Dai cantieri navali alle prime automobili
La storia industriale che porterà a Isuzu comincia in modo insolito, nei cantieri navali giapponesi di inizio Novecento. Tokyo Ishikawajima Shipbuilding, in collaborazione con Tokyo Gas and Electric Industrial, decide di affacciarsi alla motorizzazione stradale e nel 1922 mette in strada la prima autovettura passeggeri costruita in Giappone: una Wolseley A-9 realizzata su licenza britannica.
- 1928: la Wolseley prodotta in Giappone viene ribattezzata Sumida
- 1933: fusione con DAT Automobile Manufacturing
- 1934: il nome Isuzu, dal fiume sacro vicino al santuario di Ise, viene adottato per un autocarro
- 1936: nascono i primi motori diesel giapponesi raffreddati ad aria, i DA4 e DA6
È un percorso che mostra fin da subito la doppia anima del marchio: da un lato l'apertura verso tecnologie e licenze straniere, dall'altro una solida competenza motoristica, in particolare nel diesel, che diventerà il tratto distintivo dell'azienda.
Radici del marchio
1916, dai cantieri navali Tokyo Ishikawajima Shipbuilding
L'epoca d'oro delle sportive: Bellett e 117 Coupé
Dopo aver prodotto berline Hillman su licenza della britannica Rootes a partire dal 1953, Isuzu costruisce una propria identità automobilistica con la Bellel e, soprattutto, con la Bellett del 1963. La versione GT del 1964 è la prima vettura giapponese a fregiarsi ufficialmente della sigla GT, mentre la Bellett GT-R del 1969, con motore 1.6 DOHC, resta un modello quasi introvabile: ne furono costruiti circa 1.400 esemplari.
Il vertice di questa fase arriva con la 117 Coupé, presentata nel 1966 e lanciata nel dicembre 1968: linee disegnate da Giorgetto Giugiaro per la carrozzeria Ghia, prodotta a mano nei primi anni al ritmo di poche decine di unità al mese. Solo dopo il passaggio alla produzione di serie, nel 1973, i volumi crescono in modo sensibile, fino a un totale di 86.192 esemplari realizzati entro il 1981. Tra le motorizzazioni compare anche un 2.2 diesel, dal 1979, che rende la 117 Coupé una delle prime coupé sportive al mondo offerte con questo tipo di alimentazione.
Nome attuale dell'azienda
Isuzu Motors Limited, dal 1949
L'alleanza con General Motors e la vocazione industriale
Nel 1971 Isuzu firma un accordo di alleanza con General Motors, che nel giro di pochi anni acquisisce una quota rilevante della casa giapponese. È il canale attraverso cui modelli come il pick-up Faster, derivato dalla berlina Florian, raggiungono i mercati internazionali con badge diversi: Chevrolet LUV in Nord America, Bedford KB in Europa, Holden Rodeo in Australia.
Negli anni Ottanta il marchio prosegue con modelli come la Piazza, coupé nata dal concept Giugiaro «Asso di Fiori» presentato al Salone di Tokyo del 1979, e il fuoristrada Trooper. Ma è proprio la crescente centralità dei veicoli commerciali e dei motori diesel, unita ai vantaggi dell'alleanza con GM, a spingere progressivamente Isuzu ad allontanarsi dal mercato delle vetture passeggeri, fino alla scelta definitiva di abbandonarlo nel 2002.
Anni di produzione auto passeggeri
1953-2002
Perché oggi si cercano le Isuzu d'epoca
Il marchio Isuzu, nell'immaginario comune, è associato quasi esclusivamente a pick-up e motori diesel per uso commerciale. Proprio questa percezione rende le sue vetture passeggeri storiche, prodotte tra gli anni Cinquanta e i primi Duemila, oggetti meno noti ma per questo particolarmente interessanti per chi si occupa di auto d'epoca in senso stretto.
Modelli come la Bellett, la Florian, la 117 Coupé e la Piazza raccontano una fase della storia industriale giapponese fatta di accordi con l'industria europea, collaborazioni con grandi designer italiani e sperimentazioni tecniche precoci. È esattamente il tipo di testimonianza tecnica e culturale che la definizione di Oldtimer intende preservare, al di là della notorietà commerciale del marchio che le ha prodotte.
