Dalle officine di Bologna al Tridente di Modena
La storia di Maserati inizia come una tipica officina di inizio Novecento, dedicata alla preparazione e riparazione di automobili. È solo con la Tipo 26 del 1926, un otto cilindri da 1,5 litri e 120 CV debuttante alla Targa Florio, che il marchio comincia a costruire vetture proprie contraddistinte dal Tridente.
Il passaggio più importante per l'identità del marchio arriva nel 1937, quando l'imprenditore Adolfo Orsi rileva la società dalla famiglia fondatrice. Due anni dopo la sede si trasferisce da Bologna a Modena, città che resta ancora oggi il cuore produttivo e simbolico di Maserati.
- 1914: fondazione a Bologna da parte dei fratelli Maserati
- 1926: debutto della Tipo 26 e nascita del logo Tridente
- 1937: acquisizione da parte di Adolfo Orsi
- 1939: trasferimento della sede a Modena
Fondazione
1914, Bologna
Le Gran Turismo che hanno fatto la storia del Tridente
Il vero salto verso la produzione in serie avviene nel 1957 con la 3500 GT, carrozzata da Touring: un sei cilindri da 3,5 litri e circa 230 CV alimentato da tre carburatori Weber, capostipite di una lunga stirpe di Gran Turismo Maserati. Nel 1961 arriva l'evoluzione 3500 GTI, la prima vettura italiana di serie con iniezione diretta, seguita nel 1962 dalla Sebring e nel 1963 dalla Mistral, spesso considerata la più elegante interpretazione stilistica di questa generazione.
Sempre nel 1963 debutta la prima Quattroporte, disegnata da Pietro Frua su meccanica derivata dalla 5000 GT: con il V8 da 4,2 litri e 260 CV era, all'epoca, la berlina più veloce al mondo, capace di superare i 230 km/h. Nel 1966 il modello riceve un restyling con i quattro fari tondi, pensato anche per agevolare l'esportazione negli Stati Uniti.
Sede storica
Modena, dal 1939
Motore centrale e venti del deserto: l'era Citroën
Nel 1966 arriva la Ghibli, disegnata da Giorgetto Giugiaro per la carrozzeria Ghia: un V8 di 4,7 litri da 310 CV che le consente di sfiorare i 270 km/h e di conquistare più clienti delle rivali dirette Ferrari Daytona e Lamborghini Miura. Il nome, ispirato a un vento, apre una tradizione che Maserati porterà avanti per decenni.
Con l'ingresso di Citroën nella proprietà nel 1968, il Tridente adotta per la prima volta lo schema a motore centrale: nel 1971 debutta la Bora, firmata ancora da Giugiaro, con V8 4,9 litri da 320 CV, seguita nel 1972 dalla più accessibile Merak, spinta da un tre litri da 190 CV. Nel 1973 arriva anche la Khamsin, disegnata da Bertone, ultimo modello sviluppato sotto la supervisione tecnica dell'ingegner Giulio Alfieri prima del cambio di proprietà.
- Ghibli (1966-1973): V8 4,7 litri, 310 CV, disegno Giugiaro/Ghia
- Bora (1971-1978): V8 4,9 litri, 320 CV, prima Maserati stradale a motore centrale
- Merak (1972-1983): V6 3 litri, 190 CV, versione più accessibile della Bora
- Khamsin (1973-1982): V8 4,9 litri, design Bertone, oltre 275 km/h dichiarati
Primo modello a marchio Maserati
Tipo 26 (1926)
La Biturbo e la scommessa di Alejandro de Tomaso
Nel 1975 la proprietà passa ad Alejandro de Tomaso, che punta a rilanciare Maserati con un modello destinato a volumi ben più ampi rispetto alle GT artigianali del passato: la Biturbo, presentata nel 1981. Il nome deriva dall'inedita soluzione, per l'epoca, di un motore V6 sovralimentato da due turbocompressori, pensata per unire prestazioni elevate a consumi e ingombri contenuti.
Le prime serie scontano però difetti di gioventù legati a un lancio commerciale troppo rapido, con episodi di surriscaldamento dei carter turbina e problemi di affidabilità che hanno segnato la reputazione del modello. La situazione migliora sensibilmente con l'introduzione dell'iniezione e dell'accensione elettronica nella versione «i» del 1987, e ancora con le successive varianti a 24 valvole, che riducono in modo significativo i problemi originari pur senza raggiungere l'affidabilità delle rivali tedesche del periodo.
Titoli mondiali F1
2, con Juan Manuel Fangio (1954 e 1957)
Possedere una Maserati d'epoca oggi
Il mercato del collezionismo dedicato alle Maserati storiche è oggi molto attivo, con quotazioni che variano enormemente in base al modello, allo stato di conservazione, all'originalità meccanica e alla documentazione disponibile. Le Gran Turismo con carrozzeria firmata dai grandi nomi del design italiano, in particolare gli esemplari a basso chilometraggio o oggetto di restauro filologico, restano tra le più ricercate.
Per chi valuta l'acquisto, restano centrali alcuni fattori: la storicità certificata (utile anche per il riconoscimento come veicolo d'interesse storico), lo stato della carrozzeria in acciaio, spesso soggetta a corrosione se non curata nel tempo, e la disponibilità di un'officina specializzata in grado di intervenire su meccaniche complesse e ormai fuori produzione da decenni.
