Dai tubi in acciaio alla Lambretta: le origini industriali
La storia di Innocenti nasce lontano dalle automobili. Ferdinando Innocenti sviluppa fin dagli anni Venti una tecnologia di giunti tubolari per ponteggi che porta il suo nome, e nel 1933 costruisce a Lambrate, nella periferia est di Milano, il grande stabilimento che diventerà il cuore dell'azienda. Danneggiato dai bombardamenti bellici, il sito viene riconvertito nel dopoguerra per lanciare un prodotto pensato per la mobilità economica di massa: lo scooter Lambretta, disegnato dall'ingegner Pierluigi Torre e presentato nel 1947.
Il nome, scelto alla fine del 1946, richiama il fiume Lambro che attraversava la fabbrica. Il successo della Lambretta, ispirata anche agli scooter militari visti in Italia durante la guerra, rende Innocenti un nome noto ben oltre i confini nazionali e pone le basi finanziarie e industriali per il successivo ingresso nel settore automobilistico.
Anno di avvio dello stabilimento
1933
L'ingresso nell'auto: la licenza British Motor Corporation
Nel luglio 1959 Luigi Innocenti, figlio di Ferdinando, firma con la British Motor Corporation un accordo settennale per produrre su licenza l'Austin A40, la prima vettura a marchio Innocenti, commercializzata dal 1960 con motore quattro cilindri da 948 cc. È l'inizio di una collaborazione che porterà, nel 1963, anche alla produzione italiana della berlina media nota come IM3, con un frontale ridisegnato da Pininfarina rispetto alla base inglese.
Il primo vero modello originale, però, arriva già nel 1960 con la 950 Spider, presentata al Salone di Torino: meccanica derivata dall'Austin-Healey Sprite ma carrozzeria disegnata da Ghia, in gran parte costruita negli stabilimenti OSI di Torino. È il segno che Innocenti non vuole restare un semplice assemblatore su licenza, ma un costruttore capace di proporre modelli con una propria identità stilistica.
Ingresso nel settore auto
1959, su licenza BMC
La Mini italiana e i molti cambi di proprietà
Dal 1965 Innocenti avvia la produzione su licenza della Mini, il modello che diventerà il più diffuso della sua storia, con motori BMC da 848, 998 e 1.275 cc e rifiniture spesso superiori a quelle delle versioni inglesi. Ma sono anni turbolenti sul piano societario: nel 1972 il controllo passa alla British Leyland, che nel 1975 mette l'azienda in liquidazione dopo mesi di occupazione della fabbrica.
Nel 1976 interviene Alejandro De Tomaso, che rilancia l'azienda come Nuova Innocenti e nel novembre 1974 presenta al Salone di Torino la Nuova Mini disegnata da Marcello Gandini per Bertone: fu la prima utilitaria a montare indicatori di direzione verticali agli angoli anteriori, soluzione poi ripresa da altri costruttori. Dopo la scadenza dell'accordo sui motori British Leyland, dal 1982 la gamma passa a propulsori Daihatsu, tra cui un tre cilindri diesel da 993 cc che al debutto fu presentato come il più piccolo diesel per automobili al mondo. Il cambio di fornitore riduce sensibilmente i guasti in garanzia, ma non basta a invertire il calo delle vendite rispetto ai volumi di fine anni Settanta.
Anni di produzione automobilistica
1960-1997
Il passaggio a Fiat e la fine del marchio
Tra il 1985 e il 1990 Innocenti viene assorbita nelle vicende societarie di Maserati, fino a passare interamente sotto il controllo di Fiat. Lo stabilimento di Lambrate chiude definitivamente il 31 marzo 1993, ma il marchio sopravvive ancora per qualche anno su modelli che nulla hanno più a che vedere con la produzione storica: la Elba, derivata dalla Fiat Duna Weekend brasiliana, e la Mille, versione rimarchiata della Fiat Uno prodotta in Brasile e poi in Polonia.
Il marchio Innocenti viene utilizzato fino al 1997 per commercializzare in Italia queste vetture di origine Fiat costruite all'estero, chiudendo così, in sordina, quasi quarant'anni di storia automobilistica iniziata con l'Austin A40 su licenza.
