Le origini: da rivenditore a costruttore
Émile Mathis avviò la propria attività di vendita e riparazione di automobili a Strasburgo ancora giovanissimo, alla fine dell'Ottocento. Nei primi anni Duemila lavorò a contatto con la casa De Dietrich, dove ebbe modo di conoscere il giovane Ettore Bugatti.
- Dalla collaborazione con Bugatti nacquero i primi modelli commercializzati con il marchio Hermès, in un numero molto limitato di esemplari
- La collaborazione si interruppe entro il 1907, quando le strade dei due si separarono
- Nel 1911 Mathis costruì un proprio stabilimento nel quartiere di La Meinau, a Strasburgo, dando avvio alla produzione con marchio proprio
Motorizzazioni
Da circa 700 cc a oltre 2,8 litri, dai 4 agli 8 cilindri
La Baby e l'epoca d'oro della gamma EMY
Il primo vero successo commerciale arrivò con la piccola Baby, poi evoluta nella Babylette: una utilitaria economica di piccola cilindrata, pensata per un pubblico ampio.
Con il ritorno di Strasburgo alla Francia dopo la Prima guerra mondiale, l'azienda visse la propria fase più prospera. La gamma si arricchì con i modelli MY e con la famiglia denominata EMY, declinata in versioni a quattro, sei e otto cilindri, fino a rendere Mathis il quarto costruttore automobilistico francese per volumi prodotti durante gli anni Venti.
Anni di attività
1904-1950 circa
Le soluzioni tecniche più avanzate
Alcuni modelli della gamma Mathis introdussero soluzioni tecniche piuttosto sofisticate per l'epoca.
- Sospensioni anteriori a ruote indipendenti, con schema a barre di torsione su alcune varianti come la coupé Deauville
- Freni idraulici e cambio con sincronizzatori sui modelli della famiglia EMY più evoluti
- Utilizzo su licenza di soluzioni per l'assale anteriore derivate da progetti Porsche
Queste scelte testimoniano l'attenzione di Mathis verso l'innovazione tecnica, anche a fronte di una produzione orientata principalmente verso vetture economiche e di largo consumo.
La crisi, Matford e la fine della produzione autonoma
La Grande Depressione mise in seria difficoltà i conti dell'azienda. Per fronteggiare la crisi, Mathis strinse un accordo con Ford, dando vita nel 1934 al marchio congiunto Matford, con vetture ispirate agli allestimenti Ford europei; lo stabilimento originario Mathis cessò la produzione in proprio pochi anni dopo.
Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, Émile Mathis lasciò la Francia per gli Stati Uniti. Nel dopoguerra tentò un rilancio con due prototipi sperimentali, la piccola vettura a tre ruote VL333 e la berlina a trazione anteriore VL666 con motore piatto pluricilindrico, ma nessuno dei due progetti raggiunse la produzione in serie. L'azienda chiuse definitivamente l'attività attorno al 1950.
Il valore collezionistico oggi
Proprio per la sua parabola travagliata e per il numero limitato di esemplari sopravvissuti, oggi una Mathis rappresenta una rarità nel panorama del collezionismo motoristico: un esempio concreto di come un marchio uscito dal mercato possa restare vivo come testimonianza tecnica e culturale, il cuore stesso del concetto di Oldtimer.
