Scheda modello

Oldtimer Isuzu

Prima di diventare sinonimo di pick-up e motori diesel, Isuzu ha attraversato una lunga stagione da costruttore di automobili, firmando coupé e berline che oggi sono ambiti pezzi da collezione, spesso disegnati da Giorgetto Giugiaro.

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Perché sì

  • Design firmati da grandi nomi della carrozzeria italiana, su tutti Giorgetto Giugiaro per la 117 Coupé e la Piazza
  • Soluzioni tecniche avanzate per l'epoca, come l'iniezione elettronica e persino un motore diesel su una coupé sportiva
  • Meccanica robusta e semplice, coerente con l'esperienza Isuzu nei veicoli commerciali
  • Rarità e originalità: la scarsa diffusione in Europa rende questi esemplari poco comuni nei raduni
  • Quotazioni ancora relativamente accessibili rispetto ad altre sportive giapponesi o italiane coeve

Da valutare

  • Reperibilità dei ricambi molto complessa in Italia ed Europa, trattandosi di un mercato di nicchia
  • Scarsa notorietà del marchio in ambito automobilistico, oggi associato quasi solo a pick-up e diesel
  • Assenza di una rete ufficiale di assistenza dedicata dopo l'uscita di Isuzu dal mercato auto nel 2002
  • Numero di esemplari sopravvissuti molto limitato, specie per i primi anni artigianali della 117 Coupé
  • Documentazione tecnica specialistica poco diffusa al di fuori del Giappone

In sintesi

Paese d'origine
Giappone
Radici del marchio
1916, dai cantieri navali Tokyo Ishikawajima Shipbuilding
Nome attuale dell'azienda
Isuzu Motors Limited, dal 1949
Anni di produzione auto passeggeri
1953-2002
Modelli iconici da collezione
Bellett, Florian, 117 Coupé, Piazza
Designer di riferimento
Giorgetto Giugiaro (117 Coupé e Piazza)
Motorizzazioni storiche
Benzina e diesel, anche su vetture sportive
Attività attuale del marchio
Veicoli commerciali, pick-up e motori diesel

Le radici di Isuzu affondano nel 1916, quando i cantieri navali Tokyo Ishikawajima Shipbuilding avviarono, insieme a Tokyo Gas and Electric Industrial, i primi studi per costruire automobili. Nel 1922 nacque così la prima vettura passeggeri realizzata in Giappone, una Wolseley A-9 assemblata su licenza britannica. Dopo una serie di fusioni societarie, nel 1934 il nome Isuzu, ripreso da un fiume sacro vicino al santuario di Ise, venne dato a un autocarro, mentre solo nel 1949 l'azienda assunse la denominazione definitiva di Isuzu Motors Limited. Da lì iniziò un percorso originale, diviso tra la vocazione industriale nei veicoli commerciali e nei motori diesel e una parentesi, durata mezzo secolo, da costruttore di automobili passeggeri capace di regalare al collezionismo alcune delle coupé giapponesi più interessanti della storia.

Dai cantieri navali alle prime automobili

La storia industriale che porterà a Isuzu comincia in modo insolito, nei cantieri navali giapponesi di inizio Novecento. Tokyo Ishikawajima Shipbuilding, in collaborazione con Tokyo Gas and Electric Industrial, decide di affacciarsi alla motorizzazione stradale e nel 1922 mette in strada la prima autovettura passeggeri costruita in Giappone: una Wolseley A-9 realizzata su licenza britannica.

  • 1928: la Wolseley prodotta in Giappone viene ribattezzata Sumida
  • 1933: fusione con DAT Automobile Manufacturing
  • 1934: il nome Isuzu, dal fiume sacro vicino al santuario di Ise, viene adottato per un autocarro
  • 1936: nascono i primi motori diesel giapponesi raffreddati ad aria, i DA4 e DA6

È un percorso che mostra fin da subito la doppia anima del marchio: da un lato l'apertura verso tecnologie e licenze straniere, dall'altro una solida competenza motoristica, in particolare nel diesel, che diventerà il tratto distintivo dell'azienda.

Radici del marchio

1916, dai cantieri navali Tokyo Ishikawajima Shipbuilding

L'epoca d'oro delle sportive: Bellett e 117 Coupé

Dopo aver prodotto berline Hillman su licenza della britannica Rootes a partire dal 1953, Isuzu costruisce una propria identità automobilistica con la Bellel e, soprattutto, con la Bellett del 1963. La versione GT del 1964 è la prima vettura giapponese a fregiarsi ufficialmente della sigla GT, mentre la Bellett GT-R del 1969, con motore 1.6 DOHC, resta un modello quasi introvabile: ne furono costruiti circa 1.400 esemplari.

Il vertice di questa fase arriva con la 117 Coupé, presentata nel 1966 e lanciata nel dicembre 1968: linee disegnate da Giorgetto Giugiaro per la carrozzeria Ghia, prodotta a mano nei primi anni al ritmo di poche decine di unità al mese. Solo dopo il passaggio alla produzione di serie, nel 1973, i volumi crescono in modo sensibile, fino a un totale di 86.192 esemplari realizzati entro il 1981. Tra le motorizzazioni compare anche un 2.2 diesel, dal 1979, che rende la 117 Coupé una delle prime coupé sportive al mondo offerte con questo tipo di alimentazione.

Nome attuale dell'azienda

Isuzu Motors Limited, dal 1949

L'alleanza con General Motors e la vocazione industriale

Nel 1971 Isuzu firma un accordo di alleanza con General Motors, che nel giro di pochi anni acquisisce una quota rilevante della casa giapponese. È il canale attraverso cui modelli come il pick-up Faster, derivato dalla berlina Florian, raggiungono i mercati internazionali con badge diversi: Chevrolet LUV in Nord America, Bedford KB in Europa, Holden Rodeo in Australia.

Negli anni Ottanta il marchio prosegue con modelli come la Piazza, coupé nata dal concept Giugiaro «Asso di Fiori» presentato al Salone di Tokyo del 1979, e il fuoristrada Trooper. Ma è proprio la crescente centralità dei veicoli commerciali e dei motori diesel, unita ai vantaggi dell'alleanza con GM, a spingere progressivamente Isuzu ad allontanarsi dal mercato delle vetture passeggeri, fino alla scelta definitiva di abbandonarlo nel 2002.

Anni di produzione auto passeggeri

1953-2002

Perché oggi si cercano le Isuzu d'epoca

Il marchio Isuzu, nell'immaginario comune, è associato quasi esclusivamente a pick-up e motori diesel per uso commerciale. Proprio questa percezione rende le sue vetture passeggeri storiche, prodotte tra gli anni Cinquanta e i primi Duemila, oggetti meno noti ma per questo particolarmente interessanti per chi si occupa di auto d'epoca in senso stretto.

Modelli come la Bellett, la Florian, la 117 Coupé e la Piazza raccontano una fase della storia industriale giapponese fatta di accordi con l'industria europea, collaborazioni con grandi designer italiani e sperimentazioni tecniche precoci. È esattamente il tipo di testimonianza tecnica e culturale che la definizione di Oldtimer intende preservare, al di là della notorietà commerciale del marchio che le ha prodotte.

Le generazioni della Isuzu

80anni di storia

1922—193715 anni

Wolseley e Sumida

Le prime vetture passeggeri costruite in Giappone da quella che diventerà Isuzu: modelli Wolseley realizzati su licenza britannica, poi ribattezzati Sumida, che segnano l'ingresso dell'azienda nella motorizzazione stradale.

1953—196613 anni

Hillman su licenza e Bellel

Isuzu avvia la produzione di berline Hillman su licenza della britannica Rootes, per poi lanciare la Bellel, primo modello sviluppato con maggiore autonomia dal marchio giapponese.

1963—197310 anni

Bellett

Berlina e coupé a trazione posteriore prodotta anche in Nuova Zelanda, Filippine e Canada, per un totale di 170.737 esemplari. La versione GT del 1964 fu la prima vettura giapponese a fregiarsi della sigla GT, mentre la GT-R del 1969, con motore 1.6 DOHC, fu realizzata in circa 1.400 unità.

1967—198316 anni

Florian

Berlina di fascia media pensata per competere con modelli come la Toyota Mark II, rimasta in produzione quindici anni con 145.836 berline e 42.625 furgonate. La sua variante pick-up, il Faster, ebbe grande diffusione internazionale come Chevrolet LUV, Bedford KB e Holden Rodeo.

1968—198113 anni

117 Coupé

Coupé sportiva disegnata da Giorgetto Giugiaro per la carrozzeria Ghia, costruita a mano nei primi anni a un ritmo di poche decine di esemplari al mese. Dopo il passaggio alla produzione di serie nel 1973 raggiunse le 86.192 unità totali, con motori a benzina fino a 1.95 litri e, dal 1979, anche un 2.2 diesel.

1974—200026 anni

Gemini

Berlina compatta che ha affiancato a lungo la gamma Isuzu, contribuendo alla diffusione del marchio anche sotto altri badge grazie agli accordi con General Motors.

1981—199312 anni

Piazza / Impulse

Coupé sportiva firmata ancora da Giugiaro, sviluppata dal concept Asso di Fiori presentato al Salone di Tokyo del 1979. La prima serie, prodotta fino al 1991 in 113.419 esemplari, offriva anche un allestimento con assetto Handling by Lotus; la seconda serie, a trazione anteriore o integrale, restò in produzione fino al 1993 con poco più di 13.000 unità. Venduta come Impulse in Nord America e come Holden Piazza in Australia.

1981—200221 anni

Trooper e l'addio alle vetture passeggeri

Il fuoristrada Trooper, lanciato nel 1981, accompagna Isuzu fino alla scelta, nel 2002, di abbandonare la produzione di automobili passeggeri per concentrarsi su veicoli commerciali, pick-up e motori diesel.

Domande frequenti sulla Isuzu

Perché Isuzu è conosciuta oggi soprattutto per i pick-up e non per le automobili?

Perché nel 2002 il marchio ha smesso di produrre vetture passeggeri per concentrarsi su veicoli commerciali, pick-up e motori diesel, cancellando di fatto dalla memoria collettiva la sua precedente attività da costruttore di automobili.

Qual è il modello Isuzu più ricercato dai collezionisti d'epoca?

La 117 Coupé, disegnata da Giorgetto Giugiaro per la carrozzeria Ghia, è generalmente considerata il modello più interessante per il collezionismo, sia per il design sia per la rarità dei primi esemplari costruiti a mano tra il 1968 e il 1972.

Isuzu produce ancora automobili passeggeri?

No. Dal 2002 il marchio produce esclusivamente veicoli commerciali, pick-up e motori diesel, dopo aver abbandonato anche il mercato automobilistico statunitense nel gennaio 2009.

Cosa rende speciale la Isuzu 117 Coupé?

Oltre al design firmato Giugiaro, la 117 Coupé fu tra le prime vetture giapponesi con doppio albero a camme e iniezione elettronica, e dal 1979 offrì anche una motorizzazione diesel da 2.2 litri, rara su una coupé sportiva dell'epoca.

È difficile trovare ricambi per una Isuzu d'epoca in Italia?

Sì, si tratta di un mercato molto di nicchia in Europa: la scarsa diffusione originaria di questi modelli rende la ricerca di ricambi e assistenza specialistica più complessa rispetto ad altre auto d'epoca giapponesi più diffuse.

Fonti

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