Dal motore sperimentale Martin V8 alla Monica 560
Il percorso tecnico della Monica fu tutt'altro che lineare. I primi prototipi montarono un quattro/sei cilindri derivato dalla Triumph TR, sviluppato dal preparatore inglese Chris Lawrence, che curò anche il progetto del telaio tubolare in acciaio. Si passò poi a un V8 sperimentale disegnato da Edward "Ted" Martin, nato per la Formula 1, leggero ma privo di coppia ai bassi regimi e quindi poco adatto all'uso stradale.
La svolta arrivò con l'adozione di un V8 Chrysler americano da 5,6 litri, rielaborato negli Stati Uniti dal preparatore Racer Brown con albero a camme maggiorato, collettore Edelbrock e carburatore Holley a quattro corpi. Fu questo motore, abbinato a un cambio manuale ZF o automatico Chrysler TorqueFlite, a dare il nome definitivo alla vettura: Monica 560, dalla cilindrata in decilitri del propulsore.
Motore
V8 Chrysler 5,6 litri
Una linea disegnata da più mani
Anche la carrozzeria nacque da un percorso complesso, passato per diversi carrozzieri e disegnatori. Il progetto stilistico fu affidato al designer Tony Rascanu, che purtroppo morì prima di completare i disegni definitivi; il lavoro fu poi ripreso e rifinito dall'illustratore David Coward, che abbassò la linea dei finestrini e inclinò maggiormente il parabrezza.
Nel corso dello sviluppo vennero realizzati numerosi prototipi con carrozzerie firmate da nomi come Maurice Gomm, Williams & Pritchard, Henri Chapron e persino la torinese Vignale, prima di arrivare alla linea di produzione: una berlina a quattro porte dal frontale paragonato a quello della Maserati Indy e dal posteriore che richiamava la Ferrari 365 GT 2+2.
Potenza
285 CV a 5.400 giri/min
Un'auto pensata per competere con Rolls-Royce
Con i suoi 4,93 metri di lunghezza, il passo di 2,77 metri e un peso a secco vicino ai 1.850 kg, la Monica 560 era una vettura imponente, pensata per il grande viaggio ad alta velocità: 240 km/h dichiarati, che all'epoca la resero, secondo la pubblicità della casa, la berlina a quattro porte più veloce del mondo.
Gli interni riflettevano le ambizioni del progetto: pelle Connolly, moquette in lana Shetland, plancia in radica di olmo, climatizzatore e un impianto hi-fi con registratore, oltre a un set di valigie su misura pensato per accompagnare la vettura. Il prezzo di listino, 164.000 franchi francesi, era in linea con quello di una Rolls-Royce Silver Shadow.
Velocità massima
240 km/h dichiarati
La fine improvvisa di un progetto ambizioso
Il debutto della versione definitiva, nel 1973, arrivò con anni di ritardo rispetto ai piani iniziali: tra cambi di motore, di designer e di carrozziere, il progetto era ormai maturato in un contesto di mercato completamente diverso da quello in cui era nato. La crisi petrolifera innescata dall'embargo OPEC fece impennare il prezzo del carburante e rese improvvisamente fuori mercato una vettura che consumava oltre 18 litri per 100 km.
A questo si sommò la difficoltà di imporre un marchio del tutto nuovo, senza storia né reputazione, a un prezzo da grande griffe del lusso automobilistico. Il 7 febbraio 1975 Jean Tastevin annunciò ufficialmente la fine della produzione. Gli asset furono in seguito rilevati dal pilota e costruttore Guy Ligier, che però non riprese mai la produzione.
Anni di produzione
1973-1975 (sviluppo dal 1966)
Un'auto da collezione rarissima
Proprio la sua brevissima vita produttiva rende oggi la Monica 560 un caso più unico che raro nel collezionismo di auto d'epoca: le stime sul numero di esemplari costruiti oscillano, a seconda delle fonti, tra circa 20 e 30 unità complessive, comprensive di prototipi, con solo una decina di vetture effettivamente vendute a clienti privati. Di queste, pochissime risultano ancora esistenti e censite.
Le rare apparizioni in asta confermano l'interesse dei collezionisti per un pezzo di storia automobilistica francese rimasto quasi sconosciuto al grande pubblico: un esemplare del 1975 è stato aggiudicato a circa 107.000 euro in un'asta internazionale, a conferma di un mercato di nicchia ma solido per chi cerca qualcosa di davvero irripetibile.
