Dalle navi alle automobili: le origini del nome Lloyd
Il nome Lloyd compare nell'industria automobilistica tedesca già all'inizio del Novecento, quando una società legata alla compagnia armatoriale Norddeutscher Lloyd avvia a Brema la costruzione di veicoli a motore, dapprima elettrici su licenza e poi a benzina. Nel 1914 questa realtà si fonde con Hansa dando vita a Hansa-Lloyd, un costruttore mai del tutto solido dal punto di vista finanziario. Quando nel 1929 Carl F. W. Borgward ne acquisisce il controllo, il marchio Lloyd smette per lungo tempo di comparire su vetture proprie, restando assorbito nelle attività del gruppo Borgward.
Rilancio del marchio
1950
La LP 300 e il soprannome "Leukoplastbomber"
È solo nel 1950 che Borgward decide di far rinascere Lloyd come marchio autonomo, dedicato a una fascia di mercato più popolare rispetto alle Borgward vere e proprie. Il primo modello, la LP 300, monta un piccolo bicilindrico a due tempi da 293 cc e appena 10 CV, sufficienti per una velocità massima intorno ai 75 km/h. La caratteristica più singolare è però la carrozzeria: un telaio in legno compensato ricoperto da un rivestimento in similpelle, scelta dettata dalla scarsità di lamiera d'acciaio nella Germania del primo dopoguerra. Questa soluzione costruttiva vale all'auto il soprannome ironico di "Leukoplastbomber", il bombardiere al cerotto, per l'aspetto del rivestimento che ricordava le fasciature adesive.
Con l'evoluzione nella LP 400 la struttura in legno viene progressivamente sostituita da lamiera d'acciaio sottile, pur mantenendo elementi lignei in alcune parti della scocca fino alla metà degli anni Cinquanta.
Fine produzione
1963
Il successo della Lloyd 600 e della famiglia Alexander
Il salto di qualità arriva nel 1955 con la Lloyd 600, dotata finalmente di una carrozzeria interamente in acciaio e di un motore a quattro tempi bicilindrico da 596 cc e 19 CV, con distribuzione monoalbero a catena. È il modello che porta Lloyd al suo massimo successo commerciale: nel solo 1955 la fabbrica di Brema sfiora le 58.000 vetture prodotte, terzo risultato in Germania dopo Volkswagen e Opel. Le varianti Alexander e Alexander TS, introdotte tra il 1957 e il 1958, aggiungono un cambio a quattro marce e, nella versione TS, un carburatore maggiorato che porta la potenza a circa 23-25 CV e la velocità massima oltre i 100 km/h.
Il successo di questa gamma non si limita alla vendita: nella seconda metà degli anni Cinquanta le Lloyd si fanno notare anche in competizioni di durata come la 12 Ore di Hockenheim e nel Rallye di Monte Carlo, oltre a una lunga serie di record di velocità nella propria classe di cilindrata.
L'Arabella e la fine del marchio
Nel 1959 Lloyd tenta il salto verso un segmento superiore con la Arabella, una berlina completamente nuova con motore boxer a quattro cilindri raffreddato ad acqua da 897 cc, trazione anteriore, sospensioni indipendenti su entrambi gli assi e sterzo a cremagliera: soluzioni tecniche insolitamente moderne per una utilitaria tedesca dell'epoca. Sviluppata in meno di due anni per rispondere in fretta alla concorrenza, l'Arabella esce sul mercato con difetti di gioventù, tra cui infiltrazioni d'acqua nell'abitacolo nei giorni di pioggia, che le fanno guadagnare il soprannome poco lusinghiero di "Aquabella" e ne compromettono l'immagine commerciale.
I costi di sviluppo elevati e le vendite inferiori alle attese contribuiscono in modo diretto alla crisi finanziaria dell'intero gruppo Borgward, che dichiara fallimento nel 1961. La produzione delle vetture Lloyd si esaurisce quasi del tutto entro il 1963, chiudendo la storia del marchio come costruttore di automobili.
Lloyd oggi: un'Oldtimer di nicchia
Uscita dal mercato da oltre sei decenni, la Lloyd rientra a pieno titolo nella categoria delle vetture Oldtimer: un pezzo di storia industriale tedesca del dopoguerra, testimone del passaggio dalla ricostruzione all'epoca del boom economico. Le vetture superstiti, in particolare gli esemplari 600 e Arabella arrivati fino a oggi in buone condizioni, sono ricercate soprattutto da collezionisti e appassionati di microvetture europee del dopoguerra, mentre gli esemplari più rari della prima LP 300 in legno rappresentano oggi una vera rarità da club e raduni specializzati.
