100 km/h in 8,2 secondi e superava i 229 km/h di velocità massima.
Anno di fondazione
1967
Gli anni '70: fuoristrada e berline su misura
Dalla metà degli anni Settanta Monteverdi affiancò alle gran turismo una gamma di vetture costruite a partire da meccaniche di serie profondamente rielaborate. Il Safari, presentato nel 1976 e basato sul telaio dell'International Harvester Scout, divenne il modello di maggior successo del marchio, offerto con motori V8 da 5,2, 5,7 o 7,2 litri e distinto dal cambio automatico e dalla trazione integrale inseribile, soluzioni allora più moderne di quelle del concorrente Range Rover. Accanto al Safari arrivò la versione più economica Sahara, realizzata in circa trenta esemplari, e la berlina Sierra, basata sulla Plymouth Volaré e pensata per una clientela professionale poco interessata al fuoristrada.
Anni di produzione
1967-1982
Il declino e l'eredità del marchio
Nel 1982 Monteverdi presentò la Tiara, elegante ammiraglia derivata dalla Mercedes-Benz Classe S W126 e proposta a un prezzo quasi doppio rispetto alla base Mercedes: ne furono costruiti solamente tre esemplari prima della chiusura definitiva della produzione automobilistica, avvenuta lo stesso anno. Tra il 1980 e il 1982 l'azienda realizzò anche una piccola serie di Range Rover a quattro porte, circa 167 unità, in attesa che Land Rover lanciasse una propria versione a quattro porte. Nel 1985 lo stabilimento di Binningen divenne sede di un museo dedicato al marchio, rimasto aperto fino al 2016: gran parte della collezione è oggi conservata al Museo dei trasporti svizzero di Lucerna. Peter Monteverdi tentò un ultimo ritorno alle corse acquistando nel 1990 il team di Formula 1 Onyx e presentando nel 1992 il prototipo stradale Hai 650 F1, ma morì nel 1998 senza aver rilanciato la produzione in serie.